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Favola della domenica – Il bocciolo di rosa

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rosaUn giorno di maggio un bocciolo di rosa del colore dell’alba striata stava crogiolandosi al sole quando venne raggiunto da un’ape di discrete dimensioni.

“Ehi, lasciami in pace!”

“Io devo cibarmi del tuo nettare” protestò l’ape.

“Non vedi, scioccona, che non sono ancora sbocciato?”

“Che distratta! Scusa, tornerò tra qualche giorno.”

Il bocciolo si rilassò e si apprestò a godere degli ultimi raggi del sole di un magnifico pomeriggio. Stava quasi per addormentarsi quando fu svegliato da una forte vibrazione.

“Ehi!” urlò furibondo. “Chi fa tutto questo baccano?”

Si guardò intorno. A due passi dal suo stelo era piombato a terra uno strano essere bianco e giallo.

“Chi sei?” chiese.

“Sono un neonato.”

“Santa pazienza, non potevi atterrare più silenziosamente?”

“Vorrei vedere te, arrivare qui da Giove senza far rumore.”

“Da Giove!? …Come mai?”

“Sono stato catapultato qui dai miei genitori. Sono grandi scienziati e hanno pensato di farmi conoscere alcuni pianeti già da adesso per farmi una cultura.”

“Complimenti! Sei un ragazzo precoce.”

“Guarda.. so già camminare e conosco tutte le specie animali e vegetali che popolano il vostro pianeta. Tu, per esempio, sei una rosa.”

“Non ancora, non ancora, lo sarò tra qualche giorno… Sei un po’ giallino” osservò la rosa “e galleggi sul suolo invece di camminare. Non pesi niente?”

“No, sono piuttosto leggero.”

“Di che cosa ti nutri?” domandò il bocciolo preoccupato per la sua incolumità.

“Non ho bisogno di molto. Mi bastano le particelle della vostra atmosfera.”

“Meno male! A me, ti confesso, bastano e avanzano i ronzii delle mie api.”

“Vuoi venire con me a studiare il territorio?” propose il ragazzo gioviano.

“Per carità! Se mi togli dal mio terreno, vivo soltanto un paio di giorni.”

“Non ti preoccupare, prendo con me anche la zolla che ti contiene.”

“Allora accetto. A condizione, però, che mi riporti qui sano e salvo.”

“D’accordo.”

Detto questo, il ragazzo partì alla scoperta del pianeta Terra. A balzi e saltelloni, tenendo in mano il prezioso fardello, l’essere gassoso e cortese s’incamminò prima di tutto verso un corso d’acqua per bagnare la terra dov’era piantato il suo bocciolo.

“Sai” egli disse “è importante per me avere un amico e sono fortunato ad averti incontrato proprio al mio arrivo.”

“Ti ringrazio” rispose lusingato il fiore.

“Ora vorrei trovarne un altro..” aggiunse l’extraterrestre, “andiamo alla ricerca di un insetto?”

“Se aspetti un poco vedrai una moltitudine di api che ci inseguirà per farmi la corte.”

“Allora aspetterò.”

Nel suo moto veloce e leggero il ragazzo attraversò città e paesi confondendosi con il bagliore del sole oppure con lo sfolgorio del fulmine nella tempesta.

“Non hai paura di nulla?” osservò il bocciolo che stava aprendo uno ad uno i suoi rosei petali.

“Sono più veloce dei raggi del sole e delle saette nella pioggia.. Fermiamoci su questa montagna, sorellina. Vorrei riposare un momento.”

In un secondo i due amici arrivarono in una stretta vallata dove alcuni bambini giocavano nei pressi di una baita. Il gioviano si avvicinò, desideroso di fare conoscenza.

“7-8-9-2-8-5-0” disse. I ragazzi sospesero immediatamente i loro giochi e guardarono allibiti il nuovo venuto.

“7-8-9-2-8-5-0” ripeté il neonato.

“Che cosa dici?” gli domandò la rosa.

“Sto parlando a questi terrestri.”

“Non capiscono il tuo linguaggio fatto di numeri. Devi usare le parole.”

“Mi dispiace, non le conosco. Io so parlare solo con le piante e con gli animali.”

“Eccone uno!” strillò la rosa. “E’ un calabrone. Scappiamo, scappiamo!”

“Non ti agitare, gli parlerò io. Ehi, tu, non toccare la mia rosa.”

“Non sono qui per questo ma per parlare con te… bzzz. Ho sentito dire in giro che un bambino è caduto qui dallo spazio. Sei proprio tu?”
“Sicuro! Che cosa vuoi da me?”

“Vorrei sapere come si sta sugli altri pianeti.. bzzz.”

“Oh, molto bene. Prima di partire ho visto che su Giove si vive nella natura, tutta eterea, poi si studiano le stelle e si viaggia in tondo.”

“Che significa ‘si viaggia in tondo’.. bzzz..?”

“Come sto facendo io. Ho già visitato metà del vostro pianeta.”

“E’ facile per te. Sei capace di volare.. bzzz! Anch’io volo e sono leggero però mi sposto solo un poco di qua e di là.”

“Mi piace il vostro globo e vorrei rimanere, ma gli umani sono un po’ incomprensibili per me.”

“Sì, hai ragione.. bzzz. Loro non capiscono nulla del loro pianeta. Pensano di essere i padroni del mondo e di poterne fare tutto ciò che vogliono” disse il calabrone.

“Già, ho visto. Ci sono tante particelle inquinanti nell’atmosfera, nel mare, sulle montagne.”

“Gli uomini non sono come noi animali, o i fiori, che viviamo in armonia con il creato. Bzzz… io sono preoccupato..  Senti, ho un’idea. Non potresti aiutarci a rimettere le cose a posto?”

“Sì, volentieri” rispose il gioviano “dirò a mio padre di mandare qui degli esperti per purificare il cielo, l’aria e l’acqua del mare e dei fiumi.”

“Grazie, era questo che volevo sapere. Addio, non dimenticarci ..bzzz!”

“Che fortuna!” esclamò la rosa. “Il calabrone era così occupato a parlare con te che non si è accorto che sono già sbocciato.”

“Hai ragione, sei un’incantevole rosa. Ora ti riporto sul terreno da dove ti ho colto.. Penso che per me sia tempo di tornare a casa.”

“Grazie, ho fatto un viaggio interessantissimo!”

Ben presto il ragazzo  fece ritorno al luogo da dove era atterrato e ripiantò la rosa con la sua zolla: “Ciao. Sento che mio padre mi chiama.”

“Mi dispiace che devi lasciarci ma spero di rivederti. Buon viaggio!” esclamò con nostalgia la rosa.

Il ragazzo partì e la magnifica rosa vermiglia fu orgogliosa di essere presto circondata dai ronzii delle api e dei calabroni.

Maria Rosaria Fortini

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