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A Roma l’usignolo di Woodstock Joan Baez: regina delle folk singer, icona del pacifismo e dei diritti civili

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Regina delle folk singer, icona del pacifismo e dei diritti civili, usignolo di Woodstock. È Joan Baez, l’artista statunitense che, da più di cinquanta anni, cantando in molte lingue (italiano compreso), spaziando tra folk, rock, pop, country e gospel, non ha mai abbandonato per nemmeno un secondo l’impegno verso le cause dei deboli e degli oppressi. La cantante si esibirà nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma il 6 luglio alle 21, ospite di Musica per Roma. I prezzi dei biglietti vanno dai 40 euro del parterre ai 30 euro della tribuna mediana e laterale. Autrice di molte delle sue canzoni, è nota anche per le sue interpretazioni dei brani degli amici e colleghi Woody Guthrie, Pete Seeger, Bob Dylan, The Beatles, Jackson Browne, Paul Simon, The Rolling Stones, Stevie Wonder e molti altri. Negli ultimi anni interpreta brani di autori quali Steve Earle, Natalie Merchant e Ryan Adams. Ha un’estensione vocale di tre ottave e un particolarissimo rapido vibrato. Joan Baez simboleggia da sola una generazione di artisti politicamente impegnati. Insieme a musicisti come Bob Dylan, di cui ha cantato molte canzoni, Baez trova nel folk un modo per esprimere la sua critica sociale. Per cinque decenni, come cantante, attivista, e ambasciatore di buona volontà, ha cantato con la stessa mentalità. Nel 2007 è stata premiata con il Lifetime Achievement Award dalla National Academy of Arts and Sciences Drive. Da attivista politica Joan Baez partecipa alla marcia Selma-Montgomery del 1965 con Martin Luther King, alla marcia su Washington, alle manifestazioni alla UC Berkeley contro la Guerra in Vietnam. Arrestata due volte nel 1967 per aver bloccato l’ingresso dell’Armed Forces Induction Center di Oakland, in California, Baez rimane in carcere per più di un mese. Canta alla celebrazione di Phil Ochs, ‘The War is Over’, nel maggio 1975 a New York. La sua esperienza in Vietnam la porta a fondare il suo proprio gruppo per la difesa dei diritti umani, Humanitas International, che si occupa di denunciare le oppressioni dei governi sia di destra che di sinistra. Nel 1981 le sue critiche ai diritti umani di Cile, Brasile e Argentina le impediscono di esibirsi in quei paesi dove viene tenuta sotto sorveglianza e minacciata di morte. In seguito intraprende un secondo viaggio nel sudest asiatico per portare medicinali nella Cambogia occidentale e partecipa a una conferenza umanitaria delle Nazioni Unite a Kampuchea (Cambogia). Il 17 luglio 2006, Baez riceve il Distinguished Leadership Award dalla Legal Community Against Violence. Joan Baez ha avuto anche un grande ruolo nelle battaglie per i diritti civili degli omosessuali e nella cause ambientaliste. Nel 2003 si è esibita davanti a centinaia di migliaia di persone in due proteste contro l’invasione americana dell’Iraq, a San Francisco (lo stesso aveva fatto nel 1991 per la Guerra del Golfo). Nel dicembre 2005 è apparsa alla protesta del Carcere di San Quintino in California, contro l’esecuzione di Tookie Williams. Obama, è l’unico uomo politico per il quale Joan Baez si sia schierata. Suonando sul palco del Glastonbury Festival nel giugno 2008, la Baez disse che uno dei motivi per cui le piaceva Obama è che le ricorda un suo vecchio amico, Martin Luther King. Nel giugno 2009 pubblica su Youtube un video in cui canta ‘We Shall Overcomè con alcune strofe in farsi per solidarietà con il popolo iraniano durante la repressione delle manifestazioni di popolo contro le frodi elettorali del regime di Ahmadinejad. Lo ha registrato a casa sua e ha caricato il video su YouTube e sul suo sito personale. Di lei Bob Dylan ha detto: «Joan Baez è stata e sempre sarà l’amore della mia vita. Come l’amore vero, doveva finire in qualche modo. Non ho mai trovato nessun altro così divertente, così impressionantemente bella e così intelligente come lei. Sara è stata solo un ripiego. Joan era l’unica e ancora lo è».

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