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History e Amnesty International Italia insieme contro la schiavitù

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In occasione del lancio della serie Radici, in onda da venerdì 16 dicembre alle 21.00, il canale 407 di Sky e Amnesty International Sezione Italiana Italia danno vita ad una collaborazione per sensibilizzare l’opinione pubblica contro le nuove forme di schiavitù che, spesso poco conosciute o sottovalutate, fanno parte della nostra società.

History ha realizzato un brano musicale, Roots, cantato da quattro vittime delle nuove forme di schiavitù. I proventi della canzone, che sarà acquistabile online su diverse piattaforme, saranno devoluti ad Amnesty International.

radici-kunta-kinte-malachi-kirby-39603674_roots_n2_11112015_sd_0255History e Amnesty International Sezione Italiana Italia hanno deciso di collaborare ad un progetto contro le nuove forme di schiavitù. La partnership si lega alla messa in onda di Radici, la nuova versione dell’omonima serie che nel 1977 ricostruì la tragedia della schiavitù negli Stati Uniti, prendendo le mosse dalle vicende del guerriero africano Kunta Kinte.

History ha prodotto un brano musicale, Roots, scritto e composto da Raffaele Costantini (musicista e speaker radiofonico di Rai Radio 2). La canzone si ispira alle tradizionali “work songs”, che gli schiavi di colore era soliti cantare mentre lavoravano nei campi. L’obiettivo dell’iniziativa di History è sensibilizzare l’opinione pubblica italiana su di un tema attuale e spesso sottovalutato. Il brano è cantato da quattro vittime di queste nuove forme di schiavitù (in particolare vittime di prostituzione e caporalato) e verrà distribuito su iTunes e altre piattaforme digitali. I proventi dei download verranno donati ad Amnesty International Italia. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con l’agenzia SuperHumans, con la direzione creativa di Francesco Taddeucci e Luca Albanese.

In onda da venerdì 16 dicembre alle 21.00 su History, Radici è la nuova versione dell’omonima serie del 1977. Prodotta dagli A+E Studios, la mini-serie in quattro episodi (due ore ciascuno) ricostruisce la vita del giovane guerriero africano Kunta Kinte che viene catturato e venduto come schiavo negli Stati Uniti. History ha deciso di raccontare con un taglio innovativo le vicende di Kunta Kinte per far conoscere alle nuove generazioni le sofferenze e la lotta per la libertà della popolazione di colore degli Stati Uniti.

Il cast include i premi Oscar Forest Whitaker (L’ultimo re di Scozia) e Anna Paquin (Lezioni di Piano, True Blood), Laurence Fishburne (Batman V Superman, Matrix), Jonathan Rhys Meyers (Tudors e Match Point) e James Purefoy (The Following), mentre il ruolo di Kunta Kinte è interpretato dall’esordiente Malachi Kirby. Tra i registi che hanno firmato le quattro serate vanno ricordati Bruce Beresford (A spasso con Daisy, Bonnie&Clyde) e Philip Noyce (Il collezionista d’ossa, Salt).

La comunicazione congiunta History e Amnesty International Italia prosegue anche sul canale televisivo e sui social networks dei due partner attraverso la pubblicazione di notizie, approfondimenti e post dedicati al tema.

“Anche se formalmente abolita ovunque, la schiavitù tradizionale e sotto nuove forme è diffusa in molti paesi del mondo. Toglie diritti e dignità a persone e gruppi già particolarmente vulnerabili, si nutre di pregiudizio e razzismo e a sua volta li alimenta” ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

Milioni di uomini, donne e bambini lavorano in condizioni estreme, in alcuni casi equivalenti a vere e proprie forme di lavoro forzato, in molti paesi. Uno di questi è la Mauritania, l’ultima nazione al mondo ad aver abolito la schiavitù per legge (1981) anche se non nella pratica. In Asia, milioni di persone (bambini inclusi) sono costretti a lavorare per pagare debiti di famiglia, spesso in condizioni di estremo pericolo e in impieghi usuranti. In Qatarrisiedono 1.400.000 lavoratori migranti, quasi tutti provenienti dall’Asia meridionale e sudorientale e attirati dalla richiesta di manodopera per l’organizzazione dei campionati mondiali di calcio del 2022, restando in balia dello sfruttamento da parte dei datori di lavoro e a rischio di lavoro forzato.

Le ricerche di Amnesty International sul settore agricolo in Italia hanno evidenziato gravi forme di sfruttamento dei lavoratori migranti provenienti dall’Africa subsahariana, dall’Africa del Nord e dall’Asia, impiegati in lavori poco qualificati, spesso stagionali o temporanei. L’introduzione, nel 2016, della cosiddetta “legge contro il caporalato” è certamente un passo avanti ma la mancata abolizione del reato di “ingresso e soggiorno illegale”, rischia di rendere sempre difficile per i lavoratori migranti l’accesso alla giustizia. Le persone che svolgono lavoro sessuale corrono grandi rischi di subire tutta una serie di violazioni dei diritti umani, tra cui stupro, violenza, estorsione e discriminazione come testimoniano le ricerche di Amnesty International in Papua Nuova Guinea, Hong Kong, Norvegia e Argentina. Troppo spesso la protezione che ricevono dalla legge e i mezzi a disposizione per ottenere un risarcimento sono insufficienti se non assenti.

Uno dei più turpi fenomeni contemporanei è quello della riduzione delle bambine e delle donne in schiavitù sessuale. Il traffico di esseri umani ha spesso per destinazione i paesi europei ma Amnesty International ha riscontrato casi di riduzione in schiavitù sessuale anche in Libia, ad opera di bande criminali, dove le vittime sono migranti e richiedenti asilo provenienti dai paesi dell’Africa sub-sahariana, specialmente di religione cristiana e in Iraqdove ragazze e donne yazide sono ridotte in schiavitù, stuprate, picchiate e sottoposte a ulteriori torture da parte del gruppo denominatosi Stato islamico (Is). Secondo le stime del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), 13.5 milioni di ragazze ogni anno nel mondo sono costrette a sposarsi prima dei 18 anni con uomini molto più vecchi di loro: il matrimonio precoce e forzato conta oltre 37 mila bambine ogni giorno alle quali, di fatto, viene negata l’infanzia. Molte di loro rimangono incinte immediatamente o poco dopo il matrimonio, quando sono ancora delle bambine.

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