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Favola della domenica – I cerchi arcani

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C’erano una volta dei campi di grano dove apparivano, durante le ore notturne, disegni misteriosi e affascinanti. Si chiamavano cerchi nel grano per la loro forma rotonda. Erano realizzati in maniera misteriosa. Chi si era trovato a osservare il fenomeno notturno, aveva notato delle luci spostarsi sul campo disegnando immagini sferiche.

L’enigma era stato discusso in più di un’occasione ma nessuno poteva garantire che si trattasse di fenomeni umani.

Una notte, mentre uno dei glifi si stava formando, due ragazzini si affacciarono alla finestra della loro camera perché avevano udito un ronzio particolare. Questo rumore accompagnava il movimento di alcune luci sospese in aria che si muovevano ritmicamente.

“Scendiamo a vedere” disse Hugo.

“Noo… Da qui si vede benissimo. Andremo domattina” protestò Antony.

“Da dove partiranno le luci?”

“Finora, nessuno lo sa e, con il buio, non potremmo scoprirlo neanche noi”.

La mattina presto i due ragazzi, senza fare colazione, si precipitarono sul campo dove il padre era già arrivato per osservare l’eccezionale fenomeno.

Percorsero il cerchio in lungo e largo. Videro che le spighe di grano erano piegate in modo innaturale ma non rotte, cosa che avrebbe permesso all’uomo di fare la raccolta in modo regolare.

Il disegno consisteva in cerchi concentrici grandi e piccoli, sistemati a spirale. Qualcuno, dall’alto, aveva già fotografato la formazione. Era suggestiva.

“Dici che sono stati loro?” sussurrò Hugo.

“Certo. Chi vuoi che sia stato?”

I due ragazzini avevano in precedenza visitato alcuni cerchi comparsi in campi vicini e si erano convinti che fossero di provenienza extraterrestre.

“Senti anche tu quello che sento io?” disse Antony.

“Non so. Che cosa senti?”

“Mi sento più intelligente”.

“Che miracolo! Ma che significa?”

“Significa che capisco le cose con più lucidità”.

“Fai un esempio”.

“Sai, il problema di matematica che cercavo di risolvere ieri… Mi è venuta improvvisamente in mente la soluzione”.

“Io invece continuo a sentire il suono che ha accompagnato la costruzione del disegno”.

“Ormai le luci se ne sono andate e i loro creatori tornati indietro”.

“Chissà, magari qui dentro ho l’udito potenziato a mille”.

In quel mentre si avvicinarono due ricercatori che commentarono tra loro: ‘Sì, è proprio questo il luogo dove si trovava Avalon, il regno di Re Artù’.

‘Accanto al triangolo di Stonehenge, Glanstonbury e Avebury”.

Hugo e Antony aguzzarono l’udito. Possibile? Ma la storia dei cavalieri della Tavola Rotonda non era soltanto una leggenda?

Perché le luci avrebbero scelto un luogo tanto leggendario per costruire i glifi?Forse era un modo per suggerire che le leggende a volte rispondono a verità. E dire che il loro campo si trovava proprio dove si erano distinti tanti nobili cavalieri fedeli al re più famoso della storia, cioè Re Artù.

Decisero che anch’essi si sarebbero distinti in qualche modo. Da quel giorno studiarono i cerchi di ogni campo con le loro peculiarità.

Scoprirono cheil disegno alla cui formazione avevano assistito era, come tutti gli altri, un simbolo che aveva molti significati. Prima di tutto, donava gioia allo sguardo poi conteneva la possibilità di guarire i malanni ponendo la sua figura sulla parte colpita; infine, rappresentava credenze di antiche civiltà.

Fecero le copie di ogni figura e ne fabbricarono medaglioni da donare a chi ne faceva richiesta per uso terapeutico.

“Che cosa hai trovato sui cavalieri della Tavola Rotonda?” chiese un giorno Antony a Hugo che da qualche ora stava sfogliando un ragguardevole tomo preso in prestito in biblioteca.

“Che i cavalieri giravano il mondo per riparare torti, difendere fanciulle e cercare il Santo Graal”.

“Per fare questo in tempi moderni dovremmo diventare magistrati, avvocati e santi”.

“Dato che siamo tanto appassionati della saga di re Artù, potremmo vivere le sue storie recitando; che ne dici?”

“Proporresti di formare una compagnia teatrale specializzata in vicende arturiane?”

“Perché no? Sicuramente avrà successo”.

Così i due ragazzi divennero attori e registi impersonando i cavalieri della Tavola Rotonda.

Furono seguiti e apprezzati da un nutrito pubblico appassionato delle gesta cavalleresche.

Inoltre, i due fratelli divennero famosi come esperti di glifi e di formazioni circolari comparsi dal nulla e di provenienza arcana.

Maria Rosaria Fortini

 

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