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La mostra al Colosseo “Pompei 79 d.C. Una storia romana” prorogata fino al 27 giugno foto

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    La mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” esibisce un’interessante esposizione di reperti antichi, inaugurata dal 9 febbraio, ultima curata dal defunto Mario Torelli, in esposizione al secondo ordine (secondo piano) del Colosseo è stata prorogata fino al 27 Giugno. Infatti, con le restrizioni per via dell’emergenza Covid-19, erano stati non molti i visitatori della mostra. Ora con la bella stagione, i vaccini e l’afflusso di turisti, si spera, che molti potranno visitarla come merita.

    Pompeii mostra

    Con questa mostra si è voluto ricostruire, con materiali di alto contenuto storico e di grande impatto visivo, il rapporto tra l’Urbe e la città di provincia, conosciuta per le sue statue raffinate e la sua eleganza sia nel passato, sia nel mondo contemporaneo.  La mostra ospita circa 100 opere selezionate per illustrare i legami tra Roma e la sua colonia più famosa, selezionate all’interno delle collezioni del MANN di Napoli, dell’Antiquarium di Pompei, del Museo Nazionale Romano e di altri siti distribuiti tra Lazio e Campania.

    Le origini più remote della città di Pompei vengono fatte risalire alle migrazioni degli abitanti dalle terre dell’Egeo discendenti dei Pelasgi che fondarono un insediamento alle pendici del Vesuvio, intorno all’VIII secolo a.C. dall’unione di questo insediamento con altri villaggi nasce Pompei. L’etimologia dell’origine del nome non è chiara ma potrebbe derivare da una teoria etimologica che il nome ricalchi un’impronta italica, dal termine “pumpe”, riferibile, a sua volta, ad una radice greca (pente) che vuol dire “cinque”, e riconducibile, probabilmente, alla formazione di Pompei mediante l’unione, appunto, di cinque villaggi”.

    L’antica Pompei fu sotto l’influenza greca tra VII e VI sec. a.C., cadde sotto l’egemonia etrusca tra VI e V sec. a.C. e di nuovo greca dal 474 al 425 a.C. circa, quando venne presa dai Sanniti, che la ricostruirono e ampliarono. Durante le guerre sannitiche subì un’incursione romana (310 a.C.), e dopo la vittoria romana divenne città alleata; e rimase fedele a Roma durante la seconda guerra punica. Tuttavia, l’alleanza fra Roma e Pompei non impedisce al centro vesuviano di investire parte delle nuove risorse per l’ammodernamento delle vecchie mura. Verso la fine del II secolo a.C. la città decide infatti di dotarsi di un sistema difensivo al passo coi tempi, aggiornato alle nuove esigenze estetiche di matrice ellenistica e in grado di reggere alle più moderne tecniche d’assedio. Monumentalizzare i propri margini significa per la città celebrare il suo nuovo status, raggiunto in quel breve lasso di tempo definito a giusto titolo il “secolo d’oro” di Pompei. Non sappiamo invece se dietro la decisione ci fu anche il sentore di quello che stava per accadere: nel 91 a.C. scoppia infatti la Guerra sociale, il terribile conflitto fra Roma e i suoi alleati italici che di lì a poco avrebbe insanguinato il cuore della Penisola Italica.

    Pompei, insorta durante la guerra sociale, fu assediata da Silla nell’89 a.C., e conquistata in seguito alla sconfitta italica a Nola; poco dopo ebbe la costituzione di colonia romana sotto il nome di “Colonia Cornelia Veneria”, nell’anno 80 a.C., fu in questo periodo che ricevette molti veterani di Silla.

    La mostra si apre partendo dall’origini dei rapporti tra Roma e Pompei che si schiudono con la seconda Guerra Sannitica e si concludono nel 79 d.C. con l’eruzione del Vesuvio che distrusse la vita della città ma ne preservò in modo unico il suo aspetto. Il rapporto tra l’Anfiteatro Flavio, meglio noto come il Colosseo, è emblematico, poiché esso nasceva proprio quando Pompei veniva distrutta.

    È dall’89 a.C. che si apre il percorso, infatti, la mostra si snoda per tre grandi sezioni che ripercorrono le diverse fasi storiche: la fase che rievoca la guerra, partendo dell’assedio romano dell’89 a.C. fino all’alleanza, la fase che commemora il periodo della colonia romana, il declino e la fine; l’esposizione intende rimarcare, attraverso testimonianze materiali, il ruolo della città vesuviana nella compagine storico-artistica dell’Impero Romano.

