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Al Festival di Venezia sbarca ‘Voi siete qui’, documentario che attraversa la capitale in cerca dei luoghi resi famosi dal cinema

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«A Venezia sarebbe banale fare un film del genere, perchè Venezia è rimasta uguale, non è cambiato nulla. È rimasta la stessa da 200 anni a questa parte, a parte forse per il ponte di Calatrava». Così Alberto Crespi, tra il serio e il faceto, ragiona su quali città – dopo Roma – potrebbero essere coinvolte per un ipotetico sequel di ‘Voi siete qui’, documentario ideato insieme ad Alessandro Boschi, diretto da Francesco Matera, oggi al Lido come evento speciale alle Giornate degli Autori in collaborazione con la Settimana della Critica. Road movie metropolitano nel corso del quale si attraversa la capitale in cerca dei molti luoghi resi famosi dal cinema italiano (e non solo, si pensi a ‘Vacanze romanè con la sequenza in Via Margutta riproposta proprio all’inizio del documentario), ‘Voi siete qui’ è stato concepito da Crespi e Boschi sulla scia de «La valigia dei sogni», programma di cui sono autori per La7, e si sviluppa come vero e proprio viaggio nella memoria, attraverso le immagini e, soprattutto, il ricordo dei tanti registi e/o attori che hanno contribuito a trasformare il cinema in vero grande cronista della vita di Roma: da Furio Scarpelli a Peppino Rotunno, da Giuliano Montaldo a Ettore Scola, da Carlo Lizzani a Mario Monicelli, da Gianni Amelio a Vincenzo Cerami, da Nanni Moretti a Paolo Virzì, da Sabrina Ferilli a Carlo Verdone, da Ferzan Ozpetek a Marco Bellocchio, fino a Gigi Proietti e il compositore Armando Trovajoli.

»Sono stati tutti disponibili, a volte addirittura entusiasti«, ricorda Alberto Crespi, che svela aneddoti particolari di alcuni incontri, su tutti quello con Nanni Moretti, che tra le vie di Spinaceto (tappa del suo ‘Caro Diariò) e il prato a Tor di Quinto di ‘Ecce Bombò sembra non aspettasse altro se non che arrivasse qualcuno per riportarlo lì e ricordare. »Moretti è stato il primo che abbiamo contattato, ancor prima che partisse davvero la macchina produttiva del documentario, prima che lui iniziasse a girare ‘Habemus Papam’. Sono andato alla Sacher con Dario Formisano (produttore di ‘Voi siete quì, ndr), Moretti ha tirato fuori un foglio bianco e ha iniziato a scrivere l’elenco di tutti i suoi film, per ogni titolo i luoghi… Alla fine abbiamo scelto insieme, Spinaceto. Volevamo muoverci in maniera più ampia all’interno della città, non solo nel centro storico. Ma a lui non è bastato, e allora ci ha portato anche al prato dove girò la scena di ‘Ecce Bombò: il bello è che quando gli abbiamo chiesto perchè l’aveva girata lì, ci ha detto che non se lo ricordava«. Stessa cosa capitata per una puntata della trasmissione tv con Alessandro Benvenuti: »Per il film ‘Zitti e moscà – ricorda Alessandro Boschi – ci aveva assicurato che la scena al cimitero era stata girata in un determinato camposanto. E invece era un altro…«. »I registi, a parte alcune eccezioni come Carlo Verdone, che per molti film ha ambientato scene e situazioni in luoghi cari alla sua infanzia e adolescenza, molto spesso non ricordano il motivo di alcune scelte – ribadisce Crespi – e quando vuoi andare sul sicuro in questo senso l’unica fonte certa sono gli scenografi«.

Prossimamente in tv su La7, poi in homevideo in edizione dvd libro (e la possibilità di inserire negli extra tutto il materiale rimasto fuori dal doc per motivi di durata), ‘Voi siete quì potrebbe arrivare in sala, ovviamente a Roma, per una serata evento in cui coinvolgere tutti i «testimoni»: «Sarebbe bellissimo», dice Alberto Crespi, con un pensiero anche per chi, come Furio Scarpelli e Mario Monicelli, non c’è più: «Li abbiamo intervistati tante volte, anche per »La valigia dei sogni«, ci hanno regalato tanti e tali frammenti di memoria nel corso di questi anni…». «Hanno fatto davvero la differenza», aggiunge Boschi. Anche ricordando momenti reali, come il racconto di Monicelli sulla notte del ’44 a Roma quando arrivarono gli americani: «Una cosa da brivido, non poteva andare a casa perchè era in clandestinità. Si è rifugiato in un portone di via Bissolati, poco dopo lo ha raggiunto un venditore ambulante e ad un certo punto sentono un rumore assordante, sempre più vicino. Era una colonna di blindati Usa, jeep, carrarmati, che incomincia a scendere lungo la via. Una colonna infinita. A quel punto il venditore ambulante lo guarda e gli fa: ‘Aò, anvedi a chi semo annati a dà de petto’. Fantastico. Un aneddoto che racchiude in una frase la follia della guerra».

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