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The Hateful Eight – Recensione

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Quentin Tarantino torna nel Western per la sua ottava opera, diversa ma somigliante per alcuni aspetti alle sue precedenti pellicole e proiettato a Cinecittà in uno spettacolare Ultra Panavision 70mm.

Siamo in un gelido e nevoso Wyoming, poco dopo la fine della guerra civile americana e il cacciatore di taglie John Ruth “Il Boia” sta trasportando un’assassina con una taglia da 10.000 dollari sulla testa verso la cittadina di Red Rock perché venga condannata; sulla strada però incontrerà ben due “imprevisti”, entrambi in cerca di riparo dopo la morte dei rispettivi cavalli troveranno più o meno a fatica un posto sulla carrozza di John Ruth ma con la tempesta alle calcagna i quattro saranno costretti a fermarsi per qualche giorno all’emporio di Minnie dove faranno la conoscenza di altri quattro eccentrici personaggi per una convivenza forzata che porterà alla luce la vera storia di ognuno.

Tarantino torna al Western ma solo per quanto riguarda il contesto, perché questo suo ottavo lavoro poco ha a che vedere con il genere Western ma si muove piuttosto su una sceneggiatura quasi teatrale che potrebbe persino arrivare a degli aspetti da horror splatter (ovviamente!). The Hateful Eight è per molti aspetti una rivisitazione dell’esordio di Tarantino nel mondo dei lungometraggi, Le Iene, e proprio paragonando i due film risulta evidente un grosso problema di questa sua ultima fatica: la durata.

Se infatti Le Iene con un concetto simile alla base della sceneggiatura si reggeva perfettamente sui suoi 99 minuti, The Hateful Eight fatica nei suoi decisamente eccessivi 187 minuti che approfondiscono certo ogni personaggio anche nei piccoli dettagli, ma rendono faticosa e lenta la visione per lo spettatore che prosegue perché curioso di sapere come la storia andrà a finire ma purtroppo senza un coinvolgimento attivo palesando il secondo difetto del film: la mancanza di un personaggio da tifare, non necessariamente un eroe, o di un messaggio alla fine del film lo riduce più che altro a mostrare e raccontare qualcosa “solo” per il piacere di farlo.

Tutto molto bello e deliziosamente impacchettato dall’ansiogena colonna sonora del maestro Morricone ma un po’ poco anche perché per ambientazioni, costumi e vicinanza storica viene automatico confrontarlo con il suo settimo lungometraggio: Django Unchained, un film di tutt’altra caratura sotto ogni punto di vista.

Tarantino sembra aver voluto dare sfogo alla sua voglia di violenza gratuita e fine a se stessa, in un film eccessivamente cattivo, privo di personaggi anche vagamente positivi e basato sugli otto protagonisti forse fin troppo odiosi.

 

Voto: 6,5

(Luca Silvestri)

Anno: 2016

Durata: 187 minuti

Regia: Quentin Tarantino

Sceneggiatura: Quentin Tarantino

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