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Jack Starr’s Burning Starr: la “metal generation” al Colony – Live Report

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Jack Starr's Burning Starr - Brescia 12-09-2014_000

A volte i desideri diventano realtà, ad esempio trovarsi di fronte un mito come Jack Starr non è cosa che può accadere nella vita reale di tutti i giorni. Esatto, avete letto bene, Jack Starr, il leggendario chitarrista membro fondatore dei Virgin Steele, per la prima volta qui in Italia, in uno dei templi metal per eccellenza, il Circolo Colony di Brescia, nell’unica data nel nostro paese che i Jack Starr’s Burning Starr hanno fatto il 12 settembre nell’ambito del loro tour europeo di 4 show esclusivi.

Permettetemi quindi prima di tutto di fare un grande plauso alla Mgp Label ed al Colony per averci offerto questo appuntamento imperdibile ed indimenticabile per tutti i seguaci del vero metal anni ’80. Non è la solita “leccatina” di prassi, ma il sincero ringraziamento di un vecchio headbanger per essere stato parte di un evento storico quanto raro. Un appunto va fatto invece ai “sedicenti” metallari, quelli che non c’erano, assenti ingiustificati, quelli che credono di esserlo indossando una maglietta degli Alter Bridge o degli Avenged Sevenfold perché pensano siano metal e facciano moda, o che dicono che Billy Idol è hard rock o quelli che dichiarano di esserlo e poi magari spendono il loro tempo anche per seguire gente come Vasco Rossi: non essere qui questa sera è la dimostrazione che non si ha l’esatta conoscenza di chi fa e suona Heavy Metal, ma soprattutto di chi ha contribuito alla sua crescita.

La serata, ovviamente incentrata sulla presenza del carismatico chitarrista americano, ha visto però anche salire sul palco due band nostrane: Nightglow e Great Master.

Great Master

L’arduo compito di scaldare l’ambiente tocca ai Great Master, vincitori del contest indetto dal Colony per scegliere la band che avrebbe appunto aperto questa serata. Per dirla nel linguaggio calcistico, i veneti sono giunti qui in formazione rimaneggiata, dato che uno stato influenzale ha costretto alla defezione sia il loro tastierista Fausto Tessari, che il cantante Enrico Longhin, in sostituzione di quest’ultimo è stata chiamata una ragazza loro conterranea, Sy (vocalist anche negli Armonight). Quindi la band si è presentata in cinque (anziché sei), ma come mi ha detto poi il loro bassista Marco Antonello, sarebbero venuti a suonare anche in tre, era troppo importante essere su quel palco nell’ambito di questo contesto.

Il gruppo è autore di un power metal dai toni epici, influenzato da sonorità maideniane, soprattutto per l’uso delle due chitarre di Jahn Carlini e Daniele Vanin molto influenzate dai giri armonici della band di Steve Harris.

I brani presentati sono stati quasi tutti estratti (tranne “King Of The Night”) dalla loro ultima fatica in studio “Serenissima”, un concept album che racconta i fasti della Repubblica di Venezia e di tutto quello che ne faceva parte: Dogi, Mercanti ed ovviamente il Mare. E così titoli come “Queen Of The Sea”, “The Merchant”, “Marco Polo” ci narrano la storia della loro repubblica marinara sulle note di un sound robusto e ricercato sul quale la voce di Sy ben si fonde creando il giusto contrasto tra interpretazione e potenza, quella impressa dalla sezione ritmica di Marco Rizzo (batteria) e dal sopracitato Marco Antonello (basso).

Qualche piccola imperfezione non ha impedito al combo di darci una buona prova, d’altra parte con la “supplente” Sy hanno provato solo una volta e qualche peccato veniale, come ovvio, poteva uscire fuori, e poi mettiamoci pure l’emozione di essere al cospetto di cotanto artista al quale stanno aprendo la serata…

Quando il metal chiama bisogna essere sempre pronti e i Great Master hanno risposto bene all’appello. Mi resta solo la curiosità di ascoltarli col cantante titolare.

Setlist: “Queen Of The Sea” – “Doge” – “”The Merchant” – “Golden Cross” – “Marco Polo” – “Lepanto’s Call” – “King Of The Night” – “Across The Sea”

Nightglow

Mentre Jack Starr & Co. sono in sala e con molta disponibilità stanno autografando decine e decine di copertine e si mettono a disposizione dei fan per le foto ricordo (e la cosa si ripeterà anche a fine concerto), un veloce cambio porta in scena i Nightglow, gruppo proveniente da Modena e nato come tribute band dei Manowar, ma che ora ha cominciato ad avventurarsi nella stesura di brani propri ed inediti, percorrendo strade che si addentrano in terreni thrash/power, esplorando però anche sonorità più moderne molto vicine all’alternative metal (quello degli Adrenaline Mob tanto per capirci), soprattutto con l’uso grintoso e rabbioso della voce di Daniele “Abba” Abate.

Il gruppo spara a raffica il suo sound aggressivo e cattivo con brani come “The Infection”, “Shine Of Life”, “Bloodway”, colpendo duro con l’impatto sonoro creato dalla distorsione delle chitarre di Andrea “Moret” Moretti e Giulio “Juls” Negrini, micidiali soprattutto gli assoli che i due spremono da quelle corde così violentemente strapazzate.

Il loro credo è il metal e lo si sente in pezzi come “Between Heaven & Hell” dove oltre l’irruenza del loro sound, si può venire colpiti dall’onda d’urto creata dal basso di Davide “Fantu” Fantuzzi e dalla batteria di Marco “Riskio” Romani.

