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RIOT V: UNA “RIVOLTA” EPOCALE AL COLONY

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Riot V - concerto Brescia 7 febbraio 2014_16Ormai il Circolo Colony in questa settimana è la mia seconda casa, tante le volte che sono venuto nel club di Brescia, e quello di venerdì 7 febbraio è stato, ancora una volta, un evento imperdibile. Siamo di fronte ad una leggenda, la storia dell’american metal: i Riot V. La band vede tra le sue file i restanti membri dei pionieri del metal Riot, che dopo la scomparsa nel 2012 del fondatore e leader Mark Reale, hanno deciso di proseguire il percorso musicale in suo onore per rendere così omaggio e mantenere vivi la musica e lo spirito della band americana. La “V” accanto al nome sta ad indicare che questo è il quinto capitolo della loro saga. Ricordo ancora quando nel lontano 1981, dopo i primi due album, per la verità al tempo un po’ sottovalutati, i Riot trovarono un posto nel mio cuore con l’album “Fire Down Under”, sicuramente da considerare un primordiale esempio di power metal: messo il disco sul piatto, la prima traccia “Sword And Tequila” mi atterrò con quell’attacco rabbioso di chitarra e mi conquistò.

Essere qui stasera è un dovere per ogni metallaro degno di tale nome, la mancanza di Reale non è accettabile come scusa, la nostra presenza è d’obbligo. In loro compagnia ci sono due band italiane: Battle Ram e Ryal. Sono proprio quest’ultimi a salire per primi sul palco. Provenienti dalla Sardegna, i cinque metallers fanno parte della My Graveyard Productions (etichetta nostrana, che promuove con successo numerosi ed interessanti gruppi heavy italiani) e sono autori di un epic metal di un certo spessore tecnico e valore. Devo essere sincero, non avevo mai ascoltato questa band (però in questo fine settimana recupererò molto, visto che poi li rivedrò sabato al Made in Hell Fest), ma siamo di fronte ad un five combo che mi ha favorevolmente colpito, inizialmente hanno avuto un approccio un po’ timido con il palco, complice anche il fatto che in quel momento c’era ancora poco pubblico, poi pian piano hanno preso fiducia e attirato l’attenzione dei presenti. Buona performance vocale di Giampiero Boi e pezzi come l’iniziale “God Of Mountains” o “Alliance” ne sono un esempio. Hanno presentato brani tratti dal loro primo album uscito recentemente (nel quale però le parti vocali non erano affidate a Giampiero), buoni anche i duetti chitarristici di Carlo Olla e Michael Crank e impeccabile la sezione ritmica di Nicola Piras al basso e la prorompente vitalità dell’incontenibile batterista Giacomo Macis, veramente un rullo compressore. Tra gli altri brani eseguiti hanno trovato spazio “Hand Of Glory”, “Empty Grave” e la finale “Bringer Of Doom”. Vediamo se sabato, rotto ormai il ghiaccio con il sottoscritto, sapranno confermare le mie impressioni. Tocca ora agli ascolani Battle Ram, una garanzia di classe assoluta, una delle punte di diamante, a mio avviso, della My Graveyard, che ho avuto il piacere di vedere e conoscere all’ultima edizione dell’Heavy Metal Night di Martinsicuro (Teramo) nel settembre scorso.

La personalità di questa band è innata, ottima la scelta di affiancarli ai Riot in questa occasione, il loro sound, come quello dei Ryal, è molto vicino a quello del metal anni ’80 made in Usa: epico, potente e di qualità. Sono arrivati qui con numerosi loro fan conterranei, che, nel corso dell’esibizione, li hanno caricati ed incitati con molta passione. L’opener “Burning Lives” fa subito capire di cosa sono capaci, i riff delle chitarre di Gianluca Silvi e Fabrizio Sgattoni sono come rasoiate taglienti, poi proseguono la loro opera letale con “The Stone” e “The Vow”. Franco Sgattoni fa sfoggio della sua estensione vocale, con così grande naturalezza, tanto da raggiungere note che sembrano superare la barriera del suono. Insomma questa sera mi sembrano ancor più particolarmente in palla, tanto che il batterista dei Riot Frank Gilchriest, non visto, li sta seguendo con ammirazione (alla fine farà loro i suoi sinceri complimenti). Come loro solito l’energia che mettono in ogni canzone esalta la platea, che li chiama spesso a gran voce. La propulsione della batteria di Giuseppe “Peppone” Bracchi e del basso di Arnaldo Rosati sono un motore inarrestabile che macina chilomeri e chilometri di note. Molto apprezzato l’inserimento nella scaletta, tre le altre, di “Behind The Mask” e “Burn With Me”, ma soprattutto della cover “Angel Witch” (dell’omonimo storico gruppo inglese) con un grande assolo di Fabrizio che si è meritato una standing ovation. E dopo la micidiale “Battering Ram” c’è il tempo anche di una seconda magistrale cover, “Symphony Of Terror” dei Jag Panzer. I Battle Ram sono una certezza made in Italy.

