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Favola della domenica – I tre nonni

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C’erano una volta tre nonni che s’incontravano all’uscita della scuola dove i loro nipotini frequentavano la quarta elementare. Si conoscevano di vista.

Ciascun nonno prendeva il suo bambino per mano e si allontanava verso la casa dei loro genitori.

I tre personaggi, di una cinquantina d’anni, erano molto speciali.

Non essendosi mai rivolti la parola, non avevano rivelato l’uno all’altro le loro capacità straordinarie, ma ognuno di loro ne aveva una.

Erano come dei maghi. L’uno, con una folta chioma più bianca che nera e il carattere bonario, era capace di trasformare le cose cattive in buone; per esempio, se alle donne della sua casa la minestra o lo stufato veniva mal cotto o insipido, l’uomo lo tramutava in uno squisito manicaretto oppure, se un bambino lasciava cadere un oggetto, con mano invisibile lo sosteneva perché non si rompesse.

Il secondo nonno portava i capelli biondicci pettinati a spazzola; con gli occhi arguti, sapeva guardare oltre la superficie delle cose, cioè si accorgeva se in un golf  la lana era scadente o se in un bicchiere l’acqua era inquinata.

C’era poi nonna Robinia che amava starsene per proprio conto poiché era nel silenzio che le arrivavano suggerimenti su come piantare le rose nel suo giardino oppure su come far divertire la sua nipotina Guglielmina.

Ci fu un giorno in cui i tre nonni ebbero occasione di scambiare qualche parola. I loro bambini dovevano fare le prove di un saggio di danza a cui i loro genitori non potevano  presenziare. Si trovarono seduti vicini alle prime poltrone di una grande sala. Tutt’attorno c’erano addobbi e festoni colorati.

“Salve, io sono Robinia, ci conosciamo di vista” disse la donna con voce gradevole.

“Io sono Vinicio” si presentò sorridendo l’uomo di destra arruffando i capelli.

“Bentrovati, il mio nome è Riccardo” aggiunse il terzo, porgendo la mano agli altri due.

Sulla scena, c’erano alcune colonne a delimitare la zona in cui i bambini avrebbero dovuto danzare.

Robinia disse, sussultando: “Attenti, c’è il rischio che una delle colonne possa crollare…”

“Sì, lo vedo, è vuota all’interno…”  aggiunse Vinicio alzandosi per accorrere in fondo alla sala.

“Niente paura” lo fermò Riccardo “sistemo tutto io.” Con forza di concentrazione, l’uomo diede stabilità alla colonna perché non cadesse a terra investendo qualcuno dei bambini.

“Ora che conosciamo i nostri poteri, potremmo organizzare qualcosa di divertente” propose Robinia.

“Ottima idea” esclamò Vinicio “che cosa proponete?”

Si avvicinò il nipote di Riccardo di nome Gigi.

“Nonno, hai visto che una delle colonne della scena stava per cadere?” disse “sei stato tu a fermarla? Io ci ho provato ma non ci sono riuscito…”

I nonni si guardarono. Il bambino aveva indovinato i loro poteri.

Riccardo era alla ricerca di un’idea brillante da mettere in pratica, ma i tre nipoti avevano già ideato un piano. C’era, nello sgabuzzino della scuola di ballo, un grande baule colmo di travestimenti per i vari spettacoli che si succedevano di anno in anno. Guglielmina, Gigi e Marco, il nipote di Vinicio, avevano intenzione di prenderli in prestito per dare uno spettacolo di  beneficenza.

Conoscevano famiglie molto povere che non avevano la possibilità di far frequentare ai loro figli corsi magnifici come quello della danza; per dare un po’ di gioia anche ad altri, avevano escogitato quel piano.

Ne parlarono ai nonni. “Con la tua vista magica, vedrai quali sono i costumi più adatti per noi” disse Gigi a suo nonno.

“Tu, nonna” propose Guglielmina “sarai bravissima a indovinare quale sarà l’insegnante che ci permetterà di frugare nel baule.”

“E io” concluse Vinicio “controllerò che tutto vada per il meglio.”

I tre nonni erano entusiasti di poter usare i loro poteri per essere utili alla causa dei loro nipoti. Con lena, rovistarono con la mente nel baule, parlarono con la più gentile delle insegnanti; in conclusione, organizzarono uno spettacolo in cui decisero di partecipare di persona.

Insieme ai nipoti, ballarono il minuetto, il valzer e la polka, dopodiché si travestirono da maghi benefici e distribuirono ai bambini che assistevano alla rappresentazione dolci e vestiario. Alle loro mamme, dissero che si sarebbero occupati di loro anche durante i mesi seguenti.

Con la vista magica, videro di che cosa avevano bisogno. Con il pensiero, indovinarono che cosa passava nei loro cuori e con l’anima diedero tutta la disponibilità e l’amore di cui erano capaci. Dissero ai nipoti che, alla nascita, avevano ricevuto i loro poteri soltanto per condividerli con chi era meno fortunato e desiderava avere una vita dignitosa e divertente.

I tre bambini fecero di meglio. Poiché amavano l’arte e non avevano alcun pregiudizio, prepararono spettacoli da presentare ai loro genitori e al pubblico. Gli insegnanti furono così entusiasti della loro iniziativa, da lodarli e decorarli come ragazzi eccezionali per generosità e ingegno.

Maria Rosaria Fortini

 

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