Al Teatro Tor Bella Monaca ‘Il malato immaginario’

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    Al Teatro Tor Bella Monaca in scena , martedì e mercoledì prossimo,«Il malato immaginario ovvero Le Molière imaginaire», una produzione del Teatro Kismet OperA su una riscrittura di Teresa Ludovico. Lo spettacolo replica giovedì 27 (ore 21) e venerdì 28 (ore 10.30 e 21). Il malato immaginario si svolge in una casa del profondo sud d’Italia, in un bianco e nero da pellicola neorealista, con qualche lampo di colore. Una maschera, Pulcinella, espressione di quell’anima popolare, beffarda, liquida che pervade tutta l’opera di Molière; uno spirito che entra ed esce dai panni di una serva o di un fratello e che continuerà la sua recita anche quando si spegneranno le luci della ribalta. Un malato brontolone accudito da una serva petulante e ficcanaso, insolente e fedele come sapevano essere certe donne, un pò zie un pò comari, un pò tuttofare che governavano casali, masserie o palazzotti di signori o finti signori. Una figlia angelica, una moglie perfida, un fratello consigliere, un giovane innamorato e tanti medici che millantano crediti, maschere farsesche in un mulinello a volte assordante: una danza grottesca di quel quotidiano stretto fra le pareti domestiche dove ogni sussurro si amplifica, dove covano intrighi, dove si fingono finzioni. Per il malato Argante «vivere è essere malati!». Non gli interessa la guarigione, ma quel mistero che i medici, con la loro presenza, le loro cure, le loro formule in latino gli promettono. La malattia come bisogno di non esistere, di addormentarsi, finchè tutta la vita sia risucchiata da quel nulla anestetico che aspira all’eternità. Solo una malattia immaginaria può proteggere dalla disperazione di vivere. Argante è un solitario e il suo è un immenso soliloquio, un teatro-monologo. Forse solo Molière sarebbe potuto essere il suo interlocutore; infatti, eccezionalmente, viene citato in scena cancellando così il diaframma tra il teatro e la realtà, tra la recitazione e la vita. Tra Molière e Argante c’è una relazione misteriosa e profonda, non è la malattia il loro punto di incontro ma la comune vocazione immaginaria, la loro separazione dalla realtà. Fondamentale la musica negli spettacoli di Molière. Storica, infatti, la collaborazione con Lulli, compositore italiano di corte, e storica la rottura del loro rapporto in occasione della messa in scena de Il malato immaginario. Nino Rota, avendo composto Le Molière imaginaire, ha immaginato che i due artisti si incontrano e dialogano; tre secoli li separano ma l’arte non conosce tempo e spazio. Opera di grande modernità per raccontare l’artista Molière, ma anche la vita di chi professa la fede del teatro. «Dopo che il morso del teatro ti ha inciso profondamente, – commenta la regista Teresa Ludovico – dove ti seppelliscono non conta più. Vita e scena si mischiano, il tempo dell’arte è un tempo ibridato di perenne inquietudine, pezzi di personaggi si attaccano alla pelle e pezzi di pelle leniscono le ferite dei personaggi».

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