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#EstateRomana – La libreria Pagina 348 e la Biblioteca Laurentina Incontrano Paolo Di Paolo

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Nell’ambito della rassegna “La Biblioteca incontra la Libreria” (e viceversa) che ha visto una tappa settembrina presso la consueta sede del Centro Culturale Elsa Morante sito nel quartiere Laurentino nella zona sud di Roma, abbiamo incontrato Paolo Di Paolo.

Paolo Di PaoloPaolo Di Paolo

Saggista, romanziere, autore di libri per bambini, conduttore radiofonico e altro ancora, il giovane intellettuale (classe 1983) ha affrontato il tema del passaggio fra le epoche nell’incontro con il pubblico e sul palco, animato da Marco Guerra, titolare della libreria Pagina 348 di Via Cesare Pavese, e da Raffaele Caiazza di Biblioteche di Roma. Lo ha fatto partendo da uno dei suoi libri recenti (“Svegliarsi negli anni venti” edito da Mondadori) e dal confronto fra gli anni ruggenti (gli anni venti del novecento) ed il decennio corrente, segnato dagli eventi che tutti conosciamo.

E, tuttavia, senza cadere nei facili parallelismi (l’epidemia di febbre spagnola e quella di covid, separate quasi esattamente da un secolo) il tema dell’epoca e della “fin de siecle” è stato affrontato da un punto di vista della interiorità, privata e collettiva, che ci porta tutti – specialmente i meno giovani fra noi, uomini e donne del novecento – ad una ricerca di un “ubi consistam” esistenziale, nel tentativo di costruire un rapporto con il tempo che passa, abbracciando, appunto, due secoli. Un’impresa faticosa.

E’ lo stesso dilemma che nel 1939 si pose a Stefan Zweig nel suo struggente “Il mondo di ieri” ed è anche la lusinga, non sempre feconda di cose belle, della nostalgia che tutti può intrappolarci in una rigidità post mortem ancora da vivi.

Di Paolo ha ragione su una cosa: un secolo non muore a ritmo di calendario, ma sopravvive nella memoria e nel cuore di chi vi nasce e viene trasportato dall’incedere del tempo nel secolo nuovo, scomparendo a poco a poco con la conclusione delle vite dei singoli. E se il Novecento è ancora vivo insieme a noi, sopravvivono di esso anche gli orrori: il “secolo breve” è stato, certamente, il più sanguinoso e rivoluzionario ottovolante della storia umana, un secolo con il piede premuto a tavoletta sull’acceleratore.

Zweig scrive attonito della dissoluzione della vecchia Europa, del disfacimento della pax austroungarica, della dolce Vienna, di quel modo di vivere in un periodo di pace sufficientemente prolungato da far dimenticare la nozione orrida della guerra. E poi descrive l’accelerazione verso gli anni grigio ferro dei regimi, la perversione del mondo (i cui semi avvelenati però trovavano terreno fertile nei limacciosi sedimenti della psiche collettiva di quel mondo in apparenza pacifico).

Forse il ventunesimo secolo non ci porterà un nuovo suicidio dell’Europa (sarebbe il terzo, a conferma di una salma che non vuol saperne di restare sepolta), ma, certamente, è un secolo che ci spinge al pessimismo sotto l’egida di super problemi come la crisi ambientale. L’individuo esposto alla globalità delle grandi questioni e immerso in un flusso di informazione e conoscenza continuo, permeante, incancellabile e pervasivo di ogni momento delle nostre giornate, si sente perso e rischia di scivolare in un atteggiamento di passività fatalistica dal retrogusto vagamento apocalittico.

E allora ci chiediamo dove sia la speranza per il futuro, un qualche chiarore che indichi l’incedere di un’alba in una notte buia e senza luna. Di Paolo ci dice che mai come in quest’epoca tutti hanno accesso alla conoscenza in modo veloce ed efficace, mai come in quest’epoca la comunicazione che ha da tempo lasciato indietro “feticci novecenteschi” come la carta stampata porta quella conoscenza ovunque e in qualunque momento.

Cerchiamo quindi, soprattutto noi sopravvissuti del Novecento, di non imbozzolarci in una visione chiusa e rinunciataria di un’epoca che potrà anche presentare punti di contatto e similitudini con il passato relativamente prossimo, ma che, certamente, deve ancora scrivere la parte più avvincente del proprio racconto.

La serata si è conclusa con le domande del pubblico, come sempre numeroso e partecipativo, e con le interviste di rito.

Si prevede che, dato il successo, altri appuntamenti autunnali della Rassegna possano essere presto messi in programmazione.

Cosimo Benini ed Elena Martinelli

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