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Al Teatro India debutta “Sangue sul collo del gatto”

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Mercoledì 18 aprile alle ore 21.00 al Teatro India di Roma debutta in prima nazionale Sangue sul collo del gatto di Rainer Werner Fassbinder per la regia di Fabrizio Arcuri, ultima produzione dell’Accademia degli Artefatti presentata al Residenztheater di Monaco Di Baviera lo scorso 30 marzo. Lo spettacolo, in collaborazione con il Teatro di Roma, conclude il dittico degli Ideali  sulla crisi dell’identità politica e del concetto di società che aveva avuto come prima tappa Orazi e Curiazi di Bertolt Brecht.

 

In Sangue sul collo del gatto si raccoglie tutta la realtà e insieme la sua trasfigurazione, immaginifica e filosofica: il macellaio, il maestro, il poliziotto, l’amante e l’amata, Hegel, l’alieno, monologhi con cui ognuno rivela la propria incapacità di comunicazione. Sul palcoscenico una decina di persone raccontano la propria vita, intessendo una trama di relazioni con se stessi e con gli altri che allude a un’idea di umanità. Ad ascoltarli un’aliena venuta dallo spazio che apprende la lingua umana nel momento stesso dell’ascolto. Il suo intervento finale sarà insieme il racconto delle distorsione umane e la distorsione dell’umana realtà.

Un fatto di cronaca, quindi, tratto da un presente reale, eppure appena immaginabile. Infatti, della cronaca permane l’immediatezza dell’avvenimento e una congenita inclinazione a raccontarne e descriverne il contesto: i fatti e la loro rappresentazione, la loro esposizione storica, sociale, personale, comica, tragica, struggente. C’è un mettersi in mostra ‘nudo e crudo’ che è del fatto di cronaca, o di un suo racconto fotografico. Eppure c’è in questo esporsi, storico o biografico, uno sfasamento di realtà, uno sconfinamento in quello che forse non è già successo e che potrebbe anche non succedere. C’è un vuoto di realtà che il linguaggio maschera e prova a riempire, un vuoto che chiede alla scena di essere rispettato. Dunque, un thriller socio-linguistico con un finale non certo sorprendente – la realtà è falsa – e un colpevole altrettanto scontato – il linguaggio.

 

“Melodramma/poliziesco/noir…meccanismi che sgretolano le utopie politiche dell’uomo – dichiara Fabrizio Arcuri – L’assenza di utopia, l’indifferenza alla Storia si inscrive sui corpi trasformando le vite degli uomini in melodramma. Sottostare ai legami reciproci, vincoli fatti di amore e sopraffazione, favoriscono un’estetica del realismo del degrado che esibisce l’impurità del suo oggetto e ne tesse le lodi. Una festa del disordine in sostanza. In questo momento di totale assenza di ideologie architettiamo un ballo in maschera su una giostrina di periferia abbandonata da qualche zingaro in fuga.”

Al Teatro India debutta in Prima Nazionale

 Sangue sul collo del gatto

 

di Rainer Werner Fassbinder nell’allestimento di Fabrizio Arcuri

traduzione Roberto Menin

con Michele Andrei, Miriam Abutori, Matteo Angius, Gabriele Benedetti, Fabrizio Croci, Emiliano Duncan Barbieri, Pieraldo Girotto, Francesca Mazza, Fiammetta Olivieri, Sandra Soncini

luci Diego Labonia

scene Andrea Simonetti

costumi Marta Montevecchi

video Lorenzo Letizia

produzione accademia degli artefatti

in coproduzione Residenztheater – Festival Post Paradise Fassbinder

in collaborazione con Teatro di Roma

in scena dal 18 al 22 aprile

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