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Tor Bella Monaca, profitti da oltre 200mila euro a settimana

Roma – I profitti derivanti dallo spaccio, secondo quanto ricostruito dai militari del Norm di Frascati, si aggiravano su oltre 220mila euro settimanali, con picchi nel week-end, quando ad acquistare la sostanza stupefacente erano anche giovani che si riversavano poi nei locali notturni della zona, nel periodo preCovid.

È questo il giro d’affari emerso dall’indagine ‘Alcatraz’ che alle prime ore dell’alba, i Carabinieri del Gruppo di Frascati, supportati dai militari del Gruppo di Roma, della Compagnia di Monterotondo, di Bracciano e di La Spezia, ha portato i militari eseguire un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 35 persone, di cui 11 in carcere, 10 agli arresti domiciliari e 14 con l’obbligo di dimora, emessa dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanza stupefacente del tipo cocaina nella citta’ di Roma e, in particolare, nel quartiere di Tor Bella Monaca.

Fin dagli inizi dell’attivita’ investigativa, gli inquirenti hanno avuto modo di comprendere che l’attivita’ di spaccio che si sviluppava in Via Camassei, non era attribuibile ad episodi sporadici di singoli pusher, ma che vi era una vera e propria organizzazione gerarchicamente strutturata.

Le indagini sono partite dalla base dell’associazione, ovvero dai pusher presenti giornalmente sulla piazza di spaccio, dalla quale si e’ riusciti a mappare i ruoli e gli incarichi dell’associazione a delinquere, anche grazie ad una capillare copertura intercettiva, a servizi di osservazione e ad una paziente ricostruzione delle dinamiche interne.

Nel corso delle indagini e’ stata accertata l’efficienza del gruppo criminale nel mantenere inalterata la sua operativita’ nonostante i ripetuti arresti e sequestri di sostanze stupefacenti operati dalle Forze dell’ordine.

I vertici del sodalizio hanno adottato puntualmente mirati accorgimenti finalizzati a rendere l’associazione impermeabile all’attivita’ investigative, utilizzando utenze telefoniche fittizie sostituite ad ogni arresto.

Inoltre, al fine di garantire la lealta’ degli appartenenti, i vertici dell’associazione fornivano contributi economici per la difesa legale ed il sostentamento al detenuto ed ai familiari, creando di fatto un “ammortizzatore sociale”.

Nei lunghi mesi di monitoraggio della piazza di spaccio, e’ stato possibile accertare che la stessa era organizzata, in analogia a quanto emerso anche nel corso della massiccia operazione portata a termine sempre dai carabinieri di Roma la settimana scorsa nello stesso quartiere, come una vera e propria azienda, con specifici turni lavorativi da otto ore, tali da garantire l’operativita’ giorno e notte senza mai interrompere l’attivita’ criminosa, dove ad ogni turno vi era un responsabile in seguito definito “capo turno”, unico autorizzato ad interagire con i vertici dell’associazione.