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Dal 1° al 13 marzo la Cineteca Nazionale rende omaggio a Mariangela Melato con una grande retrospettiva

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Sicuramente la più eclettica e la più passionale nel suo lavoro, vissuto come una missione. Come scrive Marco Giusti «Poteva fare qualsiasi ruolo Mariangela Melato. Ricca annoiata, bombarola militante, milanese, sicula, borghese sconvolta, mignotta, poliziotta, filumena marturano, finta ballerina spagnola, operaia, beghina, stravaganza interstellare, femminista, grande attrice eduardiana, ronconiana, adatta a Pirandello, a Eschilo, ma anche a Steno e a Salce, la migliore partner di Giannini, ovviamente, ma anche di Celentano, Pozzetto, Tognazzi, Manfredi, Volonté, Giuffré, resistente ai film più tremendi di Bevilacqua, di Avati, di Brusati, moglie di Aldo Moro in Todo Modo e del Petomane». Una vera mattatrice, Mariangela Melato che si è spenta a 71 anni in una clinica romana, l’11 gennaio 2013. «Mi considero un’attrice nel senso antico della parola», dichiarò in un’intervista, all’indomani del successo di Travolti da un insolito destinonell’azzurro mare d’agosto, «e un’attrice deve poter fare tutto, teatro, cinema, tv. E deve far piangere o ridere il pubblico, usando in modo diverso sempre i soliti ingredienti: la faccia, gli occhi, la bocca, il corpo. Senza troppi travestimenti». La Cineteca Nazionale rende omaggio attraverso una retrospettiva, cominciando dai suoi primi film – gli eccentrici L’invasione, Thomas… gli indemoniati – fino alla conferma del cinema d’autore nazionale e internazionale (La classe operaia va in paradiso, Todo modo di Elio Petri, Lo chiameremo Andrea di Vittorio De Sica, Sterminate “Gruppo zero” di Claude Chabrol, Caro Michele e Panni sporchi di Mario Monicelli, Casotto e Mortacci di Sergio Citti, Il gatto di Luigi Comencini), senza dimenticare il celebre connubio artistico con Lina Wertmuller (Mimì metallurgico ferito nell’onore, Film d’amore e d’anarchia: ovvero “stamattina alle 10 in via dei fiori nella nota casa di tolleranza…”, Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, Notte d’estate con profilo greco, occhi a mandorla e odore di basilico) o il nazional-popolare (La poliziotta, Il petomane).

venerdì 1

ore 17.00

Thomas (Gli indemoniati) (1970)

Paure, ossessioni e tic di uno scalcagnato gruppo di attori di provincia. Fra di loro nasce l’idea di un testo teatrale che, travisando la realtà, realizzi i sogni del commediografo e della sua musa ispiratrice, Giorgia. Straordinario mix tra I giganti della montagna di Luigi Pirandello, la visionarietà di Alejandro Jodorowsky e un certo gusto barocco a metà tra un Fellini e un Bene, Thomas (Gli indemoniati) rappresenta un caso più unico che raro nel cinema italiano, non solo per invisibilità, ma anche per rottura con molti stereotipi grazie a un linguaggio cinematografico ardito e originale.

ore 19.00

L’invasione (1970)

Un gruppo di contestatori, gli “Uccelli”, invadono la casa di un ricco architetto con moglie, mettendo a soqquadro l’abitazione. «Se 12 capelloni scatenati invadessero la mia casa e scoprissero che rompere i piatti è divertente almeno quanto imbrattare le pareti del mio soggiorno […], non esiterei a scaraventarli fuori ed esigerei che mio marito mi aiutasse. Ma poiché tutto questo avviene nel film […], sto al gioco e la cosa mi diverte» (Lisa Gastoni). Doveva essere diretto in principio da Luciano Salce. «Sarà un film sulla contestazione giovanile ma su una contestazione portata dentro casa. Tutta la storia, nello spazio di un venerdì notte e del giorno dopo, si svolge infatti nell’abitazione razionale e modernissima di un architetto di Roma. Quando l’invasione ha fine, i due coniugi si ritrovano soli, più soli di prima, ma “qualche cosa si spera sia mutato nei loro rapporti”» (Allegret).

ore 21.00

La classe operaia va in paradiso (1971)

