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I mancuniani MONEY in concerto al Circolo Degli Artisti Venerdì 22 Novembre

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VENERDI’ 22 NOVEMBRE

MONEY

porte

21:00

concerti

21:30

a seguire

Glamda

w/

N-A-I-V-E-S

7 euro + d.p. per il concerto / 5 euro dalle 21 per Glamda per i non tesserati

@ CIRCOLO DEGLI ARTISTI

Via Casilina Vecchia 42 – Roma

06 70305684; info@circoloartisti.it

Money

Money

Un progetto ambizioso, un disco complesso per una band che proviene da Manchester, sporca e cocciuta rivale di quell’altra città bagnata dalla Mersey, che dista una quarantina di chilometri ed è nido natale di Beatles ed Echo & The Bunnymen. Una Manchester incatramata di cultura, di povertà e controrivoluzione, dove le profezie di Marx e Engels venivano abbozzate nel feto di quello che poi sarebbe diventato “Il Capitale”, nella Chetam’s Library di Long Millgate. Quella città piovosa che tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta introduceva, con lo sbocciare della controcultura, la dura figura della Thatcher, oscurando la scena musicale della Londra del periodo, con personalità del calibro di Ian Curtis e Morrissey, quest’ultimo ancora deificato tra i mancuniani e pareggiato solo da Ian Brown degli Stone Roses.

Manchester è una pioggia di ricambio: l’acqua lava via lo stantìo, lasciando pavimento pulito all’innovazione e al riciclo, senza rinnegare il passato che è stato. Così come l’Hacienda di Tony Wilson fu luogo di culto, ora il Gorilla o l’intera Oxford Street dispensano spazi e opportunità agli innumerevoli cani – e ai rari prìncipi – che popolano la seconda area urbana dell’intera Uk, già trampolino di Oasis, Verve, Chemical Brothers, I Am Kloot, Everything Everything.

I Money le sono debitori, Jamie Lee prima di chiunque altro; leader indiscusso di una formazione relativamente fresca, Jamie Lee è poeta e artista, devoto conoscitore dell’intellettualismo e amante incondizionato dell’antipregiudizio, s’identifica in atteggiamenti sessualmente liminali, seguendo un flusso emotivo di amore a-condizionale, uomo o donna che si presenti.

L’amore è il cuore dell’esordio: “The Shadows Of Heaven” racchiude melodie liquide di pop classico e vagiti alternativi, tra sonorità de recenti Maccabees, lo spettro de Wu Lyf e i vocalismi di Hayden Thorpe. Il timbro di Lee – voce nel quartetto composto da Charlie Cocksedge alle chitarre, Billy Byron alla batteria e Scott Beaman al basso – è però qualcosa di altro, di intenso: Jamie Lee è quel frontman che regge il gruppo, che colora il fondo grigio, che alimenta un fuoco che sta per spegnersi.

Le melodie sonore sono infatti un’immersione acquosa di chitarre, controcanti e rintocchi che alla lunga possono risultare stucchevoli; ascoltando con trasporto si percepisce quanto il livello artistico di Lee possa elevare il progetto che mette la parola prima della musica, la poesia del dettaglio antecendente la prosa della coralità. Il prodotto artistico è pensato per attimi di respiro – le tracce pop facilmente inalabili “Bluebell Fields” e “Hold Me Forever” – e forti e profonde cullate pensierose con braccia strette alle ginocchia (“Letter To Yesterday”, gli U2 di “The Joshua Tree”); la paranoia della perdita in “Cold Water” (Wild Beast) fa da contraltare alla razionata e razionale malinconia di “Black”, in cui la voce di Lee è comunicazione emotiva pura, un’ardente anima accompagnata dalle meste note di un pianoforte, le stesse che permettono di intonare ritmicamente “Goodnight London”, manifesto d’amore a metà tra Coldplay di “X&Y” e Elton John di “The One”, in contrasto con le aperture soavi di “So Long (God Is Dead)” e di “Who’s Going To Love You Now”, la prima come “archibugio illuminista” tra Maccabees, High Highs e Wild Beast, la seconda da primi Arcade Fire.

“The Shadows Of Heaven” potrebbe ingannare al primo ascolto risultando ripetitivo e pedante, ma i Money ci consegnano un prodotto atipico per il panorama pop britannico: un disco che inneggia alla parola e alla libertà di espressione, tipicamente d’abitudine per un contesto geografico quale il nostro, votato alla ricerca e alla riflessione lirica piuttosto che all’esplorazione sonora, in cui la terra d’Albione è ancora – e con nostra pace – di livello superiore. (ondarock.it)

N-A-I-V-E-S

Anglo-French trio “N-A-I-V-E-S” è una nuova realtà della scena electro-pop britannica dall’immaginario tropicale e sonorità “catchy” che grazie alla loro line up multi-etnica ha destato l’interesse di importanti Major Labels Internazionali pronte per le official release dei singoli di debutto “W.I.G.O.” & “Trampoline” per la primavera del 2014.

Jamie, Lapo & Marc sono i producers / songwriters dietro questo sensazionale progetto che dagli albori ha permesso al trio dell’East London di convidere il palco e la scena con artisti del calibro di Icona Pop, Is Tropical, Tesla Boy, Slow Magic, Brodinski, Friendly Fires, Cherub, We Have Band… solo per citarne alcuni. Prime apparizioni da quella come special guest del “BOO-DIOR “ stage allo scorso GLANSTOBURY Festival all’ INTERNATIONAL di Parigi e alle blasonate venue Londinesi di Hoxton Square Bar & Kitchen, The Old Blue Last, Proud Camden.

 

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