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La più antica rappresentazione pittorica della natività

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Tutti conoscono l’immagine della Madonna con Bambino, siamo abituati a vedere molti dipinti  in molti stili ma la prima rappresentazione si trova nascosta sotto terra, all’interno di una cava, in una catacomba ubicata a Roma.

Le catacombe di Priscilla sono situate sulla via Salaria e prendono nome dalla matrona romana Priscilla della famiglia degli Acilii che donò il terreno con le relative cave di pozzolana dismesse, ai cristiani. Cosi la cava di pozzolana, ormai in abbandono, fu utilizzata come catacomba dal III secolo fino al V secolo d.C., periodo in cui, causa le invasioni barbariche, tutte le aree cimiteriali fuori le mura furono abbandonate, poiché insicure. La catacomba di Priscilla è stata a lungo dimenticata e riscoperta solo nel 1800 grazie a Gian Battista de Rossi che avviò i suoi studi a partire dal 1851, ma fu solo nel decennio 1880-1890 che furono intraprese nelle catacombe di Priscilla importanti campagne di scavo.

Re Magi

Re Magi

Queste catacombe sono profonde 35 metri e articolate su tre livelli, le catacombe ospitano circa 40 mila sepolture che si snodano in un dedalo di oltre 13 km di gallerie sotterrane.

Nella catacomba di Priscilla trovano sepoltura moltissimi pontefici e tanti martiri che vennero martirizzati soprattutto durante la persecuzione sotto l’imperatore Diocleziano, considerata l’ultima e più cruenta persecuzione contro i cristiani, perciò la catacomba di Priscilla era anche detta per la quantità di martiri sepolti, regina catacumbarum : infatti tra i papi sepolti in questa catacomba vi sono Marcellino(296-304),Marcello (308-309), Silvestro (314-335), Liberio(352-366), Siricio(384-399), Celestino (422-432), Virgilio (537-555).

Cappella greca

Cappella greca

Papa Silvestro è considerato il più rilevante tra i papi qui sepolti, in quanto è stato il papa della conversione di Costantino e della legalizzazione del cristianesimo attraverso l’editto di Milano del 312. Pertanto fu collocata sopra la catacomba la Basilica di san Silvestro papa, ridotta in rovina e poi ricostruita all’inizio del XX secolo e poi trasformata in un museo paleocristiano.

Stando agli studi archeologici e di restauro che hanno confermato, basandosi su i bolli dei laterizi,  si tratta di una miniera di pozzolana abbandonata, che i cristiani utilizzavano come cimitero, a partire dalla fine del II o inizio III secolo, come indicano i dati topografici, epigrafici, i bolli delle tegole usate per chiudere alcuni loculi, riferibili al periodo di Caracalla.

Fracitio Panis

Fracitio Panis

All’nterno di questa catacomba è possibile visitare molti capolavori di arte pittorica paleocristiana, famoso il cubiculo della Velatio  che ci mostra delle delicate pitture  dove si raffigura una donna velata nell’atto di pregare( che simboleggia l’anima della defunta) con dietro di ella i momenti salienti della sua vita: il matrimonio e la nascita di un figlio, essa nella preghiera fissa l’immagine del buon pastore. Tutt’intorno alla scena pittorica si trovano raffigurazioni del vecchio testamento.

La catacomba è famosa anche per la prima rappresentazione della Madonna con Bambino, la Virgo lactans, con il profeta Balaam ( o secondo alcuni Isaia) che indica una stella: la stella che annuncia la nascita del Redentore. Il profeta Baalam profetizzò: “una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele”(Num. 24,15-17). Quindi la presenza del profeta sta a indicare nel Bambino il Messia atteso per secoli. Secondo altri potrebbe trattarsi di Isaia stando alla profezia: “Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace.” (Isaia 9,5)

Virgo Lactans

Virgo Lactans

Nel 1992 un intervento di restauro sull’affresco “Madonna con bambino e profeta” ha permesso di dare una datazione riconducibile al 230 -240 confermandone l’antichità.

Proseguendo la visita  si va verso il nucleo più antico della catacomba infatti il nucleo primitivo della Catacomba di Priscilla è identificato nel cosiddetto Criptoportico, una struttura ipogea che faceva parte di una costruzione di proprietà degli Acilii: da qui si diramano gli estesi corridoi, sviluppati su due piani sovrapposti, che portarono questo cimitero cristiano a diventare, nel corso dei successivi secoli III e IV, uno dei più grandi di tutta Roma.

Nella zona del criptoportico si affaccia la cappella greca, chiamata cosi per via delle iscrizioni in greco: all’interno del cubicolo vi sono affreschi del vecchio testamento ma due sono le pitture di maggiore importanza la Fractio Panis allusione all’eucarestia e la più antica rappresentazione pittorica della Epifania , Cristo, Madonna e i Re Magi.

Proseguendo la visita si va in un ambiente detto ninfeo, chiamato così perché, per molto tempo, si considerava parte di una domus romana ma vi si trovano, al suo interno, altre tombe e cubiculi. Proseguendo si passa per l’ipogeo di Eva, una galleria a nichioni dove è stata riconosciuta l’immagine di Eva.  Dall’ipogeo di Eva si accede all’ipogeo degli Acilii, così denominato per la gran quantità di iscrizioni funerarie appartenute a questa famiglia e rinvenute nell’area in questione. Agli inizi del III secolo questa regione venne adibita a scopo funerario trasformando una cisterna e alcune gallerie idrauliche. L’ambiente ebbe le funzioni di triclinio funebre, con banconi in muratura simili a quelli della cappella greca. Successivamente, agli inizi del IV secolo, l’ipogeo venne foderato di marmo e decorato con mosaici sulla volta.

Chi erano gli Acillii ?

La catacomba di Priscilla, come detto,  prende il nome dalla Matrona romana Priscilla della famiglia degli Acilii. La Gens Acilia era una famiglia romana nata nel III secolo a.C e padrona di numerosi possedimenti a Roma e in Italia, anche la zona di Acilia, sita tra Roma ed Ostia, prende il nome da uno dei possedimenti di questa importante famiglia romana.

Sulla via Salaria, in superficie, si trova  una necropoli pagana, più antica del nucleo catacombale sottostante. A suffragare la toponomastica del luogo fu rinvenuta un’iscrizione che cita una Priscilla clarissima femina et Manius Acilius clarissimus vir, inoltre sono state ritrovate numerose epigrafi, databili tra il II-III sec., riconducibili sempre alla nobile famiglia degli Acilii.

La gens degli Acilii la si fa risalire a Gaio Acilio Glabrione, che fu questore nel 203 a.C. e tribuno della plebe nel 197 a.C.

Storici come Svetonio e Cassio Dione ci dicono che sotto l’imperatore Domiziano (81-96) Acilio Glabrione, un discendente del sopra citato, venne condannato per aderire a nuove teorie, forse da intendersi come un adesione alla fede cristiana intorno all’anno 97 d.C.

Emiliano Salvatore

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