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Marchionne silura Montezemolo e si prende la Ferrari

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ferrari-stabilimento18Nessuno crede alla storia degli insuccessi sportivi, come causa della “amichevole” defenestrazione di Montezemolo e l’ascesa di Marchionne a capo della Ferrari: l’azienda vende bene, ha un appeal stratosferico e prodotti vincenti, produce utili e ha ottime prospettive. Certo, l’avvento delle Power Unit ibride V6/elettriche in F1 non ha favorito le rosse, data anche la novità e la complessità del sistema ibrido con doppio motore elettrico e le complicate regole relative al consumo di carburante ed al rapporto fra potenza elettrica e potenza derivante dall’unità a combustione interna.

Marchionne, infatti, dopo essere uscito indenne dal rischio recesso, ultimo ostacolo per il completamento operativo della fusione che ha dato i natali a FCA, si appresta alla quotazione in borsa del titolo e un asset come il cavallino  non ha rivali per il prestigio ed il lustro che riveste.

Nella conferenza stampa di ieri il manager italo-canadese ha ripetuto più volte che la Ferrari o è italiana o non è e che non è previsto alcun travaso di tecnologia bottom-up (anche se la storia dei rapporti fra i due marchi reca esempi inversi come il  motore della Fiat Dino, la Thema 8.32 e, in tempi recenti, le motorizzazioni Maserati).

Sembra possibile un consistente aumento della produzione, dalle attuali 7000 vetture annue a circa 10000, ma è significativo che i manager di prima linea, per il momento, non sono stati toccati dall’avvento di Marchionne ed è improbabile che ciò accada in futuro.

Sul tema “polo del lusso”, Alfa-Maserati-Ferrari, Marchionne ha escluso ogni possibilità, parlando di Ferrari come marchio a sé con un proprio specifico mercato, ma ha anche specificato che la nuova berlina media del Biscione sarà presentata a ottobre inoltrato e che sarà in vendita il 24 giugno 2015, esattamente 105 anni dalla fusione fra le Carrozzerie Romeo e l’Anonima Lombarda Fabbrica Automobili.

Probabilmente è ancora troppo presto per capire se la mossa di Marchionne sia essenzialmente una mossa finanziaria, che potrebbe spingersi al limite a monetizzare l’asset modenese quotando in borsa direttamente il cavallino (per il quale si ipotizza un valore di collocamento intorno ai sei miliardi di euro), o se dietro ci sia di più a livello di sinergie di gruppo.

Resta il fatto che un’epoca è finita e che la Ferrari completamente tricolore, vanto della tecnologia meccanica italiana, è di fatto ormai entrata nell’orbita di Detroit.

(Cosimo Benini)

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