«La classe operaia, e il suo portaparola funzionale Lulù Massa, operaio alla catena di montaggio, riguarda direttamente il problema della rappresentazione sulla scena della “classe operaia”, e dello spessore mitologico di cui “soffre” una tale rappresentazione. […] È dunque il film di Petri più radicalmente esposto, assieme a Todo modo – che ricordiamo fu un film anche di battaglia politica. E fu, conseguentemente, il film che più “divise”, laddove, in certo modo, Indagine poteva unire, nell’equivoco però. […] Così come la scena politica italiana era occupata dalle lotte operaie nelle fabbriche, altrettanto il discorso attorno al politico tendeva a doppiare la scena del reale investendola del desiderio, ammantandola del velo mitologico» (Rossi).

sabato 2

ore 17.00

Il generale dorme in piedi (1972)

Il colonnello Leone è un ex veterinario diventato ufficiale medico durante la guerra. Carrierista e ipocrita ha dei momenti di verità solo quando dorme. Il suo desiderio più grande è diventare generale. Per questo scrive un memoriale in cui riporta tutte le nefandezze compiute dai suoi superiori e alle quali ha avuto la sorte di assistere. Questo testo viene inviato proprio ai suddetti militari che farebbero di tutto per non vederlo pubblicato. «Il film è uno sfogo satirico ed ironico piuttosto riuscito, […] Fatto di episodi quasi a collages, Il generale dorme in piedi strappa più di una risata» (Bianchi).

ore 19.00

Mimì metallurgico ferito nell’onore (1972)

Regia: Lina Wertmüller; soggetto e sceneggiatura: L. Wertmüller; fotografia: Dario Di Palma; scenografia: Amedeo Fago; costumi: Enrico Job; musica: Piero Piccioni; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Giancarlo Giannini, Mariangela Melato, Agostina Belli, Turi Ferro, Luigi Diberti, Elena Fiore; origine: Italia; produzione: Euro International Film; durata: 113′

«Mimì è un uomo di sinistra che non condivide la cultura della mafia che imperversa a Catania. Dopo essersi rifiutato di votare un mafioso presentatosi alle elezioni, perde il posto e allora decide di trasferirsi a Torino. Con amarezza scopre che anche in questa città imperversa la stessa famiglia mafiosa che detta legge a Catania» (Gigliotti). «La coppia Giannini-Melato, nata con Mimì metallurgico ferito nell’onore, si è rivelata essere un incontro memorabile. Mimì è l’esito di un lungo lavoro, meditato e pensato. L’avevo scritto sette, otto anni prima con il titolo Il dolce e l’amaro e, come al solito, nessuno l’aveva voluto finanziare. Poi, finalmente, arrivò il momento giusto e incominciammo a girare. Alcuni produttori non volevano Giannini, avrebbero preferito Buzzanca che allora aveva un gran successo di pubblico. Ma fui irremovibile: “Giannini e Melato”. Agli attori la prima lettura del copione la faccio sempre io ed è fondamentale perché è l’interpretazione di chi l’ha scritto e sa il sottotesto, il pensiero di ogni dialogo, di ogni azione. Per Mimì fu lo stesso, ma il mio siciliano era abbastanza inventato, così chiamai l’amico Turi Ferro, il più grande degli attori siciliani, che facevano parte del cast. Gli feci leggere la parte di Giancarlo, incidendola, e la feci leggere e incidere anche a Duccio Musumeci» (Wertmüller).

ore 21.00

Film d’amore e d’anarchia ovvero “Stamattina alle 10 in Via dei Fiori nella nota casa di tolleranza…” (1973)

