RomaDailyNews - Il sito di informazione di Roma

HER di Spike Jonze, l’amore ai tempi del 21° secolo

Più informazioni su

Foto articoloSe qualcuno pensa che il cinema abbia già detto tutto su un tema sviscerato e abusato come quello dell’amore, guardando l’ultima opera del 2013, premiata nel 2014 con l’Oscar alla Migliore sceneggiatura originale, di Spike Jonze “Her” (“Lei” il titolo italiano) dovrà ricredersi. Il regista americano, uno dei più geniali cineasti contemporanei (autore di Essere John Malkovich e Nel paese delle creature selvagge), utilizzando come trama una storia d’amore virtuale, impossibile eppure reale, esplora senza pregiudizi un sentimento molto complesso indagandolo in tutte le sue sfaccettature, mettendo sotto la sua lente non la tecnologia ma l’uomo, con i suoi difetti, le sue fragilità, le sue incapacità. E’ un tentativo riuscito di rappresentare la liquidità delle relazioni, le dinamiche dell’animo umano e la solitudine, in una società sempre più alienante e tecnologica. Con “Her” Jonze ci offre, attraverso una strana e triste storia d’amore, una riflessione su dove siamo e su dove, forse, stiamo andando.

Ambientato in una Los Angeles futuristica ma in un tempo non troppo lontano dal nostro, il film racconta la vita di Theodore Twombly (Joaquin Phoenix), un uomo disilluso ed introverso ma anche sensibile, che per mestiere scrive lettere d’amore per altre persone. Perché Theodore vive in un tempo in cui gli esseri umani hanno più facilità a connettersi con i computer e i device che a entrare in relazione con gli altri esseri umani, soprattutto quando si tratta di esprimere i propri sentimenti, desideri, emozioni. Uomo solo e malinconico, tormentato dai sensi di colpa per la rottura del suo matrimonio con Chaterine (Rooney Mara), sua compagna di una vita da cui ha divorziato, vive una socialità ridotta ai minimi termini fatta di scambi con la sua unica amica Amy (Amy Adams), di videogiochi giocati in solitudine nel suo appartamento, e di frequentazioni di chat erotiche dove gli incontri virtuali non sono meno deludenti di quelli della vita reale. Collegato notte e giorno tramite un auricolare al suo computer, Theodore vive in uno stato di connessione continua percepita alla stregua degli altri esseri umani che incontra per strada o in metropolitana, dove le persone si vedono ma non si guardano, si sfiorano ma non si toccano.

Sarà proprio un’innovazione tecnologica a cambiare la sua vita quando Theodore si lascia convincere da una pubblicità ad acquistare l’ultima versione di un avveniristico Sistema Operativo parlante dotato di una intelligenza artificiale, progettato per evolversi e capace di entrare in empatia con il suo utilizzatore. Samantha, la voce femminile del computer (interpretata da Scarlett Johansson), è intelligente, curiosa, allegra. Dotata di una personalità “umana” ma priva di sovrastrutture. Capace di provare emozioni profonde, Samantha si apre da subito all’incontro con Theodore, a cui appare più vera e reale degli esseri umani. Le parole tra loro non mancano, né di giorno né di notte, e attraverso scambi sempre più profondi e intimi, passo dopo passo si svelano l’uno all’altra fino ad incontrarsi. Insieme cominciano un viaggio nel più nobile dei sentimenti, a vivere una storia d’amore straziante, mai messa in discussione dallo stato delle cose: Theodore è un uomo, Samantha è un’entità non umana. Riusciranno ad amarsi anche “fisicamente” e a superare il limite della non corporeità di Samantha perché il limite, semmai, è nella mente. Dipendente dall’amore di Samantha, Theodore prova a fondere le loro vite in una sola, come non era riuscito a fare con la sua ex moglie, un’unica irripetibile esistenza dove è sempre viva la voglia di provare e di emozionarsi per le cose, di crescere ed evolversi, di cambiare, e questa è la parte più difficile, quella di poter cambiare senza spaventare l’altro. E poco importa se Theodore alla fine dovrà fronteggiare la brutale realtà di aver coltivato solo un’illusione, perché gli esseri umani sono sofisticati quanto un sistema operativo di ultima generazione, e il limite è sempre dentro di noi piuttosto che nel mondo che ci circonda, qualunque esso sia.

Originale, affascinante, splendidamente realizzato, “Her” ci regala un viaggio all’interno dello stato dell’arte dei sentimenti umani e della vacuità dei legami affettivi, privandoci dell’alibi di attribuire l’involuzione del genere umano ad una società postmoderna sempre più alienata dal dominio tecnologico. Nel mondo amaro creato da Jonze a non funzionare sono gli incontri con gli altri esseri umani, troppo distanti tra loro e incapaci di stabilire una relazione emotiva con i propri simili. Negare a se stessi e agli altri il naturale e disperato bisogno d’amore che ogni essere umano ha, porta come conseguenza che manifestare la variegata gamma delle emozioni all’altro, sia un tabù socialmente accettato, che per vergogna o convenienza non infrangiamo. E se questo è il futuro, il nostro presente gli assomiglia maledettamente.

(Elena Martinelli)

 

Più informazioni su