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Palazzo Barberini, inaugurazione nuove sale con mostra ‘Tempo Barocco’

Roma – L’amore che trionfa o soccombe, la bellezza che da vanita’ si fa mancanza, il continuo passare delle stagioni, l’istante dell’azione. Tema sconfinato e indagato da sempre, il Tempo a Palazzo Barberini diventa protagonista e filo conduttore per raccontare il Barocco attraverso quaranta opere di grandi protagonisti, da Pietro da Cortona a Gian Lorenzo Bernini, da Domenichino a Anton Van Dyck e Guido Reni.

‘Tempo Barocco’ e’ il titolo dell’esposizione che sara’ aperta al pubblico da domani al 3 ottobre e che inaugura il nuovo spazio mostre delle Gallerie al piano terra del museo: otto sale per un totale di 750 metri quadrati completamente restaurati e rinnovati per un importo complessivo di 952.626 euro.

“Finalmente vediamo i risultati dell’ambizioso progetto iniziato nel 2017- ha detto la direttrice delle Galleria, Flaminia Gennari Santori- uno spazio culturale a disposizione dei cittadini dove si puo’ scoprire il Palazzo, la collezione permanente e le mostre come ‘Tempo Barocco’”.

Curata da Santori e da Francesca Cappelletti, l’esposizione, che vanta prestiti importanti, nasce con l’idea di “raccontare ed esplorare il momento in cui la riflessione sul tempo in eta’ barocca assume una dimensione diversa rispetto a quella che aveva avuto fino ad allora.”

“Non a caso- ha spiegato Santori- e’ anche il momento in cui la misurazione del tempo e la sua precisione con gli esperimenti di Galileo raggiunge livelli che non aveva mai avuto prima e che vede la produzione di straordinari orologi di grandissima precisione. Abbiamo scelto di presentarli in mostra per evidenziare come la dimensione allegorica e poetica da un lato e scientifica, dall’altro, fossero una accanto all’altra”.

Si parte dalla prima sezione, Il mito del Tempo, con un’opera dall’impatto fortissimo: Il tempo che taglia le ali all’amore, capolavoro di Van Dick davanti a cui si resta quasi atterriti. Rappresentato come un vecchio severo e inesorabile, il Tempo qui diventa fardello per le vite umane.

La sua figura viene pero’ recuperata dalla Verita’, altra allegoria molto presente in mostra e che l’arte barocca rappresenta come una donna giovane e sensuale, rivelata al mondo proprio da Chronos.

La seconda sezione sembra ribaltare il rapporto tra tempo e amore, con quest’ultimo che celebra il suo trionfo, per esempio, proprio in un orologio da tavolo. Al Tempo tra calcolo e allegoria e’ dedicata la terza sezione, dove trovano spazio Le quattro stagioni di Guido Reni, ma anche Il tempo sconfitto dalla speranza e dalla bellezza di Simon Vounet e l’Allegoria del tempo e della vita umana rappresentata da Guido Cagnacci come una giovane donna nuda con un fiore in una mano e nell’altra una clessidra. Teschi, orologi e frutti ammaccati sono i protagonisti della sezione Vanitas, le cui opere diventano monito per gli uomini e per la loro caducita’.

È invece l’ultima sezione, ‘Fermare il tempo, cogliere l’azione’ a raccontare la teatralita’ con cui gli artisti che lavoravano a Roma nel corso dei Seicento ritraevano l’istante dell’azione. Tra tutti, la grandissima tela Il ratto delle Sabine di Pietro da Cortona arrivata in prestito dai Musei Capitolini.