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Hirax: The Metal Apocalypse Tour al Traffic di Roma

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HiraxAvete bisogno di una bella carica di adrenalina? Dovevate venire il 5 maggio al Traffic Club di Roma per una massiccia dose di thrash metal in una serata che ha visto avvicendarsi sul palco Hirax, Bonded By Blood, Nuclear, Methedras ed Enforces.

Come suo solito il pubblico romano è indolente e ad inizio serata siamo veramente pochi, va bene che è lunedì, però vedere più artisti che pubblico in sala mi sconforta: ma dove sono i metallari romani?

Possibile che solo da noi ci sia ogni volta questa situazione e si muovano solo per i grandi nomi?

Intanto noi appassionati godiamoci il programma che il Traffic ci propone oggi.

Enforces

Si inizia con gli italianissimi Enforces (provengono da Viterbo), un five combo thrash/death guidato da Martina Lesley Guidi, una grintosa biondina che ha “strapazzato” le nostre orecchie con i suoi scream e growl rabbiosi proprio come il loro sound.

L’iniziale “Elimination Process” ha messo subito in luce che questa sera una devastante onda d’urto avrebbe colpito il Traffic.

Cattivi, aggressivi, gli Enforces hanno continuato a picchiare duro con “Infernal Machine”, “The Executioner”, “Thrash Against The Cross”, mettendo già da subito a dura prova la nostra resistenza, sotto le sferzate inflitte dalle chitarre di Paolo Nevi e Giovanni Tomassucci e l’incessante martellamento del duo Leonardo Sapio (basso) e Michele “Trauma” Caglia (batteria), una sezione ritmica trascinante.

Certo, non posso dire, e i ragazzi non me ne vogliano, che si distinguano per doti tecniche particolari, sono giovani e naturalmente hanno tutto il tempo per migliorare ed affinare le loro qualità, ma sicuramente hanno dalla loro una compattezza sonora molto solida.

E poi in fondo è proprio questo che si vuole da una band che fa questo tipo di musica.

“War Shock” è l’ultimo brano che ci propongono, con Martina sempre più bellicosa ed irruente. Eventuali suoi spasimanti sono avvisati, mai provocarla, potreste avere la peggio!

Methedras

Arrivano ora i Methedras e sul palco noto la presenza dell’amico Daniele Colombo (chitarrista dei Thunderage), ma oggi qui in forze alla band bergamasca. Vedremo come se la cava in un genere completamente diverso da quello dell’altra sua band.

Il gruppo ha seguito come guest tutta la prima parte del tour europeo degli Hirax ed è sulla scena metal italiana già da parecchi anni.

“Subversion” è il brano con cui iniziano il loro veemente attacco. Anche qui siamo di fronte ad una band che fa dell’impatto sonoro la sua forza.

Più orientati verso il suono dei Pantera e dei Machine Head, i quattro hanno proseguito con brani come “Death-o-Cracy” e “Civil War”, per citarne alcuni, pezzi, in cui il talento di Colombo può mettersi in evidenza alternando turbinosi riff ad assoli taglienti e veloci.

La sezione ritmica di Andrea Bochi (basso) e Daniele Gotti (batteria) sopperisce in maniera esemplare alla mancanza di una seconda chitarra, facendo un grande lavoro di background sonoro che non dà spazio alla creazione di eventuali “vuoti” che si potrebbero creare durante gli assoli di Daniele.

Claudio Facheris “ruggisce” e graffia come un leone furente su ogni brano e poi simpaticamente ci invita a partecipare alla lotteria che prevede, ad ogni data del tour, la possibilità di vincere una bottiglia di vino dell’Oltrepò Pavese con tanto di etichetta Methedras sul vetro (ormai la produzione di vino e birra nei gruppi metal è moda).

“Flag Of Lie” e “Brawl” sono i brani che concludono una prestazione che ha entusiasmato anche Lance Harrison e Mika Vega degli Hirax, pure loro sotto il palco a sostenere la band nostrana, un bell’esempio di solidarietà tra colleghi.

Nuclear

Ci trasferiamo oltreoceano con i cileni Nuclear. Ammetto che non conoscevo la band e faccio un mea culpa, perché i cinque mi hanno completamente stravolto, riportandomi alle sonorità della vecchia scuola thrash anni ’80.

I sud-americani sono partiti con “Inner Hate”, un pezzo ricco di cambi di ritmo come è nella tradizione del thrash puro, in cui le chitarre di Sebastian Puente e Francisco Haussmann si alternano e duellano con i loro fulminei assoli. Ottima la presenza scenica del loro cantante Matias Leonicio, voce aspra, ringhiosa, più orientata al thrash brutale che alle sfumature death metal dei vocalist che lo hanno preceduto in scena.

La band prosegue senza sosta la sua corsa veloce con brani come “Sadistic Method For Crime”, “Architects Of War” o “Asphyxia” dimostrando che nulla hanno da invidiare alle più quotate band made in Usa.

E’ chiaro che molti sono i riferimenti statunitensi da cui traggono la loro ispirazione (Testament, Slayer, Death Angel), ma lo fanno con abilità e buona dose tecnica.

Di tanto in tanto il piccolo e simpaticissimo Lance Harrison (Hirax) sale sul palco e disseta i colleghi porgendogli direttamente sulle labbra una lattina di birra, naturalmente mentre stanno suonando.