«La storia mi era venuta in mente leggendo le notizie dei primi terroristi sui giornali. Ragazzi e ragazze che pagavano con la vita le loro idee. Se ne parlava come di criminali ma io volevo capire meglio. Mi misi a studiare la storia dell’anarchia. […] Le storie degli anarchici italiani mi fecero conoscere l’antica radice che l’anarchia ha avuto in Spagna e nel nostro Paese, e particolarmente in alcune regioni, come Puglia e Toscana. […] Così nacque la storia di Tunin, contadino lombardo-veneto, innamorato delle idee di un vecchio anarchico ascoltate fin da bambino davanti al focolare “… gli uomini tutti uguali e liberi, come Dio ci ha creato…». Quando vede quel suo vecchio amico anarchico ucciso con quattro schioppetate dai carabinieri, decide di sostituirsi a lui e di andare a uccidere Mussolini. Va a Parigi, si fa istruire dai compagni che gli insegnano a sparare e poi torna a Roma. In una lussuosa casa di piacere c’è una ragazza, Salomè, che fa parte della banda degli anarchici. E lì, aspettando il momento dell’agguato, il povero Tunin, che in un casotto non c’era stato mai, s’innamora di Tripolina, una sfortunata ragazzina, finita anche lei “a farse pestà a carne dai fetient”. […] Giancarlo mi seguì e anche Mariangela. In una prima versione avevo scritto la parte di Tripolina per Mariangela, mentre pensavo a Simone Signoret per quella di Salomè. Ma Mariangela amava molto la parte di Salomè, così cambiai idea e per Tripolina scelsi la giovanissima e sconosciuta Lina Polito, che si rivelò un vero talento» (Wertmüller).

domenica 3

ore 17.00

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974)

«In quegli anni Enrico [Job] e io eravamo soliti, nei dieci giorni di vacanza che ci regalavamo d’estate, affittare una barca insieme agli amici Giancarla e FrancoRosi, Antonello Trombadori e a volte anche Tonino Guerra o Nori e Sergio Corbucci, e andare in crociera per il Mediterraneo. […] Fu tra le onde di quelle azzurre acque che nacque la favola amorosa dell’industriale milanese Raffaella Pavoni Lanzetti e del marinaio Carunchio. Un naufragio li costringe a confrontare le loro mentalità, una agli antipodi dell’altra: il marinaio comunista e la donna in carriera, dirigente di fabbriche. Due realtà che solitamente si tengono a distanza, ma il destino fa ritrovare i due naufraghi soli su un gommone e poi su un’isolatta deserta, dove i loro mondi si scontrano e diventano battaglia, guerra, e, alla fine, amore. […] In Italia il film andò benissimo. […] Non è facile girare un film che si svolge tutto con due soli personaggi, […]. Da quando sono soli sul gommone, i due portano avanti la loro storia in un’ isola deserta, fra rivendicazioni sociali, vendette, fame e battaglie varie, senza far rallentare la tensione e l’emozione. Gli occhi fiammeggianti di lui e di lei hanno portato dentro quella favola il pubblico di tutto il mondo. Grazie alla bravura di Mariangela e di Giancarlo, il marinaio e la “puttana industriale” sono diventati due sex symbol. Il film è stato un grande successo dovunque. E, ormai, è un cult» (Wertmüller).

ore 19.00

Notte d’estate con profilo greco, occhi a mandorla e odore di basilico (1986)

«Il richiamo dell’azzurro mare della Sardegna ha fatto nascere in me la voglia di tornarci a girare. Si trattava di una storia ironica, il cui primo titolo doveva essere Industriali alla riscossa. Era la voglia di divertirsi un po’ sul problema dei rapimenti, che in quel momento non erano politici, ma solamente malavitosi. Cioè solo un bieco mezzo per fare denaro. Una donna, un’industriale in gamba, impersonata da Mariangela Melato, non tollerando più la parte da coglioni che ci facevano i ricchi di fronte alla criminalità, decide di reagire. Studia la situazione per recuperare i soldi dei riscatti, si associa con le famiglie che avevano sborsato milioni e fa rapire il boss di una banda specializzata in rapimenti con l’idea di farsi restituire tutti i soldi con gli interessi. […] Politica, amore, grottesco, tragedia e ironia sono sempre state le corde della mia chitarra. E hanno dato vita anche questa volta alla scommessa di Notte d’estate con profilo greco, occhi a mandorla e odore di basilico. Per chi si lamentasse per la solita, civettona lunghezza del titolo, sappia che, dopo odore di basilico, il titolo doveva continuare con: denti bianchi e occhi di velluto. È stato solo per un rimasuglio di senso della misura che alla fine ho tagliato i denti e gli occhi» (Wertmüller).

lunedì 4

chiuso

martedì 5

ore 17.00

La poliziotta (1974)

