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Al Teatro India Lisa Ferlazzo Natoli mette in scena Jakob von Gunten

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Al Teatro India Lisa Ferlazzo Natoli

mette in scena Jakob von Gunten

tratto dal romanzo dello svizzero Robert Walser

con Alberto Astorri (Benjamenta), Andrea Bosca (Jacob), Emiliano Masala (Kraus), Monica Piseddu (Lisa)

regia suoni Alessandro Ferroni- luci Luigi Biondi – costumi e scene Fabiana Di Marco – aiuto regia Alice Palazzi – assistente alla regia Mattia Cinquegrani

produzione lacasadargilla, Teatro Vascello e Festival Inequilibrio/Armunia

in collaborazione con Teatro di Roma

 

in scena dal 12 al 17 giugno

 

 

Martedì 12 giugno alle 21.00 al Teatro India debutta Jakob von Gunten, nell’allestimento firmato da Lisa Ferlazzo Natoli, ispirato all’omonimo romanzo di Robert Walser.

 

Nato nel 1878 e morto passeggiando sulla neve il giorno di Natale del 1956, lo scrittore svizzero è considerato una delle voci più originali della letteratura mitteleuropea del primo Novecento. Figura lieve ed enigmatica allo stesso tempo, Walser si iscrisse a ventisette anni a un corso per diventare servitore, dopo il quale venne assunto come cameriere nel castello di Dambrau in Alta Slesia. Nasce dunque da un dato autobiografico il romanzo Jakob von Gunten (1909), in cui il protagonista, un giovane di buona famiglia, si iscrive all’Istituto Benjamenta, una scuola per servitori, dove non si insegna apparentemente nulla e dove gli studenti si dedicano alle pulizie o mandano a memoria brani di un insulso manuale d’educazione. Se inizialmente Jakob sembra ribellarsi a quella che gli pare un’impostura, alla fine scoprirà un insegnamento “affatto diverso”, grazie al quale si sentirà pervadere da un “senso strano, di contentezza”. Il misterioso istituto è diretto dal signor Benjamenta e da sua sorella Lisa, e tra gli allievi c’è Kraus, modello del servo perfetto. Jakob ha un’intemperanza, una grazia e un inconsapevole intuito che gli permettono di intercettare qualcosa nei fratelli e in Kraus. Con un doppio movimento – d’attrazione e repulsione, seducendo e lasciandosi sedurre – si ritrova così in un mondo sospeso, tra le risate argentine di Lisa, gli scoppi di violenza del Direttore e le schermaglie con Kraus. E nell’istituto Jakob scopre anche l’amore nella figura, contemporaneamente angelica e demoniaca, della giovane insegnante Lisa Benjamenta destinata a una tragica fine.

 

“Jakob, il Direttore, Lisa e Kraus parlano a se stessi in presenza d’altri, si lasciano origliare mentre eseguono falsi duetti, canti a due o tre voci, soliloqui pubblici – si legge nelle note di regia – Tra le mura dell’Istituto, parole e gesti sembrano testimoniare un’impossibilità: quella di contenere il senso della vita. Come voci che scavano nella natura di quella cosa che chiamiamo identità. Come figure di fiaba strappate a un incantesimo, i personaggi di Walser si muovono con cautela nel mondo reale, quasi in stato d’ipnosi, in bilico tra lievità e vertigine, funamboli in divisa sul filo di un ambiguo insegnamento all’umiltà”.

 

Diviso tra ambizione e abbandono, desiderio di successo e di annullamento, Jakob von Gunten incarna un percorso di formazione al confine tra incanto e disincanto, fiaba e realtà. In preda a una vertigine che li fa muovere nell’Istituto come in un paesaggio immaginario, Jakob e il direttore abbandoneranno infine l’Istituto per un viaggio nel deserto che ci farà perdere le loro tracce.

 

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