Ci resta il tempo di ascoltare altri tre brani, “World Depletion”, “Left For Dead” (cover dei Death Angel) e “Apatrida”, che scatenano il mosh e l’headbanging frenetico del pubblico che finalmente ha cominciato a riempire la sala.

Tanti gli applausi per i Nuclear che meritano veramente una lode. La bay-area si è trasferita al sud delle americhe.

Bonded By Blood

La serata continua con i Bonded By Blood, americani, ma tutti di origine ispanica. Già il nome del gruppo fa chiaramente capire chi sia il loro punto di riferimento e quale strada segua il loro sound: Exodus.

Ed indubbiamente i Bonded sono figli naturali della band di Tom Hunting, lo si capisce fin dalle prime battute di “Sheperds Of Rot” che dà il via alla loro esibizione.

La rapidità di esecuzione e l’impeto con cui eseguono i loro pezzi scatenano il vortice umano del pogo sotto il palco; “Psychotic Pulse”,  “Civil Servant”, “Prison Planet” si susseguono senza tregua, sprigionando un’energia esplosiva che man mano si diffonde per tutta la sala.

I quattro sul palco si divertono a cominciare dal robusto frontman Mauro Gonzales, potente vocalist dalle tonalità aspre, che coinvolge spesso il pubblico a cantare e con lui.

Decisamente più minuto il loro chitarrista Juan Juarez, ma che furia il ragazzo! Le sue dita corrono su e giù come impazzite su quelle corde, velocemente e con precisione.

Più si va avanti e più sembra di ascoltare i mitici Exodus, provate ad esempio a sentire “Repulsive” o “Among The Voltures”, breve, ma sufficiente a mettere in risalto le doti tecniche di Jessie Sanchez (basso) e Carlos Regalado (batteria).

Proprio la brevità della durata delle loro canzoni dà modo alla band di avere una lunga setlist, che ci permette di ascoltare, tra le altre “Mind Pollution”, “Restless Mind” e “Left Behind”, prima che ci salutino con le atmosfere più cupe ed angosciose di “The Aftermath”, introdotta da un giro di basso di Jessie.

Diciamo che i Bonded By Blood si avvicinano di più al mio stereotipo di thrash metal, senza molti growl e per questo li ho particolarmente apprezzati.

Hirax

Ed ecco arrivare in scena un pezzo della storia del metal, gli Hirax.

La band è sulla breccia, tra alti e bassi, sin dai primi anni ’80, e della formazione originale è rimasto solo Katon De Pena, ma sicuramente possiamo considerarla tra i primi esempi del thrash metal americano.

Sul palco inizialmente troviamo solo il trio Lance Harrison (chitarra), Steve Harrison (basso) e Mika Vega (batteria) che con la strumentale “100,000 Strong” introduce l’arrivo del “diablo negro”, Katon De Pena.

Giubbotto e bracciali rigorosamente in pelle ed ovviamente borchiati, Katon sferra il suo micidiale attacco con “Hellion Rising” e poi con “Baptized By Fire”.

Con ferocia canta ogni brano e come un animale si aggira sul palco, spietato e letale, pronto a colpire la sua vittima. In sala regna il caos, tra crowd surfing , pogo, headbanging, impossibile resistere al suono dirompente creato da canzoni come “Lucifer’s Infierno”, “Blind Faith”, “The New Age Of Terror”, “Hate, Fear And Power” o “Hostile Territory”.

Proprio davanti a me Steve Harrison impressiona non poco col suo basso, mentre i riff della chitarra di Lance sono devastanti, come pure i colpi inferti ai suoi tamburi da Mika, sostenendo ritmi impressionanti e selvaggi.

Il carismatico Katon cattura i nostri sguardi, tutti puntati su di lui ormai padrone assoluto della scena e quando annuncia “La Boca De La Bestia” un urlo assordante invade il Traffic, e poi scattano gli applausi quando il cantante prende tra le mani la nostra bandiera e la mostra al pubblico.

Si continua, tra le altre, con “Destroy”, “El Diablo Negro” ed “Atlantis”. Probabilmente l’ora tarda ha costretto la band a tagliare qualche brano previsto in scaletta e così gli Hirax concedono solo un bis finale con “Assassins Of War”, salutando il numeroso pubblico e chiedendo di attenderlo perché sarebbe tornato da noi per bere qualche birra insieme.

E così è stato, tutti i protagonisti della serata si sono intrattenuti per foto, autografi, qualche battuta, con addirittura i Bonded By Blood che cercavano qualcuno che li accompagnasse a visitare San Pietro (già nel pomeriggio avevano visitato il Colosseo).

Anche Katon come promesso è arrivato poco dopo unendosi ai suoi simpatici compagni, dimostrando lo spirito di amicizia che si è creato tra queste band durante il tour intrapreso insieme.

Soprattutto poi per gli Enforces questo è stato un momento particolare visto che Katon ha indossato la loro t-shirt con tanto di logo in bella vista.

Ancora una volta No Sun Music, Traffic e Kick Agency hanno portato sulla scena romana una ventata di metal, quello di culto, non dimenticando però anche di dare risalto alla scena underground italiana. E questo gli fa onore.

(Rockberto Manenti)

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