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Festival Internazionale del Film di Roma rende omaggio a Lelio Luttazzi

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Il Festival Internazionale del Film di Roma, la Fondazione Lelio Luttazzi e la sua compagna di sempre, Rossana Luttazzi, rendono omaggio al maestro Lelio Luttazzi, una delle più importanti e poliedriche figure del panorama artistico internazionale. Lo fanno donando al grande pubblico un film inedito, non solo interpretato ma anche scritto e diretto da Lelio Luttazzi: ‘L’Illazionè. La copia del film è stata restaurata da ‘L’immagine ritrovatà di Bologna, con la supervisione di Cesare Bastelli. Luttazzi diede vita a quest’opera, in un primo tempo pensata come telefilm, negli anni successivi alla triste vicenda giudiziaria che lo vide ingiustamente coinvolto negli anni ’70. Un gruppo di persone, tra cui un giudice, si trovano riunite in una villa di campagna. Attraverso apparentemente innocenti e amichevoli chiacchiere formali davanti a un bicchiere di vino, il giudice, ambiguo e spietato, imbastisce un processo kafkiano a uno di loro, che nel film è l’unico personaggio che non ha neppure una battuta. Vittima o assassino? Innocente o colpevole? Giustizia o ingiustizia? È un film di dialoghi, di atmosfere, con una parte un pò onirica. È figlio del suo tempo e risente quindi un pò del clima e delle mode di quegli anni. Narra di un giudice che, trascinato dalla moglie che vorrebbe vivere fuori dalla città, si reca controvoglia alle porte di Roma per vedere un terreno in vendita. Decio, il proprietario del terreno, e la sua fidanzata Paola invitano con l’occasione il giudice e la moglie a unirsi a una cena che hanno organizzato con due amici, una coppia, nella loro casa di campagna attigua al terreno. I sei personaggi finiranno per trascorrere tutta la notte in salotto, accanto al caminetto. Tra giochi di società, bicchieri di vino e amichevoli e formali chiacchiere si dipana in realtà tra di loro una sottile trama di relazioni conflittuali. Decio è uno scrittore anticonformista e ironico, la sua giovane amica teorizza l’amore libero e privo di gelosie, il giudice si pone invece come ambiguo paladino dell’ordine costituito. La coppia amica di Decio e Paola è reduce da un grave lutto: la perdita del neonato figlioletto nato deforme. Inoltre Lorenzo, il padre, è perseguitato da misteriose lettere anonime che l’hanno gettato in una profonda depressione, tanto che per tutta la durata della storia non pronuncerà mai una parola. Decio intercede per l’amico e chiede consiglio al giudice circa il da farsi in questi casi. Il magistrato, forse per deformazione professionale, forse per cinismo, imbastisce allora, in un balletto di sospetti, una specie di pacato ma crudele gioco processuale in cui le vittime si trasformano in immaginari colpevoli e in cui tutti sono costretti a calarsi, tra il sogno e la visione, in una serie di specie di ‘flash back’ monocromatici che ricostruiscono le supposizioni di reato. L’alba arriverà a scolorire (forse) i sospetti e le illazioni. Ma non sarà un lieto fine. Conosciuto al grande pubblico come jazzista, compositore di colonne sonore in numerosi film, autore di commedie musicali oltre che protagonista della storia della televisione, Lelio Luttazzi fu il creatore di trasmissioni tv come ‘Studio Unò e ‘Teatro 10’, e radiofoniche, con ‘Hit Paradè. Tra il 1953 e il 1972, Luttazzi è stato anche attore in una dozzina di film come L’avventura di Michelangelo Antonioni, Oggi domani dopodomani di Marco Ferreri, Eduardo De Filippo e Luciano Salce, L’ombrellone di Dino Risi.

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