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Doppia razione di rock al Container con The Answer e The Dead Daisies

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LIVE REPORT – Ci troviamo in provincia di Ascoli Piceno, precisamente a Grottammare, per una serata targata Kimera Rock, che in questa occasione porta sul palco del Container due band d’eccezione: The Answer e The Dead Daisies, per una doppia razione di rock.
Ecco il report della serata del 17 dicembre, fatto in collaborazione con Metalforce.

The Dead Daisies
C’è un pubblico numeroso in questa fredda serata di metà dicembre, ma niente paura: siamo tutti certi che a riscaldare l’ambiente ci penseranno i protagonisti che a breve entreranno in scena… e in parte anche la birra che, nell’attesa, sta entrando nella circolazione sanguigna di gran parte dei presenti (e ce ne se accorgerà presto).
“Make some noise!” è il titolo del loro ultimo album e non ci si pensa due volte: The Dead Daisies vengono accolti dal boato del pubblico del Container che, tra urla ed applausi, coprono anche le note dell’insolito mix “Whole Lotta Sabbath” (un particolare “composto” nato miscelando “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin e “War Pigs” dei Black Sabbath) che, nel frattempo, sta risuonando in sala ed accompagna il loro ingresso.
E’ questo il volto più rock’n’roll della serata, quello più frizzante ed esplosivo: i The Dead Daisies, con il loro sound travolgente e coinvolgente, fanno cantare, saltare e ballare tutta l’audience con pezzi come l’iniziale “Long Way To Go” o la successiva “Mexico”.
L’entusiasmo è già alle stelle, grazie alla carica che ci danno; l’energia man mano cresce al passo della loro musica.
“Make some noise” – ci strilla in faccia John Corabi – “Non vi sento! Make some noise!!!” ci ripete. E noi non ce lo facciamo dire due volte: si grida il più forte possibile per cantare con loro la title track dell’ultimo lavoro.
E’ festa grande al Container, il divertimento dilaga sopra e sotto il palco: Marco Mendoza distribuisce plettri à gogo, lanciandoli in mezzo ad pubblico sempre più fomentato, mentre l’istrionico John ci incita a cantare e battere le mani al ritmo di “Fortunate Son”.
Cinque artisti di grande valore, con dei trascorsi da far invidia a chiunque, tra Whitesnake, Mötley Crüe, Ozzy Osbourne, Thin Lizzy…e chi più ne ha più ne metta. Cinque personalità diverse, ma che si amalgamano alla perfezione e costituiscono, con le loro qualità, una squadra vincente sotto ogni punto di vista: il camaleontico Corabi adatta la sua voce ad ogni brano, primordiale e grintoso quanto basta e maliardo all’occorrenza; David Lowy compie il suo lavoro con professionalità, senza eccessi, ma ben presente con i suoi riff graffianti su pezzi come “All The Same”.
Se da una parte Marco Mendoza è l’anima più latina della band, tra balletti, saltelli e ritmi indiavolati a suon di samba, dall’altra Doug Aldrich, con letale freddezza, ci trafigge con i suoi assoli, mettendo in mostra un classe ed un gusto che pochi altri al mondo possono vantare: ascoltatelo su “The Last Time I Saw The Sun”, dove le sue dita danzano veloci sulle corde della sua chitarra e mandano in visibilio i fan assiepati alle transenne. Chapeau!
E poi c’è Brian Tichy, un vero animale da palcoscenico, che martella senza sosta dall’inizio alla fine, un giocoliere della bacchetta che concretizza le innumerevoli acrobazie sui tamburi in un assolo da dieci e lode: funambolico!
Ed è tempo di presentarceli questi fenomeni: e così ecco John che, tra gli accenni di “Highway To Hell” (Ac/Dc) e quello di “Living After Midnight” (Judas Priest), ad uno ad uno ce li fa conoscere ed applaudire; e per creare una maggiore empatia con il pubblico, Marco e Doug scendono in platea durante “Join Together” proprio per dare il giusto senso alle parole del famoso brano degli Who e, continuando a suonare, creano una magica atmosfera con i fan che li circondano e li stringono, calorosamente, con un virtuale abbraccio.
E il loro excursus nella storia della musica non si ferma qui, perché dopo averci dato una bella shakerata con la veloce “Mainline” (che dedicano alla loro crew e che scatena il pogo in mezzo la sala), eccoli cimentarsi con qualche altro classico anni ’60, totalmente rinnovato e proposto alla loro maniera, come “Helter Skelter” (con un intermezzo zeppeliniano di “Nobody’s Fault But Mine”), “My Generation” e la settantiana “Midnight Moses”, con la quale chiudono la loro adrenalinica performance.
Che dire… con i The Dead Daisies, non si smette mai di stupirsi, ma, soprattutto, non ci si annoia: ogni loro concerto è una bomba ad orologeria che puntualmente scoppia appena mettono piede sul palco e il party, con loro, è assicurato!

