Karnataka: l’avanguardia prog, ma non per tutti

KARNATAKA
live @ Crossroads, Osteria Nuova (Roma)
– venerdì 22 aprile 2016 – 

 

LIVE REPORT •

Il tour europeo del gruppo prog inglese Karnataka arriva in Italia per due tappe, la prima delle quali è a Roma tra le mura del Crossroads, ottimo locale forse distante dal centro della capitale ma con un grande e comodo palco e una ottima gestione degli eventi musicali che ospita.
La band capitanata dall’unico membro della formazione originale, il bassista Ian Jones, è in piedi da quasi vent’anni (1997) e seppur con diverse formazioni ha all’attivo cinque produzioni in studio di cui l’ultima è “Secrets of Angels” (2015) che viene ora portata in tour con una formazione internazionale che oltre al già citato Jones, include la cantante inglese Hayley Griffiths, il chitarrista italiano Enrico Pinna, il tastierista turco Cagri Tozluoglu e il batterista francese Jimmy Pallagrosi.
“Segrets of Angels” (qui su Spotify  e qui su iTunes) ha ottenuto ottime recensioni da tutte le riviste del settore come Classic Rock e Prog magazine e ha anche vinto il premio Classic Rock Society Awards per il 2016 come miglior album e miglior brano (“Secrets of Angels”), il che è come minimo garanzia di una certa qualità sonora anche se poi ovviamente il resto lo fanno i gusti dei fan.
Il concerto parte con “Road to Cairo”, il brano di apertura di Secrets of Angels, che con l’incedere solenne della batteria e un occhio (o meglio un orecchio) a oriente offre reminiscenze zeppeliniane arricchite dalle parti di percussioni aggiunte ad hoc e dalla voce della Heyley che melodicamente si appoggia sull’ostinato della base per poi evolvere in un intenso crescendo e quindi esplodere nel ritornello che, come spesso accadrà durante la serata, si rivelerà molto “orecchiabile”, nel senso buono del termine ovviamente. Si prosegue quindi con “Poison Ivy”, stesso album, con un tempo dimezzato ma un chorus che rimane in testa complici anche gli acuti della cantante che si dimostra in grado di ripetere quello che si ascolta sul disco senza problemi di sorta, anzi, sempre con il sorriso smagliante sotto il casco di capelli rossi che le ricopre la testa.
Dopo il saluto di rito con le lodi al belpaese, eccoci a “Talk To Me”, uno dei due brani inediti presenti sull’album dal vivo “Strange Behaviour”, che con i suoi 8 minuti fa intravedere le attitudini progressive della band britannica introducendo cambi di tempo e di intensità colorati da parti solistiche di chitarra sempre incisive ma al tempo stesso evocative, ben presenti e mai fuori luogo. Chi scrive anzi avrebbe preferito un maggiore impatto delle chitarre dell’italianissimo Enrico Pinna sul suono generale, ma se “equilibrio” è la parola d’ordine allora non possiamo che condividere le scelte del gruppo. Si torna quindi all’ultimo disco con il brano “Fairytale Lies” che con il suo intro di archi e pianoforte rallenta il ritmo della serata salvo poi crescere e offrire degli importanti ganci al pubblico per memorizzare i brani, una cosa da apprezzare e che permette di non annoiarsi mai nel proseguo dello show, con i piano, i forte e le melodie dei brani in sequenza “Moment in Time” (da “The Gathering Light”), “Forsaken” e “Twist of Fate”, un nuovo pezzo il cui ritmo veloce fa da preludio a quello che arriverà nella seconda parte del concerto.
Nella pausa che dura circa 15 minuti si ha il tempo di poter osservare il palco e riflettere sul fatto che siano completamente mancanti gli stage monitor per i musicisti, tranne che per il batterista (almeno a vista). La band infatti è servita da quelli che vengono chiamati monitor “in ear” il che rende il tutto ordinato e privo di cavi dato che solo la chitarra è cablata in maniera tradizionale, mentre basso e voce sono serviti da sistemi wireless. Questa scelta tecnica, anche per performance in locali medio piccoli, è una garanzia di qualità sonora che evita confusione sul palco quando la distanza con il pubblico non è molta. Troppe casse sullo stage infatti spesso portano ad ascoltare gli strumenti a seconda di dove ci si sia posizionati per lo spettacolo. Unica controindicazione è che spesso la batteria sarebbe da isolare con dei pannelli per evitare che suoni troppo forte, ma questo vale anche se non si usano gli in ear monitor. In questo caso, essendo collocata sul fondo dello stage, il problema è stato ridotto e il fronte sonoro sia sotto palco che dietro era ben distribuito.
