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#LABIBLIOTECAINCONTRALALIBRERIA – “Sempre tornare”, l’ultimo libro della trilogia biografica di Daniele Mencarelli

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    Marco Guerra della libreria Pagina 348 e Raffaele Caiazza della Biblioteca Laurentina il 15 ottobre hanno dato il via, in uno spazio dedicato nel Centro Culturale Elsa Morante, a una nuova st`agione di incontri. Il primo ad aver inaugurato la serie è stato Daniele Mencarelli con il romanzo “Sempre tornare” (Mondadori, 2021), il suo ultimo lavoro che conclude la trilogia biografica.

    Daniele Mencarelli

    È l’estate del 1991, tre amici partono da Roma per andare in vacanza sulla costa romagnola. A pochi giorni dal loro arrivo hanno un litigio e Daniele, il protagonista, decide di tornare a Roma in autostop. Solo, sul ciglio della strada, e il sole di mezzogiorno a picco sulla testa, realizza di aver dimenticato nel marsupio dell’unico maggiorenne automunito con cui è arrivato in Romagna, soldi e documenti. Daniele non torna indietro, e con il suo dito e una valigia verde pisello di venti chili si spoglia di ogni certezza e inizia la sua avventura. Questa è la storia di un viaggio analogico, della scoperta dello stato di necessità assoluta, di un esercizio alla resistenza e all’esplorazione della natura umana.

    I suoi tre romanzi: “La casa degli sguardi” (Mondadori, 2018), premio Volponi, premio Severino Cesari opera prima, premio John Fante opera prima, affronta il tema della dipendenza; “Tutto chiede salvezza” (Mondadori, 2020), premio Strega Giovani, è un ritratto crudele della malattia psichiatrica. Di questo libro si sta già girando una serie che approderà presto su Netflix; e “Sempre tornare” (Mondadori, 2021), prende una svolta di registro più spensierata ma anche ferocemente disincantata. Diventerà un film di Paolo Genovese, con cui l’autore ha stretto un sodalizio artistico profondo. I tre libri di Daniele Mencarelli sono tre affreschi che raccontano «il peregrinare di un ragazzo che diventa uomo e cerca ovunque e chiunque, anche dentro esperienze spesso sbagliate. Io ho tentato nella mia vita» dice l’autore «di vivere spesso distante dalla mia natura e dagli interrogativi, e sono stati tutti periodi in cui mi sono fatto molto male perché o li vivo o nel momento in cui mi allontano da questi interrogativi è perché mi sto allontanando da me».

    Daniele Mencarelli nasce poeta. «La poesia è da sempre la lingua che più di tutti ha investigato la nostra natura, i grandi temi dell’esistenza». L’attenzione a questi temi, spiega, non proviene da una educazione religiosa «Vengo da una famiglia di sinistra, in cui le chiese sono frequentate, con grande parsimonia, per i funerali e i matrimoni, fuori e con la sigaretta in bocca». Però la sua natura e il suo modo di guardare alle cose, e la frequentazione delle lingue dei poeti, ha amplificato il suo sentire. «Io vivo per cercare, per domandare», senza retorica, e lo fa perché ha a cuore quello che vive «Questo è un po’ il mio limite: non riesco ad accontentarmi della dimensione del nulla o, se esiste il nulla, sono un di quegli individui a cui interessano poco gli idoli che l’uomo si crea, il successo».

    La scommessa di fondo della sua trilogia è stata quella di prendere i temi della poesia, quelli che finiscono sempre con un grande punto interrogativo, e offrirli al lettore perché la dimensione del nulla e la dimensione dell’interrogativo appartengono a tutti, «a tutti quelli» dice Daniele Mencarelli «che si dicono innamorati».

    Elena Martinelli

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