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Truffa vip, chiesta condanna per Torregiani. Lui si difende: “Mai truffato nessuno”

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Richiesta di condanna a 4 anni e 5 mesi di reclusione, oltre alle pene accessorie, per Roberto Torregiani ritenuto dagli inquirenti insieme con Gianfranco Lande l’artefice della truffa da 300 milioni di euro ai danni di vip attraverso la raccolta dei loro risparmi. Torregiani è imputato per associazione per delinquere finalizzata all’abusivismo finanziario e viene processato con rito abbreviato davanti al gup Marco Mancinetti. A sollecitare la condanna è stato il pubblico ministero Luca Tescaroli a conclusione della requisitoria nel giudizio durante il quale Torregiani con una lunga dichiarazione spontanea ha cercato di scaricare sul solo Lande noto con il Madoff dei Parioli ogni responsabilità. L’imputato si è presentato a sua volta come vittima di un raggiro architettato dallo stesso Lande e si è rimproverato «anzitutto di non essersi mai reso conto per mia colpa, della illegittimità del mio operato». A sua giustificazione Torregiani ha anche dichiarato «di non essere mai stato a conoscenza delle manovre di Lande» al quale ha attribuito ogni iniziativa truffaldina per danneggiare i clienti. Ma le giustificazioni non hanno fatto alcuna presa sul pubblico ministero Luca Tescaroli il quale ha fatto contro Torregiani una lunga e approfondita requisitoria per chiedere alla fine oltre alla pena detentiva la confisca di quanto sequestrato compresi immobili e conti correnti. A Torregiani definito soggetto «di pervicace capacità a delinquere» per la gravità dei danni provocata e suoi 636 clienti raccolti dal 1990 con il sistema del ‘passa parola’, Tescaroli è disposto a concedere le attenuanti generiche «in cambio del suo impegno a risarcire i danni provocati». Comunque ha chiesto per lui oltre al massimo della pena prevista dal rito di giudizio abbreviato anche una multa di 6.670 euro, l’interdizione dei pubblici uffici, l’interdizione legale per la durata della pena, il sequestro conservativo dei suoi beni e la pubblicazione della sentenza sui quotidiani per pubblicizzare la condanna e così ripagare in parte il danno all’immagine subito dal sistema finanziario italiano.

Roberto Torregiani, accusato di essere uno dei principali artifici della truffa ai vip con dichiarazioni spontanee ha messo in discussione davanti al gup Marco Mancinetti che lo giudica con rito abbreviato, il ruolo a lui attribuito dall’accusa nell’ambito del raggiro. «Mai avrei pensato ad un piano del genere atto a truffare la gente -ha detto l’imputato che è difeso dagli avvocati Riccardo Olivo e Nicola Apa-. Nè ho mai condiviso l’idea di un fine comune con Lande, promotore e gestore della situazione creata. Mai ho conosciuto le persone che lavoravano con le strutture create da Lande fuori dal raccordo anulare. Mai ho avuto ruoli di responsabilità. Il ruolo da me svolto era quello di procacciatore per la struttura e solo pochi, pochissimi clienti si consultavano con me per chiedermi consigli su come investire». Torregiani ha poi aggiunto: «A chi lo faceva parlavo di investimenti fatti dagli altri e rammentavo i risultati storici ottenuti». Poi ricordando il sistema ideato da Lande che è andava avanti fino al 2008 ha aggiunto: «Da quel momento in poi il sistema ha cominciato a vacillare e da allora ho fortemente sconsigliato i miei clienti di effettuare nuovi investimenti. Fu proprio in questi momenti che mi fu tolta la procura conferita poi addirittura all’autista di Lande. Per quanto mi riguarda non c’erano clienti di serie A o di serie B. Venivano trattati tutti alla stessa maniera. I clienti erano il mio tesoro e a loro ho dato quello che avevo .Per loro sono stato estromesso due anni fa dalla società come si fa con l’ultimo dei lavoranti. Lande mi rimproverò ‘per te contano più i clienti che le strategie aziendali’». Quanto alle società Eim, ritenute dagli investigatori strumento usato per raccogliere i risparmi della gente, secondo Torregiani «erano state costituite da Lande prima che io vi facessi ingresso. Non ho dunque partecipato alla costituzione del gruppo, cosa di cui si è occupato sin dall’inizio solo Lande. Non ho mai pensato che la Eim fosse una società che agiva in maniera abusiva; mi sono fidato come del resto hanno fatto tutti i miei colleghi indagati o interrogati». Diametralmente opposto, ovviamente, il ruolo di Torregiani di cui ha parlato il pubblico ministero Luca Tescaroli che lo ha definito «centro propulsore dell’iniziativa dell’organizzazione, a conoscenza di tutte le attività della società». Secondo il pm era consapevole che Eim non era abilitata a svolgere l’attività di gestione degli instimenti. Dalle sue condotte emerge un intento fraudolento senza scrupoli considerando che alcuni clienti che avevano affidato i risparmi di una vita. Il 29 dicembre prossimo ci sarà la nuova udienza.

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