    Si mettono in rilievo i vari aspetti come i commerci che, fin dal periodo dell’alleanza con Roma, avranno importanza determinante. Infatti, l’area vesuviana gioca un ruolo di primo piano nell’enorme flusso di risorse che a partire dalla fine del III secolo a.C. invade l’Italia: famiglie di mercanti campani e pompeiani sono ben attestate nei principali snodi portuali del Mediterraneo. Da Carthago Nova (Cartagena), terminale nell’estremo Occidente del ricco distretto minerario spagnolo, al porto franco di Delo, collettore commerciale nel cuore dell’Egeo delle sterminate masse di schiavi generate dalle guerre in Oriente. Il traffico degli schiavi finisce per ammassare in Italia un’incredibile forza-lavoro, che sarà alla base di un vero e proprio boom della produzione agraria, incentrato su un nuovo modello di villa produttiva. Anche Pompei, con le sue fertili terre vulcaniche, partecipa all’assalto dato dal vino e dell’olio italici ai nuovi mercati. Non a caso, come riporta anche Strabone nella sua Geografia, Pompei rappresentava uno snodo importante fra l’entroterra e la costa, per la sua prossimità al fiume Sarno dove arrivavano e da cui partivano le merci”, e pertanto Strabone faceva derivare l’etimologia del nome Pompei dal verbo greco “pompo” che significa spedire, riferito appunto alla sua natura portuale di primo piano.

    Sotto l’imperatore Augusto Pompei partecipa pienamente a questo processo secondo i modelli politici dettati dal centro del potere, che prevedono l’omaggio dinastico di tutti i ceti sociali componenti il rigido sistema per classi che caratterizza la società romana. A Pompei, come a Roma, il linguaggio artistico augusteo è caratterizzato dal rigore classicistico, che penetra fin negli spazi della vita privata con un nuovo gusto decorativo (III Stile). Ad assicurare l’attuazione del programma augusteo in centri periferici come Pompei è l’aristocrazia locale “domi nobiles”, via via stabilizzatasi dopo la nascita della colonia sull’esempio della nobiltà romana.

    Nella mostra si può ammirare il famoso “affresco della rissa tra pompeiani e nocerini” che risale al 59 d.C., dando evidenza pittorica ad un evento storico annotato da Tacito. Lo storico, infatti, descrive come con i ludi dei gladiatori le tifoserie passarono ai cori dei tifosi, poi agli insulti e poi giunsero alle mani. La questione fu tale che l’imperatore Nerone portò la questione al cospetto del Senato romano che decretò la chiusura dell’anfiteatro pompeiano per 10 anni. Gli storici vedono oggi, in questo episodio, il primo esempio di “violenza negli stadi” della storia. Così Tacito scrive: “i convenuti ai ludi gladiatori banditi da quel Livineio Regolo, che ho già ricordato espulso dal senato, dapprima si scambiarono ingiurie con l’insolenza propria dei provinciali, poi passarono alle sassate, alla fine ricorsero alle armi, prevalendo i cittadini di Pompei, presso i quali si dava lo spettacolo. Furono perciò riportati a casa molti nocerini con il corpo mutilato per ferite, e in quella città parecchi fra i cittadini piansero la morte di figli e di genitori” (Tacito, Annales liber XIV, 17).

    Un bassorilievo interessante ci fornisce una “fotografia” del terremoto nel Foro di Pompei avvenuta il 5 febbraio di un anno imprecisato del regno di Nerone (62 o 63 d.C.) Pompei è sconvolta da un sisma tanto violento da svellere le statue del foro e inghiottire un intero gregge di seicento pecore (stando almeno a quanto ci dice Seneca). Nessun edificio ne esce indenne; la stessa ricostruzione sarà travagliata da un lungo sciame sismico e si protrarrà fino all’eruzione del 79 d.C. È possibile immaginare le prime risposte al disastro, anche alla luce di quanto ancora oggi avviene purtroppo nelle tante aree terremotate della Penisola.

    Con l’eruzione del 79 d.C. Pompei è pietrificata in un momento di ricostruzione architettonica, talaltro aveva ricevuto fondi da Roma per ricostruirsi, il Vesuvio sorprende una città intenta nello sforzo di riedificarsi ed uscire così da un periodo di decadenza.

    Emiliano Salvatore

     

     

     

     

     

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