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Il Pretesto al Teatro della Cometa dal 12 novembre

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TEATRO DELLA COMETA 

con il patrocinio di

Amnesty International Sezione Italiana

 Associazione Nazionale dei Reduci della Prigionia (ANRP)

Regione Lazio – Roma Capitale Assessorato alla Cultura Creatività e Promozione Artistica

In collaborazione con Esercito Italiano

Dal 12 al 24 novembre 2013

Corsarte presenta

IL PRETESTO

di Gianpiero Pumo

 con Mariano Rigillo, Diego D’Elia, Valentina Valsania,

Gianpiero Pumo, Simone Vaio
regia Ruben Rigillo

scene Eleonora Frattali

        costumi  Maria Rosaria Donadio

        disegno luci Valerio Peroni

il-pretesto---2aIl Pretesto, opera prima di Gianpiero Pumo,  farà il suo debutto assoluto sul palco del Teatro della Cometa il 12 novembre, e resterà in scena fino al 24.

Marco e Greta sono una giovane e felice coppia da poco sposati: lui, Capitano dell’Esercito Italiano, è chiamato a una nuova “missione di pace”; lei è in attesa della loro prima figlia. Poco prima della partenza, Marco riabbraccia il fratello Diego, appena uscito dal carcere dove ha scontato un anno per rapina a mano armata. Due vite opposte, quelle di Marco e Diego, segnate da un padre – ufficiale in pensione – pieno d’orgoglio per il figlio militare e di delusione per l’altro “non all’altezza”.

La partenza di Marco sconvolgerà gli equilibri di questi personaggi, costringendo ciascuno a combattere una guerra personale.

“Storie che, purtroppo, non sono così lontane dalla realtà – scrive l’autore Gianpiero Pumo – immagino la guerra come l’acqua. Acqua sporca che non chiede permesso per entrare, scivola sotto le porte insinuandosi fra le pareti ricoprendole di uno strato di muffa bluastra. Acqua che scorre silenziosa sotto i piedi di gente ignara. Ed è questa la “guerra” che i personaggi di questo testo si ritrovano ad affrontare, non quella che miete vittime sui campi di battaglia. Una parabola emotiva in ciascuno di loro che li pone davanti alle proprie coscienze: come quella di un genitore che ha definito la vita di un figlio attraverso le proprie scelte, oppure quella di un figlio incapace di rendere il padre orgoglioso, o quella di una donna che diventa madre.”

Quando un soldato parte, un’intera famiglia risponde alla chiamata.

“Troppo spesso (e sempre più spesso) ci siamo tutti ritrovati ad ascoltare un notiziario che, in modo più o meno partecipe, stilava un elenco di vittime cadute sui campi di battaglia più disparati; e forse altrettanto spesso ci siamo soffermati a pensare a quei poveri ragazzi “dimenticandoci” delle mogli, delle madri, dei figli, dei fratelli, dei padri, di tutti gli uomini e le donne che partono per mesi e che a migliaia di chilometri vanno a svolgere il loro lavoro. Quando un soldato parte, un’intera famiglia risponde alla chiamata.

Così dice Greta e così ci hanno risposto i familiari dei soldati che abbiamo ascoltato. Grazie, infatti, alla preziosissima collaborazione dell’Esercito Italiano, abbiamo avuto la fortuna di intervistare alcuni soldati ed ufficiali. I nostri intervistati hanno risposto esattamente come Marco e Greta, confermandoci l’idea che “Il Pretesto”, fin dall’inizio, è riuscito a fare proprio il pensiero comune di tutti coloro che lavorano con l’uniforme; e anche di chi l’uniforme non la indossa, come Amnesty International, o di chi l’ha indossata tanti anni fa, come l’Associazione Nazionale dei Reduci della Prigionia (ANRP), associazioni che hanno scelto di patrocinare la nostra iniziativa, fornendoci appoggio e materiale video e scritto. Dato il valore di tutte queste testimonianze, abbiamo deciso di farle diventare parte dello spettacolo, ma non in scena, bensì nel foyer del Teatro, dove due monitor e alcuni pannelli, introducono lo spettatore, preparandolo a quello a cui si appresta ad assistere.

Mettere in scena un testo contemporaneo e di ambientazione contemporanea è una sfida. Bisogna far diventare Teatro il salotto di casa nostra. Si devono dire le parole che usiamo tutti i giorni in “maniera teatrale”. Non è la televisione o il cinema, che necessitano di tutto il realismo possibile. Il Teatro deve comunque portare lo spettatore in un “luogo altro”, universalmente riconoscibile, dove i quadri sono solo cornici, dove un tavolo da pranzo viene spostato all’occorrenza, o dove le pareti sono così sottili che basta accendere una luce perché in trasparenza, ci rivelino una prigione tra montagne lontane. In questo “strano” luogo, gli attori devono dare voce alle parole finora solo scritte, ricercando la costruzione di una realtà teatralmente verosimile.

I personaggi creati da Gianpiero chiedono di poter raccontare la loro storia; io li aiuterò a farlo.”

Ruben Rigillo

Il testo è pubblicato da Franco Di Mauro Editore

TEATRO DELLA COMETA

Via del Teatro di Marcello 4

Tel. 06 6784380

Roma

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