Gianna è la segretaria di un avvocato. Stressata nel luogo di lavoro e frustrata sia dalla relazione con il fidanzato che con la famiglia, lascia tutto e si trasferisce in una cittadina lombarda. Qui, dopo un corso, comincia a lavorare come vigile urbano con grande zelo e applicando alla lettera le regole senza alcun tipo di favoritismi. A farne le spese saranno anche i notabili della città. Per questa interpretazione Mariangela Melato vinse il David di Donatello come miglior attrice nel 1975.

ore 19.00

Sterminate “Gruppo Zero” (Nada, 1974)

Un gruppo di terroristi sequestra in una casa di appuntamenti l’ambasciatore americano e lo nasconde in una fattoria di campagna in attesa che venga pagato un riscatto di dieci milioni di dollari per finanziare la rivoluzione. Ovviamente lo Stato francese non si fa intimidire e reagisce con la forza. «Questi pseudo-rivoluzionari non sono né di destra né di sinistra. Non hanno niente da perdere e niente da guadagnare. A guadagnarci sono soltanto i loro avversari i quali possono così vantarsi di averli domati con un ennesimo massacro. È la riprova di come il terrorismo dei terroristi può essere utilizzato dalla polizia a scopi politici. Mi sono limitato a fare un racconto da “serie nera”. Un chiaro-scuro che sollecita il nostro divertimento. In fondo è un intrattenimento. Il terrorismo fa suspence, è una merce, un valore di scambio; e la morte diventa l’esaltazione degli oppressori» (Chabrol).

mercoledì 6

ore 17.00

Attenti al buffone (1975)

Marcello e Giulia sono una strana coppia ma si vogliono bene. Lui è un violinista bizzarro ma buono, lei una donna irrequieta. Durante l’assenza del marito Giulia va a vivere con un ricco imprenditore, Cesare, fascista e volgare, che pensa che tutto e tutti si possano comprare. Corrompendo i giudici fa annullare il matrimonio di Marcello e Giulia alla Sacra Rota e vorrebbe dare dei soldi a lui per farlo andar via e umiliarlo ancora di più. Marcello però non accetta il denaro e comincia a mettere in discussione il potere di Cesare attraverso l’arma dell’ironia. «Non annovereremo dunque Attenti al buffone tra i film natalizi nel senso digestivo della parola: vuole anzi spettatori digiuni e ben attenti a coglierne i riposti e non sempre facili significati; sebbene il messaggio ch’esso contiene sia compenetrato di cristiana tenerezza e pietà per la condizione umana alle prese con la violenza contemporanea» (Pestelli).

ore 19.00

Ultimatum alla polizia (1974)

Un giovane con problemi psichici fugge dal manicomio. Rapisce due donne, madre e figlia, e si barrica in un casolare minacciando di ucciderle se non gli vienisse consegnata la ragazza più bella del paese, la figlia del sindaco. Quest’ultimo insieme al commissario di polizia e al prefetto cercano altre vie di uscita ma soltanto la ragazza sembra davvero in grado di affrontare la situazione. «Ultimatum alla polizia ha ambizioni non gratuite di racconto morale: la regia di Simenon ha una dignità che, ricavata dal testo di Jean Max, non si disperde nemmeno in certe eccessive verbosità, precalcolate simmetrie, divagazioni impreviste» (Biraghi).

ore 21.00

Todo modo (1976)

Regia: Elio Petri; soggetto: dal romanzo omonimo di Leonardo Sciascia; sceneggiatura: E. Petri, con la collaborazione di Berto Pelosso; fotografia: Luigi Kuveiller; scenografia: Dante Ferretti; costumi: Franco Carretti; musica: Ennio Morricone; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Gian Maria Volonté, Marcello Mastroianni, Mariangela Melato, Ciccio Ingrassia, Franco Citti, Tino Scotti; origine: Italia; produzione: Cinevera; durata: 138′

