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Revenant – Redivivo – La Recensione

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Iñárritu torna prepotentemente a caccia di un Oscar, un anno dopo averlo vinto per il suo Birdman, e lo fa puntando tutto su chi un Oscar non lo ha ancora mai vinto: Leonardo Di Caprio.

1823, Hugh Glass è un esploratore scelto da un gruppo di cacciatori di pelli come guida per la loro missione. Sulla via del ritorno Glass viene attaccato e ferito brutalmente da un grizzly; a causa di un inganno da parte del cinico e violento John Fitzgerald, Hugh verrà abbandonato da solo, ferito e malato nei boschi innevati di un’America incontaminata, ma attaccandosi strenuamente alla sua voglia di vendetta la sua storia non avrà l’esito più scontato.

Acclamato dalla critica e premiato con 3 Golden Globes e 12 nomination agli Oscar, la nuova fatica del regista messicano è stata un’esperienza estrema per attori e troupe, ma potrebbe esserlo anche per gli spettatori perché non è affatto un film semplice. Tecnicamente superbo, Iñárritu danza con la macchina da presa nelle scene d’azione e plana delicatamente quando si passa sullo spirituale, strizzando l’occhio allo spettatore quando la camera diviene parte attiva della scena stessa; accompagnato da una fotografia pazzesca che lascia alla natura (Lubezki non ha usato luci artificiali per il film) il ruolo di protagonista in una lotta estrema ed eterna con l’uomo. Uno spettacolo incredibile per gli occhi, ma che purtroppo si ferma quasi lì, senza toccare quelle corde che comunicano qualcosa di più.

Nonostante una performance estremamente fisica, facciale e cruda, Di Caprio ci regala un protagonita (forse anche per colpa di una sceneggiatura che gli concede poche battute e più espressioni) a cui non ci affezioniamo, un personaggio per cui ci impressioniamo… ma senza emozionarci, per cui non ci preoccupiamo ma piuttosto ci interroghiamo; il punto debole dell’opera di Iñárritu è che non crea un legame empatico tra lo spettatore e i personaggi, lasciandoci appunto osservatori non coinvolti di questa grande opera visiva. L’unico personaggio (se si esclude un breve ma intenso incontro a metà film) che restituisce qualcosa allo spettatore è il perfetto e spietato antagonista John Fitzgerald, interpretato da un ottimo e spaventoso Tom Hardy, capace di catalizzare odio ma in alcuni casi anche comprensione per un profilo probabilmente più profondo di quanto una visione superficiale potrebbe far sembrare.

Un film complesso, anche a causa della sua lunga durata che ben ci cala nei panni del Di Caprio sofferente, vero fulcro dell’idea di Iñárritu, ma che risulta comunque esagerata per un film con una trama così essenziale e semplice: la storia infatti è veramente basilare e la lentezza del film non la aiuta (cosa che invece fa la frenesia con un ugualmente semplice trama in Mad Max: Fury Road concorrente di Renevant nella corsa agli Oscar), rischiando di trasformarlo in un’esperienza difficoltosa agli occhi di un pubblico non avvezzo.

Se sarà Oscar o no per Di Caprio lo sapremo il 28 febbraio, intanto però rimane un po’ l’amaro in bocca perché probabilmente in altre occasioni lo ha meritato di più.

 

Luca Silvestri

Anno: 2016

Durata: 156 minuti

Regia: Alejandro Gonzalez Iñárritu

Sceneggiatura: Alejandro Gonzalez Iñárritu, Mark L. Smith

 

 

 

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