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FREEDOM CALL: HAPPY METAL PARTY AL CROSSROADS

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E’ il 25 aprile, Anniversario della Liberazione, in questo giorno così importante numerose sono le manifestazioni celebrative in ricordo della conquista della tanta agognata libertà. Libertà, che bella parola, e proprio oggi al Crossroads di Roma arriva un gruppo il cui nome è adattissimo per l’occasione: Freedom Call.

Certo, non ci sono partigiani sotto il palco questa sera, ma un bel numero di metallari sicuramente sì, per accogliere una band che fa di ogni concerto una festa, dove l’allegria regna sovrana.

Ad accompagnarli nel loro tour europeo ci sono i Dragonhammer e per le due date in suolo italico anche gli Infinita Symphonia.

Infinita Symphonia.

Sono proprio questi ultimi ad avviare la serata. Luca Micioni & co. hanno poco tempo a disposizione per eseguire la loro setlist, ma come loro solito lo fanno con bravura e qualità tecniche ormai collaudate.

Iniziano con “If I Could Go Back” e poi “The Last Breath” presentandosi così a chi ancora non li conosceva col loro sound intriso di sonorità power/progressive e quel pizzico di melodia che fa capolino di tanto in tanto nelle loro composizioni, sonorità che in alcuni passaggi mi ricordano i Queensryche dell’era migliore.

I quattro esprimono sul palco tutta la loro voglia di suonare con una bella performance, dove Luca mette in evidenza le sue doti vocali e le adatta alle armonie della loro musica, sia nei momenti più rock che in quelli più emozionali.

Intensi e passionali gli assoli che Gianmarco Ricasoli “estrae” dalla sua chitarra e naturalmente la sezione ritmica di Alberto De Felice (basso) ed Ivan Daniele (batteria) è ormai una garanzia, una conferma di quanto visto in altre occasioni.

La loro esibizione è stata anche seguita con interesse da alcuni membri dei Freedom Call, non nuovi a questa “pratica”.

Gli Infinita Symphonia ci regalano così una bella prova con gli ultimi due pezzi “Fly” e “Here there’s no why”, dovendo però tagliare un altro brano previsto in scaletta per esigenze di programma. Questo comunque non ha impedito al pubblico del Crossroads, di apprezzare appieno le loro doti e capire di che pasta sono fatti.

Forse una piccola critica va fatta proprio ai presenti che li hanno seguiti quasi tutti seduti comodamente ai tavoli e questo non fa molto “rock”.

Dragonhammer

Il breve cambio palco ci prepara all’arrivo dei Dragonhammer. La band romana è reduce dal fortunato tour europeo come special guest dei Freedom Call che li ha portati in Germania, Spagna e Portogallo, dove hanno riscosso un meritato successo ed apprezzamenti più che positivi.

L’intro futuristica ed apocalittica di “It’s beginning”, ci conduce verso l’inizio del loro show ed eccoli partire subito a mille con “The End Of The World” una mazzata di power metal micidiale, nella quale le chitarre di Max Aguzzi e Giuseppe De Paolo sprigionano tutta la loro potenza di fuoco, con riff molto aggressivi.

Proseguono con “Seek In The Ice” e “YMD (You Must Die)” dove, soprattutto nel primo dei due brani, si mettono bene in evidenza le tastiere di Giulio Cattivera, che trasporta il sound della band verso lidi più prog e arricchendolo di linee melodiche.

Escludono un brano previsto in scaletta e dopo “Fear Of A Child”, Max da buon frontman, prova a coinvolgere il pubblico facendolo cantare insieme a lui “The X Experiment”, la title-track del loro ultimo album, e la platea risponde abbastanza compatta alla chiamata. Diciamo che “l’esperimento” è abbastanza riuscito, anche se credo che all’estero la risposta sia stata maggiore, ma il metallaro italiano, o meglio romano, è decisamente più timido.

Poi tocca all’omonima “Dragonhammer”, potente e massiccia proprio come il basso (e il fisico) di Gaetano Amodio e ci salutano, raccogliendo tantissimi applausi, con “The Last Solution”.

Una piccola postilla, se me lo consentite, vorrei farla per dire giusto due parole sul loro batterista Andrea Gianangeli, che ha dato un saggio della sua bravura. Assolutamente perfetto, non risparmia le proprie forze e le mette tutte al servizio del gruppo e, cosa molto importante, si diverte a suonare, lo si vede mentre è lì sul palco, decisamente il suo habitat naturale, dove può spaziare dalla velocità alla potenza con grande naturalezza e perizia tecnica. Un grande acquisto per i Dragonhammer.