«Mentre in Italia si scatena una terribile epidemia, un centinaio di “notabili” del partito che governa l’Italia da tre decenni si riunisce in un albergo-convento, costruito nel sottosuolo di una pineta, per eseguirvi un corso di esercizi spirituali condotto dal severo gesuita don Gaetano. In realtà, indifferenti alle prediche del sacerdote, che non ha dubbi sulla loro corruzione, ai convenuti preme soltanto concordare una nuova spartizione del potere. Ben presto la riunione si trasforma in rissa; si arriva persino ad un morto cui altri, misteriosamente, seguono nei giorni successivi, gettando il terrore tra i politici riuniti. Forse l’opera più “politicamente scorretta” sulla figura di Aldo Moro (rappresentato da colui che tutti chiamano “il presidente”). Film cupo, grottesco, profetico, nel quale lo statista democristiano vi è rappresentato come colui che dovrà “portare la croce della mediazione sul Monte Calvario dei nuovi assetti”. Il film fu girato nel 1975, proprio nel momento in cui le BR cominciavano a prendere in considerazione come possibili obiettivi di un sequestro, oltre a Moro, personalità politiche come Giulio Andreotti e Amintore Fanfani» (Christian Uva).

giovedì 7

ore 17.00

Caro Michele (1976)

Michele vive a Londra dopo le rivolte studentesche, mantenendo i contatti epistolare con la madre e alcuni amici, Osvaldo (Lou Castel) e Mara, una ragazza irrequieta. «Mettendo a confronto il film con il mio romanzo, le mie impressioni sono le seguenti. Ho la sensazione che in particolare Monicelli, regista del film, e in genere tutti quelli che vi hanno lavorato, si siano studiati di non tradire il libro, e di non discostarsi quasi mai. Un simile desiderio mi sembra sia visibile ovunque, nella scelta dei volti umani, dei luoghi e degli oggetti, e di ciò sono assai grata ad ognuno» (Ginzburg). Approva anche Morandini: «un buon film, insolito e intelligente».

ore 19.00

Casotto (1977)

Varia umanità arriva, si ferma, convive, durante una calda domenica d’agosto, in un “casotto”, ovvero una cabina sulla spiaggia libera di Ostia. Accade di tutto. Poi, nel tardo pomeriggio, un acquazzone fa scappare via tutti. Il “casotto” resta vuoto…«Con Sergio Citti ho fatto Casotto, il primo film che feci con lui. Doveva essere un film a basso costo e mi interessava molto l’idea di un film dentro una cabina da spiaggia, tutto là dentro, con tanti personaggi; mi sembrava che potesse venirne fuori un lavoro un po’ astratto, molto moderno» (Cerami).

ore 21.00

Il gatto (1977)

«È un film grottesco […]. Si colloca fra Lo scopone scientifico e Cavalca la tigre [A cavallo della tigre], riproponendomi la collaborazione con Rodolfo Sonego che si rivelò molto redditizia nel primo dei due film sunnominati. Vuole divertire, e del resto non saprei fare un film senza divertire: ma vuole divertire senza fare acrobazie, insomma niente commedia all’italiana, essendo stata messa al bando la battuta fine a se stessa» (Comencini).«Un avvio curioso; e promettente. Un vecchio edificio nel centro di Roma. Una pittoresca sequela di inquilini, con i fitti bloccati, cui i padroni di casa, un fratello e una sorella stravaganti, avarissimi, bisbetici, tentano in ogni modo di dare lo sfratto per poter ricavare un miliardo da una vendita che riusciranno a effettuare solo quando l’edificio sarà del tutto sgombro» (Rondi).

venerdì 8

ore 17.00

La presidentessa (1977)

Regia: Luciano Salce; soggetto: dalla commedia omonima di Pierre Veber e Maurice Hennequin; sceneggiatura: Ottavio Jemma; fotografia: Ennio Guarnieri; scenografia: Dante Ferretti; costumi: Gianfranco Carretti, Paola Comencini; musica: Lelio Luttazzi; montaggio: Antonio Siciliano; interpreti: Johnny Dorelli, Mariangela Melato, Gianrico Tedeschi, Vittorio Caprioli, L. Salce, Elsa Vazzoler; origine: Italia; produzione: Capital Film; durata: 105′