Setlist:
Intro – Whole Lotta Sabbath (Whole Lotta Love / War Pigs mashup intro)

  1. Long Way To Go
  2. Mexico
  3. Make Some Noise
  4. Song And A Prayer
  5. Fortunate Son (Creedence Clearwater Revival cover)
  6. All The Same
  7. The Last Time I Saw The Sun
  8. Drum Solo
  9. Join Together (The Who cover)
  10. With You And I
  11. Mainline
  12. Helter Skelter (The Beatles cover)
  13. My Generation (The Who cover)
  14. Midnight Moses (The Sensational Alex Harvey Band cover)

THE DEAD DAISIES lineup:

    • John Corabi – Vocals/Guitar
    • Doug Aldrich – Lead Guitar/Vocals
    • David Lowy – Rhythm Guitar/Vocals
    • Marco Mendoza – Bass/Vocals
    • Brian Tichy – Drums

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The Answer
Anche questa sera si ripete la scena già vista, poco meno di quindici giorni fa, in quel di Milano, e terminata l’esibizione dei The Dead Daisies, la sala sembra svuotarsi sensibilmente. In effetti, sondando qua e là, erano sicuramente in stramaggioranza più i fan della band d’oltreoceano, piuttosto che gli estimatori di coloro che tra poco saliranno sul palco: The Answer.
Senza nulla togliere alla formazione nord-irlandese, i The Dead Daisies possono contare su una maggiore notorietà grazie alla consolidata fama dei loro componenti, tanto da farli sembrare una sorta di super-gruppo. Eppure i The Answer hanno dimostrato, ancora una volta, il loro valore e pian piano stanno conquistando una bella fetta di pubblico anche da noi. Con il loro ultimo album “Solas”, si sono riappropriati delle loro origini celtiche e sono passati dal dinamismo dei primi lavori, alla ricercatezza sonora che li ha portati ad esplorare nuovi territori musicali e a fondere il rock/blues con le tipiche sonorità delle loro terre, ampliando così il loro bagaglio culturale. Una scelta decisamente coraggiosa.
Già l’iniziale titletrack del nuovo disco, ci fa immergere nella loro musicalità ipnotica, che man mano ci conquista e ci fa vivere momenti emozionanti, grazie all’intensa interpretazione di Cormac Neeson. Voce graffiata la sua, che colora, con le sue tonalità calde, ogni brano che canta, rendendo il tutto ancora più interessante, come sulla malinconica “Beautiful World”, dando un volto più elaborato, e meno sbarazzino, alla serata.
Il simpatico singer, presentando la band, ci ringrazia per essere qui stasera, in una cittadina in cui, come lui stesso ci dice, tornerà presto visto il cibo squisito e, soprattutto, il buon vino che ha degustato nel pomeriggio. Qualcuno, tra il pubblico, gli dà il benvenuto con un panettone e una bottiglia di grappa che, ovviamente, il lungocrinito Cormac non rifiuta di accettare.
I quattro ragazzi hanno anche tutte le carte in regola per percorrere le strade asfaltate di puro rock’n’roll ed eccoli allora cambiare registro, premere il pedale della distorsione e aumentare il gain dei loro amplificatori con “New Horizon” che, come la successiva “Demon Driver Man”, mette in moto l’headbanging cadenzato di un pubblico sempre più catturato dai loro brani, che conquistano anche coloro che, fino a quel momento, non li conoscevano.
Il grande lavoro di una robusta ed instancabile sezione ritmica, formata da Micky Waters al basso e da James Heatley alla batteria, mette ancor più in risalto le doti e la sensibilità di Paul Mahon che, con la sua chitarra ci regala tante piccole perle che impreziosiscono la loro musicalità.
Imbracciata una sei corde, Cormac ci avvolge con le piacevoli melodie di “Tunnel” e, con la sua voce, ci accarezza delicatamente come il soffio leggero del vento, così come farà anche su “In This Land”, resa ancor più particolare dalle armonie che Paul disegna col suo mandolino elettrico.
I The Answer costruiscono i loro arrangiamenti con grande sensibilità, aggiungendo quelle piccole sfumature che rendono ancor più godibile la loro proposta: i controcori di Micky e James, che accompagnano il canto di Cormac su “Thief Of Light”, sono da applausi e sembrano trasportarci in un’altra dimensione.
Ma il rock scorre forte nelle loro vene e allora ecco la sfrenata “Demon Eyes” durante la quale l’incontenibile frontman salta la barriera che lo divide dal resto della sala e continua a cantare in mezzo ad un pubblico in cui arde sempre più forte la sacra fiamma del rock’n’roll.
Chiudono con la giocosa “Battle Cry”, che tutti insieme accompagniamo col battito festoso delle nostre mani, a dimostrazione che la musica rock riesce sempre ad unire tutti e ci fa dimenticare, almeno per qualche ora, i tanti problemi che quotidianamente affrontiamo.
Insomma, una serata proprio all’insegna della “raw emotion”, come la stessa Kimera Rock sottolinea nei suoi eventi. Il poter poi incontrare tutti i protagonisti di questa meravigliosa kermesse, è stata la ciliegina sulla torta: tra foto, autografi, selfie e qualche chiacchiera, ognuno dei presenti ha potuto stringere le mani e salutare di persona i ragazzi dei The Answer, che si sono intrattenuti a lungo con tutti noi, così come avevano fatto i The Dead Daisies poco prima dell’inizio del concerto.
Un grazie particolare va ad Andrea Pellegrini e a tutto lo staff della Kimera Rock, per la particolare cura ed organizzazione, ma soprattutto gli va dato atto di una costante e sempre più evidente crescita nell’ambito del lavoro che stanno svolgendo. Continuate così ragazzi!

Setlist:

      1. Solas
      2. Beautiful World
      3. New Horizon
      4. Demon Driver Man
      5. Tunnel
      6. Waste Your Tears
      7. Untrue Colour
      8. In This Land
      9. Thief Of Light
      10. Come Follow Me
      11. Demon Eyes
      12. Being Begotten
      13. Spectacular
      14. Battle Cry

THE ANSWER lineup:

        • Cormac Neeson – Vocals
        • Paul Mahon – Guitars
        • Micky Waters – Bass
        • James Heatley – Drums

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foto: Salvatore Marando

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