Il secondo set di brani inizia con l’arpeggio di “Serpent and the Sea” (The Gathering Light) e i suoi 10 minuti di cui buona parte dedicati a un viaggio solistico di chitarra godibile e mai scontato. Segue quindi “Because of You”, il singolo estratto da “The Secret Of Angels” che inizia con un riff di pianoforte capace di rimanere in testa anche il giorno dopo mentre il resto del brano sembra costruito per far valere le capacità vocali della cantante che riesce a concentrare in poco più di 4 minuti molto del suo arsenale espressivo. La successiva e ritmata “Dreamer” è l’ultimo omaggio alla vecchia produzione e porta quindi verso la parte finale dello show che vede solo brani recenti con le corali “Forbidden Dreams” e “Borderline” e, a concludere, il pezzo che da il titolo all’album che, come detto, ha vinto il premio come miglior brano prog del 2016 secondo la Classic Rock Society, una associazione britannica attiva dal 1991 nella promozione di musica progressive e classic rock, da non confondere con la rivista quasi omonima.
Della durata da ben 20 minuti, “Secret of Angels” potrebbe spaventare lo spettatore e certamente spaventa le radio che non passeranno mai un brano del genere per intero, ma siamo talmente immersi nella magica atmosfera creata dai Karnataka che il pezzo offre degli spunti godibili in tutti i movimenti senza mai far perdere interesse allo spettatore.
Dopo un attimo di riposo la band esce nuovamente per l’encore che è dedicato a quello che è evidentemente uno dei riferimenti storici per i Karnataka, i Led Zeppelin nella loro incarnazione più orientaleggiante del loro repertorio, ovvero “Kashmir”.
Un ottimo e godibilissimo set di 2 ore terminato con un crescendo di attenzione, qualcosa che non capita sempre. Il suono complessivo della band è fortemente influenzato da fonti di diversa estrazione musicale, le tessiture del reparto tastiere ricalcano le sonorità del genere, tappeti eterei di vario tipo, archi e pianoforte, i ricami chitarristici oltre ai power chord di rinforzo alle fondamenta dei brani offrono un ottimo spunto dinamico melodico e solistico, mentre la base di basso e batteria è ben inserita nel contesto senza mai lasciare troppo spazio all’ovvio con delle ottime incursioni del drummer ma senza mai occupare troppo la scena. On top of this, direbbero gli inglesi, la voce di Hayley Griffiths offre delle melodie evocative e sognanti in linea con il genere ma che spiccano per alcune notevoli escursioni molto liriche. Il corollario di band dalle quali i musicisti e gli autori dei Karnataka hanno tratto ispirazione sono al centro di tutto quello che è “prog”, quindi non vale la pena elencare tutti i gruppi, sarebbero troppi e renderebbe poco giustizia ai Karnataka stessi.
A questo punto siamo obbligati ad aprire una parentesi sulle presenze della serata: è una cosa veramente triste vedere che un locale come il Crossroads sia così poco frequentato in alcune occasioni che ovviamente sono quelle in cui il gruppo che suona non è molto noto al grande pubblico, oppure non ha grossi nomi fra le sue fila come l’ultimo soldout con le 1200 presenze per gli Winery Dogs.
Il divario tra quest’ultimo concerto e quello dei Karnataka è abissale e secondo chi scrive estremamente ingiusto, ma se Roma non si sveglia e costringe i locali del genere a basare la propria programmazione principalmente su cover band (vedi programma di aprile del Crossroads) allora poi non ci si deve lamentare che “ci sono solo cover band” oppure “non viene mai nessuno a Roma”. Romani svegliatevi! Nel nord Italia la seconda data dei Karnataka è stata decisamente più soddisfacente, ed era a Verona! È per questo che chi abita nella capitale sa che se vuole mantenere viva la passione dovrà prendere spesso il treno o l’autostrada verso, come minimo, Bologna. Tra l’altro il prezzo era abbordabilissimo e includeva una consumazione. Era venerdì, Roma, che avevate da fare di meglio? Se prendete l’autostrada perchè non prendere il Raccordo Anulare?
Shame on you!

Claudio “cj”Januario  

Setlist:

  1. Road To Cairo
  2. Poison Ivy
  3. TalkToMe
  4. Fairytale Lies
  5. Moment in Time
  6. Forsaken
  7. Twist of Fate
  8. Serpent And The Sea…
  9. Because Of You
  10. Dreamer
  11. Forbidden Dreams
  12. Borderline
  13. Secrets Of Angels
  14. Kashmir (Led Zeppelin cover)

KARNATAKA lineup:

  • Hayley Griffiths – Vocals
  • Ian Jones – Bass & Pedals
  • Enrico Pinna – Guitar & vocals
  • Cagri Tozluoglu – Keyboards
  • Jimmy Pallagrosi – Drums
 foto: Stefano Panaro