Anche se in quel momento sotto il palco non eravamo molti (“pochi ma belli” come ha sottolineato il singer Abba), il sostegno è stato molto caloroso, anche da parte di Todd Michael Hall e Ned Meloni (della band di Jack Starr) che in mezzo a noi osservavano con soddisfazione le gesta dei Nightglow, che attendiamo ora a Roma nel mese di novembre a supporto di un’altra storica band statunitense: Lizzy Borden.

Con la loro esibizione la serata è diventata incandescente e sarebbe esplosa da lì a poco.

Setlist: “The Infection” – “Shine Of Life” – “Bloodway” – “Lead Me” – “Dreamland” – “Fuck You” – “Between Heaven & Hell” – “On My Knees” – “Liar” – “We Rise”

Jack Starr’s Burning Starr

Ed eccoci al momento clou, l’emozione prende il sopravvento, uno degli eroi dell’american metal sarà qui davanti a noi. L’onore di presentarlo è affidato al cantante dei Nightglow, e basta che Daniele pronunci il suo nome per far esplodere con un boato l’entusiasmo di tutto il pubblico: “per la prima volta in Italia, il grande… mitico… JACK STARR!”

E si parte con “Inquisitor” seguita da “The Flame That Never Dies” ed infatti la fiamma dentro di noi della vecchia generazione non si è mai spenta e continua ad ardere più viva che mai ed è un piacere vedere anche nuove leve di metallari lì, davanti al palco, ad osannare uno dei protagonisti dell’heavy anni ’80.

Jack Starr è immenso e mette al nostro servizio la forza e la passione che ha per questo genere di musica immortale, eterna come “Go Down Fighting” (cavallo di battaglia dei Virgin Steel) che Jack ripropone qui in maniera egregia, vista anche la presenza di un singer come Todd Michael Hall che dimostra ancora una volta di più (come ha già fatto proprio su questo palco con i Riot) di essere “The Voice”, una delle migliori in assoluto nel panorama metal e non solo, capace di raggiungere alte vette con i suoi prolungati acuti, grazie anche all’estensione vocale e quel pizzico di pathos che solo i grandi cantanti hanno nelle loro corde.

Le frequenze cardiache aumentano nell’ascoltare celeberrimi brani come “No Turning Back” o “False Messiah”, e poi suonate da una band con un curriculum come difficilmente se ne trovano eguali, oltre a Jack e Todd infatti dietro i tamburi troviamo Kenny “Rhino” Earl (che ha suonato, tanto per citarne un nome, con i Manowar), al basso c’è Ned Meloni (che tra l’altro è di origini bolognesi), già protagonista negli anni ’80 con un’altra cult band dello stesso Starr, i Phantom Lord, e poi l’innesto, solo nei live, alla chitarra ritmica di Marta Gabriel (sì esatto, una donna) presa in prestito dai Crystal Viper.

Insomma una band che solo per i nomi presenti merita il dovuto rispetto, ascoltarli e vederli poi è la realizzazione di un sogno.

Il possente Rhino ci dà un saggio di tecnica e potenza con suo assolo di batteria che introduce l’omonima “Burning Starr” e poi è lo stesso Jack ad avere il suo momento di gloria trasportandoci nell’Olimpo dove dimorano gli dei del metallo, con il suo solo di chitarra intenso, eccitante, vero, senza aver bisogno di artifizi o trucchi ipertecnici.

“Fight The Thunder”, “Fire And Rain”, “Blaze Of Glory” si susseguono, tra le altre, colpendoci come un pugno, dirette, con la stessa energia di quando le ascoltai la prima volta, la scaletta è un ripercorrere la lunga e straordinaria carriera di Jack, ogni brano un capitolo della sua vita di musicista e, perché no, anche della nostra, e quando si arriva poi a “Children Of The Storm” (brano dei Virgin Steele targato 1982) è l’apoteosi totale, ci riporta indietro nel tempo, in special modo quelli che come me hanno conosciuto ed ascoltato la prima volta i Virgin Steele e la loro musica esattamente 32 anni fa. Ma il tempo sembra non essere passato la voglia di godere di questi capolavori non è mai cessata.

Piccoli problemi tecnici ritardano l’esecuzione dell’ultimo brano, il roboante basso di Ned sembra essere esausto sotto i colpi che, dall’inizio alla fine, il musicista ha sferzato allo strumento “seviziandolo” con la sua energia e classe.

Ma eccolo di nuovo pronto ed è il momento di “Evil Never Sleep” prima che poi la band faccia il suo bis e ci saluti definitivamente con “Metal Warriors”, cover dei Manowar (in omaggio anche a Rhino), durante la quale viene chiamato a duettare con Todd anche il cantante dei Nightglow, Daniele Abate, che così ha anche il piacere di ritrovarsi sul palco insieme a questi straordinari artisti per concludere una performance elettrizzante.

“If you’re not into metal, you’re not my friend” recita la canzone ed infatti solo i veri “brothers of metal” qui presenti sono stati testimoni di un avvenimento epocale come questo e chi non ne ha fatto parte “non è nostro amico”.

Setlist: “Inquisitor” – “The Flame That Never Dies” – “Go Down Fighting” – “No Turning Back” – “Land Of The Dead” – “Day Of The Reaper” – “False Messiah” – “Light In The Dark” – “drum solo/Burning Starr” – “guitar solo/Conspiratos Sanctos” – “Metal Generation” – “Fight The Thunder” – “Fire And Rain” – “ Sands Of Time” – “Here We Are” – “Blaze Of Glory” – “Children Of The Storm” – “Evil Never Sleeps” – “Metal Warriors”

(Rockberto Manenti)

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