«A venticinque anni di distanza dall’edizione che ne curò Pietro Germi, torna sugli schermi un cavallo di battaglia del teatro burlesco; quella commedia di Hennequin e Veber che ha fatto il solletico, con le sue situazioni piccanti, a nonni e nipoti. Dove si contemplano i buffissimi guai provocati da una canzonettista tentata dalla danza: la capricciosa Yvette, che passando da un letto all’altro otterrà finalmente il successo dopo aver scoperto gli altarini dei potenti. In questo remake, […] l’azione si svolge nell’Italia degli anni Cinquanta, e prende le mosse da una villa vicentina, d’improvviso messa a soqquadro da un quiproquo tanto più malizioso quanto più il padrone di casa è un severo presidente di tribunale, amico di notabili corrotti, ma finalmente deciso a denunciarne le magagne. Impresa impossibile, perché Yvette, fingendosi sua moglie, seduce il ministro della giustizia, e il nostro magistrato, all’oscuro della tresca, accarezza l’idea di far carriera. […] Siamo nel surreale, nel cinema al pepe che dietro il paravento degli anni Cinquanta scotta ancor oggi. E siamo alle prese con attori ormai bravi professionisti del brillante: una effervescente, aguzza, spiritosa Mariangela Melato, un disinvolto Johnny Dorelli nella doppia parte del ministro e del nipote, un Gianrico Tedeschi argutamente pittoresco. Fra i simpatici comprimari merita un occhio di riguardo Elsa Vazzoler, anch’essa, giacché occorre, spinta allo spogliarello. Nelle soffitte del ministero, dove sono ammucchiate celebri opere d’arte, i topi chi preferiscono? Ma diamine, il Parmigianino» (Grazzini).

ore 19.00

Saxofone (1978)

Fiorenza lascia la premiazione di un torneo di tennis vinto dal marito e ha un incidente d’auto. Viene soccorsa da uno strano giovane che si fa chiamare Saxofone perché va in giro per Milano suonando il suo sax e dispensando consigli e riflessioni alle persone incontrate. Fiorenza incuriosita dal giovane lo segue dappertutto affascinata dal suo modo di vivere e dalle cose che dice.

ore 21.00

Il petomane (1983)

Pujol si esibisce in un locale di Parigi con un numero di petomania. Quando uno dei figli, che compongono la sua orchestra, lo abbandona inizia una serie di audizioni per sostituirlo. Incontra così una bella e giovane violoncellista, Catherine, di cui si innamora. Dopo aver vinto un processo mossogli per atti immorali, abbandona l’attività e sposa la giovane. Non riuscendo a resistere torna sul palcoscenico per sfidare una concorrente ma all’evento assiste anche Catherine. Pujol fugge ma l’amore della ragazza gli farà rivalutare il proprio talento. «Sempre con un piede nell’alta cultura e l’altro nella suburra, Festa Campanile ha fatto uno dei suoi film più enigmatici, alternando rimpianti crepuscolari e gagliardi contrappunti dal fondo schiena» (Kezich).

sabato 9

ore 17.00

Oggetti smarriti (1980)

Stazione Centrale di Milano. Marta, una signora borghese in crisi, si perde per un giorno e una notte, tra i corridoi dell’edificio. Non è sola però. È in compagnia di un suo vecchio amico. «Il film […] rientrava in un pacchetto, formato da La luna e La tragedia di un uomo ridicolo di Bernardo, Io con te non ci sto più di Gianni Amico e Sconcerto rock di Luciano Manuzzi, reso possibile dal grande potere contrattuale acquistato da Bernardo dopo il successo internazionale di Ultimo tango a Parigi e -in parte – di Novecento. Avevo letto da poco Un cielo più piccolo, un romanzo di uno scrittore inglese […]: la storia di un modesto impiegato che un giorno, persosi nella stazione di Paddington, decide di rimanervi, rinunciando al lavoro e alla famiglia. Inizialmente pensavo ad un semplice adattamento. In seguito, lavorando sul soggetto assieme a Enzo Ungari, Mimmo Rafele e Lidia Ravera, vien fuori l’idea di questa donna che si perde alla stazione di Milano per un giorno ed una notte. Faccio leggere il soggetto a Mariangela Melato che ne è entusiasta. Scriviamo la sceneggiatura e la Fiction – in pratica mio fratello Bernardo – lega produttivamente il film a La luna. […] Il percorso che compie il personaggio interpretato da Mariangela Melato allora mi piaceva chiamarlo presa di “incoscienza” e non di “coscienza”: solo toccando e scoprendo le parti più nascoste di se stessi si poteva forse arrivare all’idea di cambiare la propria persona, superando anche una serie di nevrosi tipiche della classe sociale borghese a cui la donna apparteneva» (Giuseppe Bertolucci).