Freedom Call

Siamo giunti ai protagonisti della serata che ho veduto l’ultima volta a fine estate dello scorso anno ad un festival bikers in zona Bergamo. Premetto subito che adoro i Freedom Call quindi sarò molto di parte. Sono ora in tour per presentare il loro nuovo album “Beyond “, il loro “happy metal” è travolgente, coinvolgente e così contagioso che è impossibile resistergli.

Eccoli salire in scena ed allora diamo il via alla festa! Si parte con “Union Of The Strong”, seguita da “We Are One”, finalmente i fan sono tutti in piedi a sostenerli sotto il palco, per divertirsi al ritmo del loro power metal così energico che ricarica in un istante e che non ti lascia mai un momento per riprendere fiato.

La setlist è un tripudio di hit intonate da tutti noi, sulle note create dalle trascinanti e graffianti  schitarrate di Chris Bay e Lars Rettkowitz. “Age Of The Phoenix”, “Hero Nation”, “Tears Of Taragon” si susseguono per la gioia dei fan e di quel piccolo bambino, Stefano, mascotte della band, giunto col padre da Venezia, che in prima fila accanto a me le canta tutte dall’inizio alla fine senza dimenticare una sola parola.

Tra le altre ci propongono “Farewell”, “Beyond”, “The Quest”, “Warriors Of Light” con Chris che tra un brano e l’altro ironicamente intrattiene il pubblico, ci dice quelle poche parole in italiano dal forte accento “tetesko” che però ci fa sorridere: “Tutto bene? Fatemi vedere le mani. Dai c**zo!” ed ovviamente scattano le risate. Troppo simpatico, sa come interagire con la platea e oltretutto fa il suo dovere sia di cantante che di chitarrista, insomma un ottimo mestierante, un vero professionista appassionato della sua musica, che si cimenta anche alle tastiere in un brano.

Lars arricchisce ogni brano di assoli pungenti e taglienti, senza eccedere in virtuosismi che in un genere come il loro sarebbero oltremodo inutili, il loro sound infatti è più diretto, immediato, puro e semplice heavy metal che colpisce duro, ma coglie sempre nel segno.

E infatti non sbagliano un colpo, lo show prosegue senza mai annoiare un secondo, tra dediche e complimenti alle band che li hanno preceduti, faccette buffe di Chris, tante battute e il loro sound grintoso e di grande impatto, granitico come la sezione ritmica di Ilker Ersin (basso), questa sera look alla Joey De Maio, e soprattutto dal fenomenale Ramy Ali, un “fantasista” dietro la sua batteria, possente, veloce, fa roteare e volteggiare le sue bacchette con la maestria di un giocoliere, manca solo che le faccia scomparire con un colpo di magia. E poi quanto si diverte!

Chris chiede il nostro aiuto per la successiva canzone introducendola con una piccola presentazione: alla sua sinistra Lars è “the power”, alla sua destra invece Ilker è “the glory”, mentre Ramy è “the happy metal party” e così ecco “Power & Glory”, un vero inno alla gioia, il sunto della loro filosofia.

“Come On Home”, “Tears Of Babylon” e “Freedom Call” chiudono lo show, ma non possiamo lasciarli andare via così, e allora tutti in coro a richiamarli: “Freedom Call… we want more! Freedom Call… we want more…!” e tornano nonostante abbiano sulle spalle le oltre 12 ore di macchina che si sono fatti per giungere dalla Germania e con la vitalità che li contraddistingue concludono con un bel tris finale: “Paladin”, “Warriors” e l’immancabile “Land Of Light”.

Termina così un concerto vivace, frizzante, con tanto tanto metal di qualità, fortemente voluto e ben organizzato dalla Rock On Agency, capitanata dalla giovane Sabrina Agasucci, e da metallaro di vecchia data (per non dire anziano) posso solo ringraziare lei e il Crossroads per questa serata di puro heavy d.o.c. come piace a me. Ma grazie anche per l’opportunità di poter incontrare nuovamente amici come gli Infinita Symphonia, Dragonhammer e gli stessi Freedom Call, rimasti poi tutti lì in sala fino a tarda ora per incontrarci.

Il mio giudizio finale? Beh, sta tutto nelle parole di uno degli avventori, completamente estraneo a tutto il  contesto e lì presente solo per curiosità, che dopo avermi chiesto un po’ di info sulla band, mi ha detto: “Ascolto tutt’altro tipo di musica, e questi tedeschi mi sono sembrati veramente bravi. Credo proprio che nella mia vita mi sono perso qualcosa di veramente interessante ed è giunto il momento di ascoltare anche questo genere”.

E sì caro amico, hai detto proprio bene, ecco perché io ascolto solo heavy metal da oltre 40 anni!

(Rockberto Manenti)

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