Al Teatro India: “Leonilde”

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    Al Teatro India Michela Cescon è Nilde Iotti

    nel monologo di Sergio Claudio Perroni

    Leonilde

    Storia eccezionale di una donna normale

    per la regia di Roberto Andò

    scene e costumi Giovanni Carluccio – musiche Marco Betta – luci Franco Buzzanca
    produzione Teatro Stabile di Catania

     in scena dal 5 al 10 giugno

     Martedì 5 giugno alle 21.00 al Teatro India Michela Cescon è protagonista del monologo di Sergio Claudio Perroni su Nilde Iotti, Leonilde, nell’allestimento firmato da Roberto Andò che porta sulla scena la storia di una donna la cui vita testimonia gran parte della storia dell’Italia moderna.

     

    Eletta parlamentare a 26 anni, membro della “Commissione dei 75” che diede vita alla Costituzione, prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera, la vita di Nilde Iotti ripercorre le tappe cruciali del Novecento e i temi fondanti della nostra contemporaneità, dal Fascismo alla Seconda Guerra Mondiale, dalla Resistenza alla nascita della Repubblica, dalla Costituzione alla conquista dei diritti delle donne. Ma Leonilde è soprattutto la storia di una donna determinata e tenace, per quasi vent’anni compagna scomoda di Palmiro Togliatti; una grande donna italiana che, in un’Italia ancora troppo bigotta per accettare la sua relazione con un uomo sposato, antepone i sentimenti alla ragione e difende coraggiosamente il valore delle proprie scelte.

    Con prosa ritmata e incalzante, l’autore costruisce un lungo monologo in cui pubblico e privato, slancio lirico e rigore documentaristico, invenzione drammaturgica e verità storica, si fondono dando vita a un racconto che è al tempo stesso ritratto di una grande figura italiana e affresco della nostra patria, con i drammi, le conquiste e le contraddizioni dell’Italia del secolo scorso.

     

    Note dell’autore

    Mi ha sempre affascinato la tempra drammaturgica di Nilde Iotti, l’agguerrita soavità con cui, tra la fine del fascismo e la morte di Togliatti, questa “regina plebea” seppe reagire alle invidie e alle insidie di una corte che non le perdonava i tanti successi, primo fra tutti quello di essere amata dal capo del PCI. Tenace, incrollabile e “sempre da sola”, Leonilde rispose colpo su colpo con altri successi ancora, per sé e per il proprio popolo, fino all’incoronazione in Montecitorio. Una vita densa di passioni non solo politiche, di intrighi, rinunce, conquiste e sentimenti, strettamente intrecciata – e a volte perfettamente coincidente – con i drammi, le conquiste e le contraddizioni dell’Italia di quegli anni.              “Leonilde? Sembra un nome di battaglia”, le dice un partigiano, incredulo che sia il suo nome vero. Ma è la Iottistessa a sembrare una figura “di battaglia”: una di quelle eroine shakespeariane larghe di spalle e grandi di cuore che si sobbarcano gli atti quando nei maschi difettano e  che amministrano le emozioni quando nei maschi non vanno oltre la parola. Shakespeariana, dunque abitante di un tempo universale: spostate avanti o indietro le lancette dei secoli, quello che ci racconta è sempre l’oggi.       Sergio Claudio Perroni

     

    Note di regia

                    È raro che nella drammaturgia teatrale italiana figurino personaggi politici. In Leonilde, invece, l’autore ci lascia addirittura ascoltare la voce di Nilde Iotti, consegnandoci il fantasma di una biografia esemplare, dove vita e politica sembrano illusoriamente coincidere, persino troppo. Assistiamo dunque a una celebrazione del prestigio politico come esperienza, in cui il fascino teatrale è esclusivamente affidato alla narrazione, in quanto testimonianza diretta dell’autorità del vivere ovvero dell’esperienza, quel grumo di vita che matura nella guerra, nella fame, attraverso la politica, l’amore, la lotta per dare diritti e dignità alle donne. [..] La biografia della Iotti è restituita dall’autore al rigore essenziale di una nitida partitura vocale, nella cui filigrana appare il ritratto novecentesco della politica, quando a mitigare le sue passioni, le sue furie, le sue durezze, non potevano essere convocati gli improbabili surrogati che oggi sono intorno a noi. Perroni si è messo in ascolto della voce di Nilde Iotti, inseguendo il pieno e il vuoto di un’esistenza interamente consacrata alla politica, e così facendo ci invita a celebrare una sorta di solenne esequie della politica in Italia attraverso uno dei suoi più alti emblemi. Non si potrebbe evocare meglio il vuoto lasciato da una grande generazione di italiani, quelli usciti dal fascismo e dalla guerra, quelli della rinascita e della Costituzione, quelli che ci sono stati madri e padri.                                                                                             Roberto Andò                     

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