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Scaffali semivuoti, inflazione, rincari lacrime e sangue

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    Scaffali semivuoti, rincari, inflazione, lacrime e sangue per le famiglie – Un settembre davvero “nero” per il nostro cibo. Sono stati ritirati dalla vendita, per rischi alla salute, perfino 12 marchi di latte, integratori, gelati pane e pizza, ed ultima la porchetta di Ariccia –

    Nella quotidianità dell’attuale clima economico incerto e mutevole, molti commentatori economici ed analisti tengono d’occhio quanto può venire dalla Germania e dalla Bce; temono soprattutto l’incertezza dei rifornimenti ed i costi delle derrate alimentari destinati alla distribuzione, aumenti a parte.

    E’ vero, nei supermercati sono aumentate le offerte vantaggiose sui prezzi per alcuni prodotti, ma molti scaffali appaiono semivuoti. E con i nuovi arrivi sono comparsi rincari fino al 100% ed oltre, vedasi la frutta; mentre una prima stima sul bilancio familiare indica un aumento di spesa che viaggia intorno ai 60 euro mese per il solo cibo.

    Se anche la porchetta di Ariccia ed un integratore alimentare vengono ritirati dal mercato per rischi microbiologici sulla salute del consumatore… Se pesce, gelati, farine, pasta e dolci sono stati “richiamati” dalla vendita e perfino pane e pizza con noto marchio vengono bollati perché conditi con ossido di etilene…

    Se tutto questo ed altro ancora si verificano quotidianamente, si può concludere, senza possibili smentite, che nella catena alimentare e non solo si sono strappate diverse maglie.

    “C’è preoccupazione – scrive l’Ufficio studi Confcommercio – anche perché il dato italiano si innesta in un contesto europeo che ha visto l’inflazione salire dal 2,2% di luglio al 3% in agosto. L’eventuale prosecuzione di questa dinamica dei prezzi esporrebbe le autorità monetarie a pressioni, con potenziale pregiudizio dell’intensità della ripresa…”.

    “Il comparto dei trasporti – afferma Carlo Rienzi, presidente di Codacons – registra ad agosto una crescita record di +5,3% e determina per un nucleo con due figli una maggiore spesa per gli spostamenti di 286 euro annui”.

    Per Coldiretti “Il balzo dei prezzi della pasta può essere affrontato con una adeguata programmazione che consenta di aumentare la produzione di grano duro italiano che l’Italia importa per circa il 40% … Per fermare le speculazioni occorre lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione…”.

    Già, ma esiste “l’adeguata programmazione” e ci sono le condizioni per accordi di filiera tra agricoltori, mugnai-pastai ed importatori?

    Intanto la Bce, al termine della riunione del 9 settembre, ci fa sapere che: “… a  sostegno del suo obiettivo di inflazione simmetrico del 2% e in linea con la sua strategia di politica monetaria, il Consiglio direttivo si aspetta che i tassi di interesse di riferimento della BCE si mantengano su livelli pari o inferiori a quelli attuali finché non vedrà l’inflazione raggiungere il 2% ben prima della fine del suo orizzonte di proiezione e in maniera durevole…”.

    Tradotto: I freni saranno tirati, non allentati. Lacrime e sangue, sangue e lacrime per noi.

    Angelo Pennacchioni

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