Ed ora è il momento dei Riot V, il loro tour inizia proprio da qui, credo che anche loro provino un po’ di emozione vedendo da dietro le quinte il nostro entusiasmo che è già alle stelle, pronti a gustare ogni momento della loro esibizione. Sul palco, subito sotto la batteria, la custodia della chitarra di Mark Reale, col suo nome stampato sopra, a significare che lui è su quel palco, insieme a loro. Finalmente eccoli! Il delirio esplode nel Colony sulle prime note di “Narita”, brano tutto strumentale che serve ad introdurre “Fight Or Fall” con l’entrata in scena del singer Todd Michael Hall, una gran voce la sua, degna della tradizione della band. La setlist prosegue incalzante con “On Your Knees”, “Metal Soldiers”, “Johnny’s Back”, tutti brani che evidenziano una superiorità stratosferica rispetto a altri loro colleghi di livello internazionale. Dalla loro hanno un nuovo talento naturale, il chitarrista Nick Lee, chiamato per completare la line-up in questo tour; anche se giovanissimo (non era nemmeno nato quando io alla sua età ascoltavo i Riot), con estrema padronanza dello strumento, arricchisce i fraseggi della sua sei corde con virtuosismi iper-tecnici. Si torna giovani al suono delle note di “Hard Lovin’ Man”, ma soprattutto con “Fire Down Under” si raggiunge l’apoteosi, un brano inossidabile. Il lavoro al basso del simpatico Don Van Stavern è incessante, ma è il drumming del possente Frank Gilchriest quello che più impressiona, i colpi inferti alla sua batteria, tuonano come tamburi di guerra, uno schiacciasassi senza freno (non per niente gruppi come i Virgin Steele e Liege Lord hanno usufruito dei suoi servigi). Più volte Todd si erge sulle transenne che lo dividono dalla platea, mettendo in mostra la sua prestanza fisica (per la gioia delle ragazze che sono lì sotto), per far cantare tutti e raccogliere il nostro abbraccio affettuoso.

Il tempo sembra essersi fermato agli anni ’80, la scaletta propone, tra le tante, canzoni come “Angel Eyes”, “Altar Of The King” ripercorrendo la trentennale carriera dei Riot. Alla nostra sinistra c’è Mike Flyntz (chitarra) che ha condiviso a lungo quest’avventura con Mark Reale e ora lo abbiamo proprio qui di fronte a pochi centimetri. Alzando una bottiglia di tequila Todd si appresta a rievocare ancora una volta il loro mito: è il momento dell’indimenticabile “Swords And Tequila”. La band lascia il palco, ma è richiamata a gran voce dai numerosi fan accorsi qui e loro non ci deludono, tornano e ringraziano alla loro maniera, semplicemente suonando. E così il bis finale con “Warrior” prima e subito dopo con “Thundersteel” sono la migliore conclusione di uno spettacolo memorabile. Anche Mark da lassù avrà applaudito i suoi compagni dopo aver ascoltato con piacere, questa volta da spettatore, la cosa che lo ha accompagnato per oltre trent’anni: la sua musica. Al termine dello show, i Riot V hanno ringraziato i loro fan presenti qui con un meet & greet particolarmente suggestivo.

E nuovamente grazie allo staff del Colony, ma soprattutto a Giuliano Mazzardi ed alla MGP che con il loro enorme lavoro hanno realizzato questo sogno facendoci rivivere, una volta di più, la passione per l’heavy metal di classe.

(Rockberto Manenti)

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