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Al Maxxi: “Guardare oltre – MSF & Magnum: 50 anni sul campo, tra azione e testimonianza”

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    In mostra 73 scatti Magnum per i 50 anni di MSF 

    5 novembre 2021 – Da 50 anni le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) e i fotografi Magnum si incontrano sulla linea del fronte, nelle calamità naturali e nelle emergenze umanitarie, raccontandole con la parola e la fotografia, seguendo sempre gli stessi principi di etica e indipendenza. In occasione del cinquantesimo anniversario di MSF, la mostra fotografica “GUARDARE OLTRE – MSF & MAGNUM: 50 anni sul campo, tra azione e testimonianza” ripercorre questi 5 decenni di collaborazioni in cui MSF e Magnum sono stati testimoni diretti e amplificatori per l’opinione pubblica internazionale di crisi lontane dai riflettori dei media.

    73 scatti di 15 fotografi – tra foto storiche d’archivio e quattro nuove produzioni – saranno esposti al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma dal 6 al 14 novembre (ingresso gratuito), raccontando le principali crisi umanitarie dal 1971 a oggi: dai conflitti in Afghanistan e Libano degli anni ‘70 e ‘80 al genocidio in Ruanda, dal massacro di Srebrenica al terremoto ad Haiti fino alle attuali rotte migratorie in Messico, Grecia e nel mar Mediterraneo, sottolineando l’importanza della testimonianza, “guardando oltre” ogni ostacolo e indifferenza.

    Tra i grandi fotografi Magnum coinvolti anche gli italiani Paolo Pellegrin con le sue foto sull’accesso alle terapie per l’HIV negli anni ‘90, l’emergenza in Darfur del 2003, il terremoto di Haiti del 2010, le attività di SAR nel Mediterraneo e Lorenzo Meloni con il suo racconto sulla battaglia di Mosul nel 2017.

    “Siamo nati da un gruppo di medici e giornalisti e per questo ogni giorno i 65.000 operatori umanitari di MSF non solo offrono cure mediche, ma sono anche testimoni delle sofferenze di popolazioni che vivono nel silenzio e nell’indifferenza” dichiara Claudia Lodesani, infettivologa e presidente di MSF “In questi 50 anni i fotografi Magnum hanno raccontato i contesti difficili in cui operiamo, testimoniando la forza e la resilienza delle persone, riportandole poi al pubblico internazionale. Questa mostra racconta proprio questo impegno che da sempre ci accomuna: dare voce a chi non ne ha.”

    Le crisi del passato 

    Le foto di archivio Magnum offrono allo spettatore un viaggio lungo i principali fatti storici degli ultimi 50 anni. Come gli scatti di Raymond Depardon – il primo a documentare l’azione di MSF in Ciad nel 1977 – che raccontano i conflitti in Libano del ’76 e in Afghanistan nel ‘79, quando le équipe di MSF attraverso il Pakistan trasportarono medicinali e attrezzature a cavallo, allestendo piccoli ospedali tra le montagne afgane. “Non c’era altro posto dove farsi curare, i nostri centri erano oasi in mezzo a deserti d’indifferenza. Ricevevamo quasi 3.000 persone al mese, dalla mattina alla sera” ricorda Juliette Fournot, allora capo missione di MSF in Afghanistan.

    L’obiettivo di Gilles Peress ha raccontato l’impotenza di fronte al genocidio in Ruanda, quando tra l’aprile e il luglio 1994 vennero uccise quasi un milione di persone e per la prima volta MSF lanciò un allarme all’Assemblea Generale dell’ONU. “Bisognava rompere completamente con la neutralità umanitaria e affermare quanto fosse necessario intervenire militarmente contro gli autori di quelle atrocità” sottolinea Jean-Hervé Bradol, coordinatore di progetto per MSF in Ruanda.

    “Quando scatto queste foto, sono fuori di me. Siamo stati testimoni, sapevamo cosa sarebbe successo. Prendere in mano la macchina fotografica significa almeno confrontarmi con questa responsabilità: non voglio far finta di niente” scrive Gilles Peress in Les Tombes sul massacro di Srebrenica, quando MSF, unica organizzazione ancora presente, fu costretta a evacuare lasciando parte del personale e dei pazienti sul campo e chiese un’indagine sulla passività delle truppe delle Nazioni Unite al momento della tragedia.