ore 19.00

Aiutami a sognare (1981)

Francesca è una giovane vedova con tre bambine. Come tutti nell’estate del ’43 è costretta a lasciare Bologna per la campagna. Per le bambine è quasi una vacanza per Francesca un modo di rivivere i ricordi lontani di momenti felici passati negli stessi luoghi. È corteggiata da Guido, un vecchio amore, e da Mario, un giovanotto focoso, ma li rifiuta entrambi preferendo la compagnia delle amiche. Tutto cambia quando incontra un aviatore americano costretto ad atterrare in zona. «Avati è un piccolo poeta della vacanza che si muove sulla Carta del Tenero. Contano le sfumature, le annotazioni apparentemente marginali, il pudore dei sentimenti, la sciolta leggerezza dei passaggi narrativi e descrittivi. Cinema anomalo che si sottrae ai modelli italiani, lontano dai canoni della commedia italiana» (Morandini).

ore 21.15

Bello mio bellezza mia (1982)

Gennarino è un siciliano povero costretto a lasciare la sua terra perché ha avuto una relazione con la moglie di un mafioso, Don Mimì. Pur avendo promesso in sogno a San Totino che avrebbe condotto una vita regolare, a Milano incontra Armida una prostituta e ne diventa l’amante e protettore. Dopo poco tempo Don Mimì lo ritrova e lo costringe a lavorare per lui. Gennarino si innamora di una fioraia sordo-muta e vorrebbe cambiare vita ma non sarà facile come pensa.

«In questo film c’è pressoché tutto quello che fa ridere gli italiani e rassicura la grande platea, comprese un po’ di parolacce, molte situazioni eccentriche e capocciate contro i lampioni. Ma ci sono anche attori di razza, e per regista una vecchia volpe».

domenica 10

ore 17.00

Un uomo perbene (1999)

Il film ricostruisce la triste vicenda giudiziaria di Enzo Tortora. Il famoso presentatore televisivo viene chiamato in causa da alcuni camorristi come corriere della droga e affiliato. Per questo viene arrestato nel 1983 e processato. Dovrà aspettare alcuni anni per veder riconosciuta la sua innocenza. «Il film, asciutto, onesto, discreto anche se un po’ penalizzato da troppe ellissi (dell’impegno del presentatore a favore della “giustizia giusta” non vi è traccia) è un classico esempio di cinema civile che crede nella propria funzione morale dando spazio alle informazioni e alla polemica nei confronti di giudici incompetenti, che diedero credito alle dichiarazioni di criminali megalomani e psicopatici, pronti a fare qualsiasi nome pur di ottenere qualche beneficio in cambio» (De Luca).

ore 19.00

L’albero di Guernica (1975)

Durante la guerra civile spagnola a Villa Ramiro, povero villaggio della Castiglia, un pittore di nobili origini e una contadina decidono di lottare dalla parte dei repubblicani dopo essersi incontrati a Guernica nel giorno del bombardamento fascista. Lui combatte dal cielo con un piccolo aereo, lei con gli altri abitanti di Villa Ramiro. Quando la resistenza del villaggio viene sconfitta e comincia una feroce repressione da parte dei franchisti, i due giovani saranno tra i pochi a salvarsi.

ore 21.00

Orlando furioso (1973)

«Da uno spettacolo che era una tumultuosa festa popolare, oltre che un’esibizione di teatranti scatenati, Ronconi ha cavato un audiovisivo che per alcuni versi è di segno opposto alla versione teatrale, pur conservandone la coniugazione di ironia e straniamento, la rottura delle tradizionali logiche espositive e narrative, l’audacia delle sperimentazioni registiche. Il fantastico vagabondaggio dei personaggi ariosteschi è chiuso in saloni, scale, soffitte e cortili del Palazzo Farnese di Caprarola (VT) o, in misura minore, delle Terme di Caracalla, trasformati in un arsenale di macchine, sorprese scenotecniche, carrelli invisibili che trasportano gli attori. Tra le due tendenze primigenie del cinema – la realistica (Lumière) e la fantastica (Méliès) – Ronconi ha scelto la seconda, in coerenza con l’Ariosto e la propria poetica» (Morandini).

