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Porro: sulle rendite Agnelli e Berlusconi pagano meno dei piccoli risparmiatori

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I governi, dai tempi di Quintino Sella e ancora prima, tassano di preferenza i poveri: i ricchi riescono sempre a nascondere il loro patrimonio. Oggi Nicola Porro, lo racconta sul Giornale, ha scoperto che, con la nuova tassa sulle rendite finanziarie, chi ha più rendita paga meno in proporzione di chi ha quattro soldi investiti in titoli.

Come dimostra la tassazione sulle rendite portate dal 20 al 26% dal governo Renzi, non c’è nulla di più ingiusto di questa benedetta tassa dal contenuto patrimoniale. Da tutti raccontata come l’imposta sulla finanza, sui rentier, sui padroni del vapore. Ma fateci il piacere. Vogliamo esagerare: se c’è un’imposta che le si può avvicinare è quella introdotta del Regno d’Italia sul macinato. È una tassa che colpisce il risparmio diffuso, attraverso tutte le sue forme, in modo apparentemente infinitesimale, ma tutto sommato elevato. È una tassa che ai ricchi, anzi come dice Renzi, ai ricconi, costa molto meno. (…) Ripetiamo:Agnelli pagherà meno di Rossi.

che chiunque abbia un’azione quotata in Borsa, dal primo di luglio dovrà pagare il 26% sull’eventuale dividendo che il titolo gli garantirà. I cassettisti, cioè i risparmiatori che comprano un’azione e la mettono nel cassetto aspettando le cedole, saranno i più penalizzati. (…) Ma cosa succede alla famiglia Agnelli? Ebbene, chiunque abbia una partecipazione qualificata (cioè superiore al 20 per cento) pagherà una percentuale inferiore sui dividendi della società. Gli Agnelli sulle Fiat, o, se preferite, i Berlusconi sui titoli Mediaset, pagheranno meno del 26%, e precisamente il 21. Il non si applichi sul 100% del monte dividendi, ma sulla sua metà. E che si inserisca questo dividendo rettificato nella propria dichiarazione dei redditi, e dunque si sottoponga all’aliquota Irpef, che per il riccone si suppone massima e al 43 per cento.

“Su 100 milioni – aggiunge Porro – di dividendi incassati, l’azionista di riferimento della Società «X» paga circa 21 milioni di tassa. Il cassettista che dallamedesima società si porta a casa dividendi per mille euro, dovrà invece pagare una tassa sui dividendi di 260 euro. Dunque, in proporzione, di più. Ma la cosa tragica è la giustificazione. Agnelli e Berlusconi pagano meno sui loro dividendi perché, nel loro caso, lo Stato riconosce che si tratta di una doppia imposizione e come tale assurda. Non si tassano due volte le stesse cose: questo lo capisce anche un bambino. A meno che non si sia dei piccoli risparmiatori, e allora in questo caso è lecito. In effetti la tassazione sui dividendi è una doppia imposizione. Il reddito di un’impresa viene infatti prima colpito dall’Ires (27%) e poi distribuito agli azionisti. Che, dunque, si trovano in mano i frutti di un’impresa già tassati. Al grande azionista è permesso di tenerne conto, al piccolo azionista no”.

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