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Metti una sera d’estate a parlare dell’infanzia rimossa dall’agenda politica

Riaperto dopo anni di colpevole indifferenza istituzionale il centro culturale Elsa Morante, sito nel quartiere Laurentino 38, a Roma Sud, al confine con l’Eur quasi a segnare un crinale che divide la borghesia dai ceti molto più popolari. Certo il quartiere non è più quello che ci ricordano le cronache degli anni ’80 e che è noto come “I Ponti” per via delle strutture trasversali che, nella logica razionalista dell’architettura anni 70/80 per le soluzioni di edilizia economica e popolare, dovevano congiungere i due lati del quartiere che si stendevano come boschi di cemento lungo Via Govoni, uno stradone diviso in due assi viari con dei parcheggi al centro.

E’ l’occasione per un nobile tentativo di portare la cultura al di fuori degli schermi dei pc, dei tablet e degli smartphone in questo momento di tregua dalla crisi pandemica che tutti speriamo si rivelerà essere un po’ più di una semplice tregua.

Siamo stanchi e si vede.

Molto del merito va ad una libreria indipendente che insiste fisicamente su Viale Cesare Pavese e prende il nome dal numero civico di ubicazione, Pagina 348, il cui titolare Marco Guerra combatte da anni una battaglia che è sia economica che culturale. Economica perché le librerie hanno vita grama, culturale perché altrettanto gramo è il bilancio dei lettori italiani, figli malvisti di un popolo che ama assai poco la carta stampata e la lettura.

Nasce quindi questa rassegna, inquadrata nell’ambito dell’Estate Romana e che proseguirà fino circa a metà luglio con due appuntamenti settimanali in orario serale. Le informazioni potete trovarle sulle pagine facebook del centro culturale Elsa Morante e della libreria Pagina 348. Basta cercarle.

Ieri sera è stata l’occasione per conoscere il libro di una cronista politica di Repubblica, Annalisa Cuzzocrea, dedicato all’impatto del covid sull’infanzia e sull’adolescenza (“Che fine hanno fatto i bambini” Piemme Edizioni) un racconto corale che tocca direttamente ciò che è avvenuto da marzo 2020 ai più giovani ossia essere accantonati dalle istituzioni e come questo accadimento si sia dipanato in vari ambienti, con una particolare attenzione a quelle situazioni di difficoltà sociale ed economica che spesso coincidono con i luoghi di esclusione preferiti dalla geografia urbana, periferie difficili e carcere in primis.

La riflessione di Annalisa sul come l’Italia si sia dimenticata dei minori, relegandoli davanti a uno schermo (quando la famiglia se lo poteva permettere) e rendendoli destinatari, di fatto, di provvedimenti ancor più restrittivi di quelli toccati agli adulti (ad esempio non consentendo loro l’attività motoria all’aperto nelle fasi iniziali del lockdown del 2020) si apre poi ad una analisi più ampia sul pessimo rapporto che la politica ha con l’infanzia e con l’adolescenza e su quanto, nei fatti, l’Italia non sia, con le dovute e positive eccezioni, un paese per bambini.

Il discorso si riallaccia a un tema a me molto caro: quello della disgregazione della società italiana che va di pari passo alla crisi dei suoi corpi intermedi, partito, sindacato, famiglia e che ci ha regalato l’approccio umoralmente populista (come giustamente ha sottolineato l’autrice durante i suoi interventi) che rende la nostra classe dirigente totalmente incapace di programmare, essendo intenta ad inseguire ad horas gli umori della popolazione “virtuale”. Non di quella reale, si badi, perché già prima del lockdown vedere manifestazioni di massa che aggregassero centinaia di migliaia di persone su temi fondamentali era una possibilità di fatto esclusa proprio dal declinare della “partecipazione” del cittadino alla cosa pubblica.

Partecipazione che il grillismo militante non ha certo riesumato se non in una sua versione degenerata, quasi un doppleganger cattivo, fondata sull’inseguimento continuo del consenso momentaneo e che è poi il motivo per cui il m5s, al momento impegnato in un maldestro tentativo di istituzionalizzazione e radicamento elettorale, non potrà, col tempo, che trasformarsi in una riedizione delle oligarchie politiche dominanti che insistiamo ancora a chiamare “partiti” o sparire.

L’analisi di Annalisa ci porta poi a riflettere su una replicabilità degli schemi escludenti applicati ai minori durante la pandemia anche ad altri gruppi di persone: gli anziani, i disabili e coloro che li assistono (spesso donne).

Ci chiediamo, tolti bambini, adolescenti, anziani, donne che supportano i propri familiari ed i caregiver, che paese sia l’Italia. La risposta la potete ricavare per differenza e la lascio all’immaginazione del lettore.