    E ancora la lotta per l’emergenza HIV in Africa, il terremoto ad Haiti nel 2010 fino alla recente rotta migratoria del Mediterraneo, immortalate dalla macchina fotografica di Paolo Pellegrin, che a bordo della Bourbon Argos ha raccontato le prime attività di ricerca e soccorso di MSF nel 2015.

    Storie di umanità dal Tigray, Congo, Ruanda e le rotte migratorie del mondo

    Dal passato si passa alle crisi di stretta attualità con i quattro progetti speciali che raccontano storie di umanità in contesti di emergenza in cui MSF è oggi impegnata in prima linea. Enri Canaj ha raccontato la condizione di migranti e rifugiati sulle isole greche di Lesbo e Samos, dove da anni MSF cura ferite fisiche e psicologiche denunciando le condizioni disumane in cui sono costrette a vivere più di 11.000 persone. Da più di otto mesi il conflitto scoppiato nel Tigray, regione del nord dell’Etiopia, ha costretto 60.000 persone a fuggire oltre il confine e creato più di 1 milione di sfollati interni. A dicembre scorso Thomas Dworzak era in prima linea con la sua macchina fotografica per documentare l’arrivo di profughi etiopi in Sudan, dove MSF è una delle poche organizzazioni a fornire cure mediche attraverso cliniche mobili.

    Newsha Tavakolian con i suoi scatti ha scelto invece di rappresentare le donne nei campi sfollati dell’Ituri in Repubblica Democratica del Congo, dove 2,8 milioni di persone sono vittime di violenze e scontri. Nelle zone di Drodro, Nizi e Angumu, MSF supporta le strutture sanitarie che offrono cure per malattie pediatriche, malnutrizione, malaria, violenza sessuale e salute mentale. Nell’obiettivo di Yael Martinez c’è poi una delle principali rotte migratorie al mondo tra Messico e Honduras dove migliaia di persone percorrono chilometri a piedi o in autobus per sfuggire a violenze e instabilità ma restano bloccate per mesi in città pericolose vittime di rapimenti ed estorsioni. Oltre a dare assistenza medica e supporto psicosociale, MSF ha rivolto spesso appelli internazionali per porre fine a politiche migratorie repressive e garantire adeguata protezione e assistenza umanitaria a queste persone.

    Le foto della mostra “GUARDARE OLTRE MSF & MAGNUM: 50 anni sul campo, tra azione e testimonianza” sono di A. Abbas, Enri Canaj, Raymond Depardon, Thomas Dworzak, Stuart Franklin, Hiroji Kubuta, Yael Martinez, Lorenzo Meloni, Paolo Pellegrin, Gilles Peress, Cristina Garcia Rodero, Moises Saman, Jerome Sessini, Chris Steele-Perkins, Newsha Tavakolian.

    MSF, 50 anni di umanità 

    “Cinquant’anni di umanità”: sono le parole che riassumono la storia di MSF che nel 2021 festeggia il cinquantesimo anno dalla nascita. E sono le stesse che muovono ogni giorno oltre 65.000 operatori umanitari MSF impegnati a portare cure mediche e aiuto incondizionato nelle emergenze di oltre 80 paesi. A raccontarlo, la campagna di sensibilizzazione che per tutto il 2021 ricorderà i momenti storici e le sfide ancora aperte, tutti i dettagli su www.msf.it/50anni.

    Nel 1947, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, quattro fotografi pionieri crearono un’ormai leggendaria agenzia fotografica. Dall’unione straordinaria di un insieme di stili diversi trasformata in un’importante collaborazione, Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, George Rodger e David Seymour fondarono l’agenzia Magnum. Da quel momento, i fotografi Magnum hanno documentato il mondo attraverso storie di umanità e la loro agenzia si occupa di valorizzare le loro idee creative. Attraverso i suoi quattro uffici editoriali a Parigi, Londra e New York, oltre a una rete di quindici agenti, Magnum fornisce le fotografie dei suoi membri e collaboratori fotografi alla stampa mondiale, editori, televisioni, gallerie e musei di tutto il mondo.

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