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CRISI | IMPRESE ITALIANE TENGONO DURO FRA CESSAZIONI E FALLIMENTI

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Per le imprese italiane, il primo trimestre 2014, compreso fra gennaio e marzo, non è per niente positivo, anzi i fallimenti sono aumentati del 22% rispetto al 2013, riportando un saldo negativo che si traduce in -24.490 imprese, registrando una netta inversione di tendenza rispetto all’anno precedente. Tengono, invece, le società di capitale con + 9.387 unità nel trimestre, presentando un saldo positivo e leggermente maggiore rispetto al 2013. Anche le forme giuridiche d’impresa, come le cooperative, riportano un saldo positivo pari a + 557 unità.

Il Lazio è l’unica regione dell’Italia che appare stabile, a dispetto delle altre regioni che registrano saldi negativi. Alla prima posizione si trova il Friuli Venezia-Giulia (-1,17%), seguito dalle Marche (-0,81%) e dal Piemonte (-0,78%).

L’edilizia (-0,98% contro -1,40%), il commercio (- 0,45% contro -0,59%) e le attività manifatturiere (-0,65% contro -0,88%), i tre settori più rappresentativi dell’economia nazionale, rilevano tutti un’inversione di tendenza significativa e procedure fallimentari in corso. Segnali positivi vengono invece riscontrati nelle attività di noleggio, agenzie di viaggio e dei servizi  alle imprese (+1.817 unità, per una crescita superiore all’1%), nell’assistenza sociale (+332) e nella fornitura di energia (+213).

Questi sono i dati trimestrali sulla natalità e mortalità delle imprese italiane, registrati da Movimprese, per Unioncamere.

Nonostante il quadro economico non sia incoraggiante, le imprese italiane cercano di rimanere sul mercato, evitando la chiusura e le cessazioni, sperando in  un rilancio economico nazionale che parta dal Governo. “Agli imprenditori di oggi e di domani, più che gli incentivi, servono norme più stabili e più semplici.”, afferma il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. Tuttavia, l’incertezza rimane il personaggio principale dello scenario economico attuale. I consumi, purtroppo, non sembrano aumentare e, nemmeno i progetti imprenditoriali, anzi provvedimenti come il noto “spesometro” contribuiscono a rendere l’Italia un paese poco attrattivo  per gli imprenditori e per i consumatori, sia italiani che stranieri.

27 aprile 2014

(Gianluca Venturini)

Glossario:

Fallimento: In diritto è lo strumento di regolazione della crisi dell’impresa attraverso la liquidazione del patrimonio attivo del debitore e la ripartizione del ricavato tra i suoi creditori. Il fallimento coinvolge l’intero patrimonio del debitore e mira alla soddisfazione di tutti i creditori del debitore stesso. La procedura si apre con la pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento pronunciata dal tribunale competente. La dichiarazione produce effetti sostanziali e processuali, che investono il fallito, i suoi creditori e i terzi che hanno intrattenuto rapporti con il fallito. Gli effetti riservati al fallito si possono distinguere in patrimoniali, personali e penali. Il fallito perde l’amministrazione e la disponibilità dei suoi beni esistenti, nonché la legittimazione processuale per tutte le controversie. Se a fallire è una società, falliscono con essa anche tutti i soci illimitatamente responsabili, siano essi palesi o occulti al momento della dichiarazione di fallimento. Dopo la dichiarazione di fallimento, la procedura si articola essenzialmente in 3 fasi: accertamento dello stato passivo e attivo; liquidazione dell’attivo, che consiste nella vendita forzata dei beni appartenenti al patrimonio del debitore, ripartizione dell’attivo,tra i creditori, secondo il progetto presentato dal curatore e dichiarato esecutivo dal giudice delegato.

 Le società di capitali: il capitale rappresenta l’elemento costituente di queste forme giuridiche. Si distinguono principalmente tre tipi di società: 1) Società a responsabilità limitata (S.r.l.) ;2) Società per azioni (S.p.a.); 3) Società in accomandita per azioni (S.a.p.a).

Le società di capitali godono dell’“autonomia patrimoniale perfetta: sono  considerate distinte dagli individui che le compongono, fiscalmente e civilmente. Il capitale della società ha una prevalenza concettuale e normativa rispetto al capitale dei soci. La caratteristica fondamentale è la responsabilità patrimoniale limitata: i soci rispondono degli eventuali debiti della società solamente nel limite del capitale che hanno conferito. Fonte: Treccani

Società cooperative: Sono società a capitale variabile. Si differenziano dalle altre società di capitali proprio perché non sono votate a raggiungere un utile da distribuire fra i soci, ma hanno lo scopo di fornire beni o servizi o occasioni di lavoro direttamente ai soci, a condizioni più vantaggiose di quelle offerte dal mercato. Fonte: Treccani

 

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