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“Il ‘fanciullino’ nel bosco di Tolkien”: Simonetta Bartolini alla Keats-Shelley House

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KSH RomeMartedì 25 febbraio alle ore 16 Simonetta Bartolini presenterà il suo volume dal titolo Il “fanciullino” nel bosco di Tolkien: Pascoli: la fiaba, l’epica e la lingua (Polistampa, 2013).

L’evento avrà luogo al primo piano dell’edificio di Piazza di Spagna 26, presso la “film room”. La partecipazione è gratuita ma la prenotazione obbligatoria.

Giovanni Pascoli (1855-1912) e John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973). Da una parte un poeta italiano nella cui opera la lingua è eletta protagonista assoluta, autore di versi latini, nonché teorizzatore di una poetica (Il Fanciullino -1903) che, pur non volendo rappresentare una sistematica teoria della sua poesia, detta comunque le linee guida per addentrarsi nell’interpretazione del suo mondo letterario. Dall’altra parte un romanziere inglese, autore di alcuni dei più celebri e tradotti romanzi fantasy, con una dichiarata passione per l’epica nordica e le arcaiche leggende, nonché studioso di lingue antiche, anch’egli autore di un testo di teoria della letteratura (On fairy- stories-1939). Appena affacciato al ‘900 l’uno, completamente immersovi il secondo.

Le loro biografie storiche e intellettuali, quando fossero sovrapposte, rivelerebbero curiose affinità e addirittura comuni destini: entrambi segnati da lutti famigliari dolorosi che, oltre a ferire l’animo, li precipitano in condizioni economiche drammatiche; comune la passione, come si è detto, per lo studio delle lingue, e in particolare per quelle antiche; comuni anche alcune fondamentali letture (soprattutto di linguistica anglosassone); ambedue professori universitari, condivideranno il sostanziale fraintendimento da parte della critica e del pubblico pur essendo, poeta l’uno e scrittore l’altro, di grande successo.

Seguendo il filo di una simile formazione e vocazione alla creazione artistica, attraverso il ricorso ad una lingua generatrice di universi estetici per mezzo dei quali dar vita a generi capaci di coniugare modernità e classicità, il saggio di Simonetta Bartolini proporre una lettura comparata fra il Fanciullino pascoliano e il saggio su Le fiabe di Tolkien, pur tenendo presente che fra i due corrono quasi 40 anni, il primo infatti fu pubblicato nel 1903, mentre lo scrittore inglese scrisse il proprio nel 1939.

Il risultato è una nuova e inedita interpretazione della poesia pascoliana condotta sul filo della funzione e della essenza della fiaba come Tolkien l’ha teorizzata sottraendola alla “stanza dei bambini”.

Così fra fiaba e magia delle parole, il loro recupero alla modernità oltre la standandizzazione e estinzione cui le ha sottoposte l’evoluzione linguistica, si giunge ad una interpretazione nuova dell’autobiografismo pascoliano, rappresentato dai continui riferimenti ai cari defunti che caratterizzano i suoi testi. Partendo infatti dalla constatazione di Contini, che segnalava quanto fosse angoscioso per Pascoli il problema della morte delle parole, tanto da essere equiparato a quello della morte delle creature, per Bartolini i cari defunti nella poesia pascoliana rappresentano l’antropomorfizzazione delle parole e delle lingue morte. In questo modo la sua poesia viene sottratta all’interpretazione storicistica basata sul dato autobiografico per diventare grande epica della contemporaneità.

Simonetta Bartolini, insegna Letteratura italiana e Letterature comparate all’Università Luspio di Roma. Studiosa di storia della cultura del ‘900 si è occupata di d’Annunzio, Soffici, Papini, Giuliotti, Occhini, Manzini, Pasolini, Comisso, Magris, della storia delle riviste storiche dei primi anni del XX secolo, e di letteratura femminile. Per lungo tempo si è dedicata alla critica militante su vari quotidiani italiani, e in alcuni programmi televisivi e radiofonici. Ha fondato la rivista on line di cultura e politica, totalita.it, di cui è Direttore.

Keats-Shelley House
Piazza di Spagna, 26
00187 Roma
+39 06 678 42 35
web site: www.keats-shelley-house.org

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