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Torna ‘Fuorinorma’, la via sperimentale del cinema italiano: dal 28 al 31 agosto a l’Isola di Roma

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Roma – Dal 28 al 31 agosto si svolgerà la nuova tappa della manifestazione cinematografica itinerante “Fuorinorma”, seconda edizione dopo le oltre 100 proiezioni romane dell’autunno scorso. Il luogo di proiezione che tutti i romani riconoscono come cuore pulsante di idea cinema dell’Estate Romana sarà L’Isola di Roma, XXIV edizione del Festival L’Isola del Cinema, diretto da Giorgio Ginori e in programma sull’Isola Tiberina fino al 2 settembre.

I film in programma verranno proiettati ad ingresso libero al Cinelab e nello Spazio Young. La manifestazione è curata da Adriano Aprà e dall’Associazione FUORINORMA. Per la prima volta verranno, inoltre, presentati corti e brevissimi lavori di videoartisti e videoperformers nella sezione curata da Bruno Di Marino e Francesca Fini.

La rassegna a “L’Isola di Roma” è parte del programma estivo di quello che si potrebbe definire “festival espanso” e che si pone come obiettivo la promozione del cinema italiano degli anni recenti (2006-2018) mettendo in comunicazione autori indipendenti con sale indipendenti e proponendo 60 opere (lo scorso anno erano 20) in circa 15 sale romane a partire dall’1 marzo al 15 dicembre 2018 alla presenza di autori, collaboratori, critici.
La manifestazione sta raccogliendo adesioni importanti presso sale e festival italiani e stranieri e riprenderà a Roma  dal prossimo ottobre, dopo la programmazione estiva che ha coinvolto le Biblioteche di Roma, Apollo 11, la Casa internazionale delle Donne ed ora L’Isola del Cinema.

La linea dominante negli anni 2000, nel cinema di finzione, nel documentario, nell’avanguardia propriamente detta, dal punto di vista della qualità innovativa – se ancora crediamo, nel valore dell’estetica –, è quella di una via neosperimentale del cinema italiano. Essa non ha nulla a che vedere, se non storicamente, con l’avanguardia italiana degli anni ‘60-‘70. Nasce da una crisi creativa del cinema narrativo e del documentario del reale. Fra il 2006 e il 2017 ecco una sorta di esplosione del neosperimentalismo, termine con il quale intendiamo definire film che sono basati su una ricerca estetica fuori del comune.

Sorge dall’insoddisfazione di molti autori nei confronti delle forme espressive stabilizzate. Esse mal si adattano al bisogno di creazione di contenuti e quindi di forme nuove. La sala, al cui accesso si inframettono produttori e distributori alieni alle novità, è ormai solo uno dei punti di visibilità. Si sono aggiunti il DVD e il web. E si sono aperti nuovi luoghi di proiezione non inquadrati nel sistema industriale, compresi i musei e le gallerie d’arte. Il digitale poi ha consentito di realizzare non solo opere a minor costo ma anche di metterne in pratica le specificità “pittoriche”.
Non si tratta più di fare l’elogio del marginale. Si tratta di constatare che il gran numero di film di lungometraggio – ai quali sarebbe giusto aggiungere quelli di cortometraggio – indica un movimento (se non ancora una “scuola”, perché ciascuno continua a operare per proprio conto, in isolamento, e perché non ci sono affinità stilistiche fra le varie opere) emerso soprattutto nell’ultimo decennio.

 

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