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Con “Mothers’Colors” la pittrice romana Cogliani rinnova il suo legame con la Sicilia

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CON “MOTHERS’ COLORS (OLTRE IL BLUES)”

LA PITTRICE ROMANA SOLVEIG COGLIANI

RINNOVA IL PROPRIO LEGAME CON LA SICILIA

A pochi giorni dall’evento che si terrà domenica 23 al Nur Bar di Roma,

l’artista confessa: “Nel prepararmi provo un’ansia e una frenesia rare”

Solveig Cogliani

Solveig Cogliani

Il suo ritorno in Sicilia è stato un andirivieni, tra Messina e Patti e Palermo da un lato, Roma e Ronciglione dall’altro. Se si chiede a Solveig Cogliani la cifra primaria della sua pittura, dice subito “colori mediterranei, colori siciliani”. D’altronde, sono messinesi i genitori dell’artista, che pure è nata e lavora a Roma, ha residenza in una villa sul Lago di Vico  e trattiene nei pennelli tutti i “suoi” luoghi, nessuno escluso.

Ma qualcosa la scuote della luce isolana. E diventa – scoperta a posteriori, a dipinti ultimati  – una delle linee portanti della sua ricerca artistica. Oggi, a pochi giorni da “Mothers’ Colors (oltre il blues)”, performance-monstre di 14 ore consecutive che si terrà al Nur Bar di Roma, dalle ore 11 di domenica 23 febbraio all’una d notte, attende l’appuntamento con il senso dell’ignoto. E con l’urgenza delle forme che premono per essere rivelate su tela.

L’incontro con gli artisti di EsosTheatre di Sasà Neri da cui il progetto “Mothers’ Colors” ha avuto origine, si è svolto, neanche a dirlo, a Messina, nel dicembre 2013, ed è stato per la pittrice “una rinascita, una rivelazione”. A colpirla anzitutto il tema, le “mamme, anche quelle cattive” che però gli attori hanno portato in scena in modo tale da renderle “umane, bambine anche loro, vittime anche loro”. E per questo, il tema della maternità è alla base anche di “Mothers’ Colors” ed è al centro della tavola rotonda scientifica che coronerà la performance e registrerà la partecipazione del prof. Pietro Bria, delle dott.sse Alessandra Bonetti, Lucia Bernardini, Eugenia Treglia, dell’avv. Antonio Buttazzo, del prof. Riccardo Masetti, dell’avv. Venerando Monello, della dott.ssa Chiara Pedullà, del dott. Danilo Maestosi, pittore e giornalista.

“Mi ha scosso molto proprio il format teatrale, denominato “esoscheletri”, che regge il gioco drammaturgico di EsosTheatre”, aggiunge Cogliani. Perché “mi ha dato la sensazione di essere dentro lo spettacolo, di diventare, perfino con i miei pensieri, io stessa atto artistico”. Tanto che, per tutta la durata dell’incontro, sue tele le sono tornate in mente, suggerite dall’una o dall’altra delle fasi dello spettacolo, e su tutte si è stagliato il dipinto “Resurrezione”. Infine, evidente è stata l’intesa di sensibilità, tra lei, ospite speciale, e il gruppo di performers teatrali e la loro guida. “Con Sasà è stato un attimo, ci siamo subito immaginati come collaborare. E poi, quando ho visto in azione gli ‘esoscheletri’, alcune immagini hanno cominciato a ‘ossessionarmi’, spingendo per essere dipinte”. Da ultimo, ma a ben vedere è ciò che sta al centro, quell’incontro ha dato parola e sentimenti all’antica sensazione di appartenenza che lega Solveig Cogliani alla Sicilia e a Messina in particolare.

Non a caso, la pittrice ha tratteggiato un quadrittico dedicato alla città dello Stretto, “Il mare dentro”. Non a caso, nella sua serie dei teatri, ciclo di dipinti presentato dal prof. Claudio Strinati per la stagione di Amelia, molti sono quelli siciliani. Non a caso, infine, i tanti, prestigiosi riconoscimenti (tra i quali, da ultimo, si segnalano l’acquisizione del suo dipinto “La parola” da Radio Vaticana, quella del suo dittico “Angeli della città” da parte della Pontificia Accademia dei virtuosi al Pantheon, i suoi quadri in mostra, in questi giorni, in Svizzera, dopo essere stati esposti a Londra ed aver trovato anche lì estimatori e collezionisti, il suo dipinto murale “’U triunfu” per la Domus dei cocchieri di Palermo inaugurato alla presenza del prof. Emanuele Emanuele) non hanno offuscato le immagini scaturite dall’incontro con EsosTheatre.

Queste immagini sono ora una serie di bozzetti che meriterebbero di essere esposti come tali. Ma “non si può. E non si deve. L’immagine che verrà fuori durante le 14 ore di performance, ecco, quella sarà, bella o brutta, un unicum assoluto, perché già so che il lavoro degli ‘esoscheletri’ attorno a me sarà capace di travolgermi, di farmi abbandonare a qualcosa di nuovo e di imprevisto. Io stessa, davvero, non ho idea se ritroverò nei miei gesti le linee che hanno ispirato i bozzetti o se, invece, il quadro sarà tutt’altra cosa. So solo che aspetto questo appuntamento con un’ansia e una frenesia rare”.

Info e contatti: cogliani.itam@gmail.com – tel 3298346593

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