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Favola della domenica – Il bambino folletto

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C’era una volta un bambino di nome Lamberto che, in realtà, non era un bambino. Era stato un folletto e aveva vissuto innumerevoli anni sotto forma di spiritello dedito a molteplici attività.

Un bel giorno si era ritrovato sulla Terra in forma umana e la cosa lo aveva strabiliato.

Quante volte era passato vicino agli esseri umani! Li aveva sfiorati, veloce e invisibile. Ora era diventato uno di loro. Non riusciva a parlare bene tanta era l’abitudine di secoli a bisbigliare e si muoveva con difficoltà poiché la materia umana, per via della gravità terrestre, era molto pesante.

Ubbidendo al suo carattere vivace ed arguto e alla novità di ritrovarsi in una dimensione nuova, faceva molti scherzi a chiunque gli capitasse a tiro. Amava gli animali, le piante e le rocce ma non riusciva ad andare d’accordo con i suoi simili, soprattutto con i bambini della sua età.

All’epoca in cui era un folletto di nome Margioletto, gli erano stati molto simpatici. Ogni sera gli piaceva avvicinare quelli più piccoli, raccontare loro fiabe e, se tardavano a prendere sonno, cantare delle ninne-nanne. Ora invece li trovava insopportabili, specie quelli che lo prendevano in giro.

In realtà, Lamberto aveva portato, sulla Terra, un poco del suo aspetto precedente. Aveva capelli rossi, efelidi diffuse, occhi azzurri e orecchie all’insù. I compagni lo trovavano molto buffo. In questi frangenti, egli si chiudeva in se stesso meditando solenni vendette.

C’è da dire che il ragazzo si sentiva un po’ in prigione e riteneva incomprensibile il carattere degli uomini. D’altro canto possedeva un temperamento vulcanico, come tutti i suoi simili del mondo precedente e inventava mille giochi tumultuosi.

Sulla Terra era vissuto fin da piccolo con la zia Petunia che definire bisbetica è riduttivo. Molto dolce e affabile nei suoi confronti, sembrava avere un invincibile avversione per l’intero genere umano. Lamberto era convinto che anch’ella fosse stata, in altri tempi, un’abitante del mondo dei folletti.

Un mattino egli passeggiava sulla riva del mare, di fronte alla casa che la zia abitava d’estate. In un momento di solitudine in cui poteva sentire il rumore della natura e raccogliere conchiglie, venne raggiunto da un bambino più o meno della sua età che lo aggredì dicendo: “Stai prendendo tutte le mie conchiglie!”

“Non sono di nessuno” protestò con veemenza Lamberto e gli soffiò forte sulla faccia. L’altro, spaventato, corse dagli amici a chiedere aiuto. In quattro arrivarono sulla riva del mare e lo circondarono beffeggiando il suo aspetto e le strane orecchie all’insù. Lamberto fuggì nell’acqua e raggiunse in poche bracciate il mare aperto.

Sbollita l’ira, pensò che il miglior modo di agire era farsi amici quelli che lo provocavano, com’era tutto sommato nella sua natura di spiritello.

Tornò in spiaggia, sfoggiò un enorme sorriso e disse: “Questa è la conchiglia più bella che abbia mai trovato”. Mostrò un oggetto madreperlaceo a spirale di notevoli dimensioni. Si era ricordato che, secoli addietro, era passato in quella lingua di mare e aveva visto, sul fondo, gruppi di conchiglie meravigliose.

I ragazzi, stupefatti, si avvicinarono per ammirare più da vicino il bell’oggetto dai riflessi cangianti e si accorsero che il bambino che avevano sempre deriso, era simpatico e generoso. Tirarono a sorte su chi avrebbe ricevuto il dono e ringraziarono Lamberto che tornò verso casa felice e soddisfatto. Riferì alla zia l’accaduto.

“Quando ero un folletto anch’io non c’erano queste difficoltà di rapporti tra persona e persona” disse Petunia.

“Eri un folletto anche tu?”

“Ma certo! Sono stata resa umana proprio per prendermi cura di te.”

“Però non ti piacciono molto le persone, vero?”

“E’ vero.”

“Forse è per questo che sei un po’ bisbetica, zia.”

“Dici che sono bisbetica?” La zia si passò una mano sulla capigliatura a spirale. “..Forse hai ragione. Avevo un’amica, tempo fa, che mi aveva fatto riconciliare con gli umani, ma poi è partita e sono rimasta sola.”

“Devi essere più aperta, zia, frequentare gente, divertirti.”

“Ci proverò”.

Lamberto tornò sulla spiaggia, si unì al gruppo di ragazzi che in quel momento stavano giocando a pallone. Grazie alla sua agilità e destrezza, divenne ben presto il beniamino della compagnia.

La zia, da parte sua, cercò di fare conoscenza con qualche vicina di casa, ma con scarsi risultati. Essendo conosciuta come scostante e bizzarra, le donne declinarono qualsiasi invito.

Se avesse dato retta al suo carattere, la zia folletto avrebbe maggiormente mostrato verso di loro il suo scontento tirando il naso all’insù, ma si trattenne per riguardo a Lamberto.

Di solito, di prima mattina o all’imbrunire, si sedeva in riva al mare per godere dei tiepidi raggi di sole e per osservare i giochi dei ragazzi. In uno di quei momenti notò un bambino che, allontanatosi dalla spiaggia in canoa, non riusciva più a tornare indietro. C’erano onde che si increspavano sempre di più.

Senza pensarci due volte, Petunia s’immerse in mare e in poche bracciate, ricordando l’abilità e la leggerezza dei folletti, riportò a riva il bambino spaventato.

Quale non fu la gioia di tutte le mamme, le nonne e le zie delle casette sulla spiaggia quando si avvidero che la burbera donna aveva anch’essa un cuore e che era estremamente agile e pronta!

Si felicitarono con lei, l’abbracciarono e le offrirono ogni genere di doni. Lamberto ne fu felice e orgoglioso. Da quel giorno Petunia non fu più sola e, in compagnia, divenne così amabile e simpatica da essere imitata nel carattere, estroso e originale. Senza contare che tutte vollero adottare la sua foggia di capelli a spirale e il suo atteggiamento col naso all’insù.

Maria Rosaria Fortini

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