lunedì 11

chiuso

martedì 12

ore 17.00

Dimenticare Venezia (1979)

In una casolare nelle campagne trevigiane vivono insieme quattro donne: Marta, ex cantante lirica, la nipote Anna, Claudia, un’orfana da loro accolta quand’era bambina, e la vecchia domestica Caterina. Un giorno giunge in visita da Milano Nicky, il fratello di Anna, in compagnia di un amico, Picchio. Prima di fare una gita a Venezia le abitanti della casa e gli ospiti partecipano alla festa di matrimonio di una giovane coppia del paese. Ciò che accade durante la festa segna irreversibilmente i loro destini. «L’opera è di quelle austere, calibrate e giostrate sul filo precario che si stende dall’estetismo viscontiano alla poesia bergmaniana: un esercizio difficile e ardito che ha spezzato le braccia a parecchi registi di classe, ma che Brusati affronta con pulizia morale o tecnica di qualità superiore» (Caprara).

ore 19.00

Il buon soldato (1982)

Marta è infelice perché sposata con un uomo superficiale. Un giorno alla stazione del paese incontra Tommaso un giovane in partenza per il servizio militare. L’incontro, pur breve, le darà la capacità di guardare diversamente alla propria esistenza. Lascia il marito e ricomincia una nuova vita con la figlia. Tommaso invece va incontro a una serie di tristi eventi ed incontri che segneranno negativamente la sua giovane esistenza. «Pur conservando alcuni stridori, e qualcosa di non pienamente risolto, “Il buon soldato” va dunque compreso fra le opere curiosamente inquiete della stagione. Dove sarcasmo, tenerezza e pietà si tengono per mano nella rappresentazione di un’epoca scervellata, in cui almeno un certo tipo di donna non accetta sconfitte» (Grazzini).

mercoledì 13

ore 17.00

Panni sporchi (1999)

La famiglia Razzi da due generazioni gestisce un’azienda che produce una caramella digestiva alla cicoria, creata dal nonno farmacista. La gestione di Furio, genero del capofamiglia Razzi, è da quest’ultimo osteggiata e l’azienda è data in mano al nipote Camillo, che però si rivela un incapace. Da qui le dinamiche malate dei rapporti familiari non potranno che venire a galla. «Arrivato in buona salute alla bella età di 84 anni e con oltre mezzo secolo di carriera alle spalle, Monicelli continua a gettare il proprio occhio acuto e lucido sull’Italia contemporanea, anzi sulla famiglia italiana di questa fine Millennio: microcosmo dove vengono a galla tutte le contraddizioni, le frizioni, le incomprensioni di un tessuto sociale troppo spesso spezzettato e privo di punti di contatto» (Segnalazioni cinematografiche).

ore 19.00

Vieni via con me (2005)

A Utica, cittadina nello Stato di New York abitata per lo più da italo-americani, vive Maria con il più piccolo dei suoi figli Santino. Maria pensa di riuscire a tenere Santino lontano dalla cattiva strada, anche se gli altri due figli cercano di aprirle gli occhi sulle attività del fratello e il defunto marito le appare di notte per criticarla. Quando arriva Giovanni, un vecchio amico di famiglia, sembra possibile un cambiamento nella vita di Maria e Santino.

ore 21.00

Lo chiameremo Andrea (1972)

Paolo e Maria sono due insegnanti nella stessa scuola elementare e stanno insieme da tanto. Pur volendoli non riescono ad avere figli. Maria dà la colpa a Paolo ma dopo una visita si scopre che è lei ad avere dei problemi. Un dottore le consiglia riposo e aria buona. Maria pensa di sapere qual è il momento migliore per rimanere incinta e costringe Paolo a degli incontri nei luoghi e momenti più strani. Tanto grande è il desiderio che Maria ha una gravidanza immaginaria. Questa delusione la porta a chiedere aiuto a una chiromante. «Però quello che rende il film amabilissimo, anche al di là dei suoi meriti, è la pulizia di fondo. De Sica sorretto dal soggetto e dalla sceneggiatura civilissimi di Zavattini, conferma che la discrezione è una moneta che si può spendere non meno fruttuosamente della volgarità» (Castellano).

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