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“La mia musica è l’esigenza di metterci la faccia”: intervista a MustRow

E’ uscito lo scorso settembre “Male (dire)”, il primo singolo del nuovo album del giovane cantautore romano MustRow. All’anagrafe Fabio Garzia, classe 1982 e un amore incondizionato per la musica. Una passione che, fin dalla prima chitarra regalatagli dal padre e il vecchio mangianastri delle sua adolescenza, lo ha portato oggi a un progetto solista consolidato e in continua evoluzione, dopo aver calcato i più importanti palchi d’Italia e aver collaborato come musicista e compositore con numerosi artisti tra cui Noemi, Elisa, Rkomi, DJ Shablo, Marracash e Carl Brave.

Il brano è distribuito dalla Universal per Island su licenza Thaurus e proprio come il concept del nuovo album, riflette tutte le emozioni e le atmosfere di estrazione blues/ rock che contraddistinguono lo stile di MustRow.

Ho conosciuto l’artista in occasione del primo live di apertura della stagione musicale del Crash Roma e da allora ho continuato a seguirlo, incuriosita e affascinata da un progetto convincente e davvero interessante.

Cominciamo a parlare proprio del nuovo album: quali sono i tratti principali, sia a livello musicale che di concept? 

Musicalmente è un album rock che pur mantenendo l’approccio diretto e semplice di questo genere musicale vuole vivere in questa epoca, è la ricerca di un rock italiano che possa sentirsi a posto col suo passato ma anche col suo presente. Ci sono canzoni dure, potenti, ma anche Folk e intime, mi riassume come personalità musicale a tutto tondo, ho sempre avuto un certo grado di bipolarità e questo si riflette nella mia musica – racconta MustRow, e prosegue – Per quanto riguarda il “concept”, per esempio La canzone Male(dire) riassume sicuramente la duplice natura di ognuno di noi, quella morale e quella dell’istinto, ogni giorno della nostra vita affrontiamo questo scontro non sapendo mai realmente quale sia quella da seguire. È una critica che faccio a noi come società e moralità ma riconoscendo di farne parte anche io e quindi ponendomi alla pari.Questo nuovo album è sicuramente molto esplicito e diretto, volevo esprimere dei concetti in cui molti si possono riconoscere, è stato il principale motivo per cui l’ho scritto in italiano, volevo arrivare a chi vive quello che vivo io”.

Da dove nasce l’esigenza di affrontare queste tematiche di analisi e criticità della società moderna?

Ho sentito il bisogno di metterci la faccia, quando ero piccolo vivevo in un quartiere dove se eri diverso non avevi vita facile, l’odio ingiustificato per le idee diverse o per la cultura di origine sono sempre state cose che non riuscivo nè a capire nè ad accettare e vedere che negli anni queste cose invece di indebolirsi sono rispuntate più forti di prima mette in luce una constatazione importante, non si può più lasciar correre, non si può pensare che ciò che sta accadendo sia solo una cosa passeggera o generazione in alcuni casi. Dobbiamo cercare di combattere l’odio, ma prima di tutto l’indifferenza”

Tra connessioni, realtà virtuale, vita privata e realtà filtrata, qual è il tuo rapporto con i social?

Credo che siano un ottimo mezzo per metterci tutti in comunicazione in pochi secondi, danno molte possibilità di far conoscere un progetto che un tempo sarebbe rimasto chiuso in una cameretta. La cosa che però fa paura è la rapidità di ogni contenuto, hanno reso ogni cosa istantanea, ci hanno lentamente educati a non soffermarci realmente sulle informazioni, sulla musica, tutto deve essere breve e conciso perché non abbiamo tempo da perdere e vogliamo passare al prossimo post.

Molto spesso li usiamo per mostrare agli altri un’immagine di noi migliore, più interessante e siamo drogati di Like, controlliamo continuamente le notifiche per vedere quanti hanno apprezzato il nostro post, perché noi in quei 30 secondi dedicati a scrivere quelle 4 righe mentre siamo comodamente seduti sul divano, pensiamo di aver contribuito ad un mondo migliore e vogliamo essere apprezzati per questo“.

Quali ispirazioni a livello musicale ritroviamo in questo disco?

Le ispirazioni sono tantissime, dal rock dei Led Zeppelin ai Beatles, dai Black Keys a Barns Courtney, è un album alterntive Rock, ma in alcune canzoni ho mescolato le chitarre elettriche con i Bass della Trap, sarà un album molto contaminato“.

Rispetto al precedente “Sugar Baby”, sono più i tatti di continuità/ evoluzione oppure le divergenze? E in cosa, nello specifico?

Sicuramente un’evoluzione a livello sonoro perché per me ogni disco deve avere una crescita e qualche cambiamento, mostrare un’anima rinnovata che rinasce ogni volta, la principale divergenza ovviamente è quella della lingua, questo sarà il mio primo disco completamente in italiano“.