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Favola della domenica – Il Clown

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C’era una volta un clown che rappresentava il suo spettacolo nello stesso Circo, da molti anni. Il Circo toccava città e paesi e una sera, la vigilia di Natale, il pagliaccio venne avvicinato, come gli capitava spesso, da un ragazzino.

Gianni attrasse la sua attenzione tirando una delle lunghe code del tait colorato che l’uomo indossava in scena.

“Che vuoi, ragazzino?”

“Come posso diventare un clown?”

“Non è facile spiegartelo in due parole e ora non ho tempo. Devo struccarmi e uscire”. L’uomo si allontanò.

Gianni lo seguì di nascosto e lo raggiunse nella roulotte accanto al tendone del Circo.

clown“Sei ancora qui? Nessuno ti sta aspettando?”

“No, sono venuto con mia cugina che sta parlando fuori con un ragazzo. Mi chiamo Gianni. Posso parlarti mentre ti spogli?”

“Va bene… vuoi sapere come si diventa clown? E’ il mestiere più difficile del mondo”.

“Mi stai prendendo in giro. E’ così facile fare gli scherzi che fai tu.”

“Ti sembra facile?” protestò il pagliaccio. “Allora, metti questo naso finto, i miei capelli di paglia e cerca di divertirmi”.

Il ragazzino, interdetto, indossò il naso rotondo e il berretto con la parrucca gialla ma, per quanto si sforzasse, riuscì soltanto a strappare un sorriso dalla faccia del clown.

“Sei convinto adesso che non è facile far ridere?”

“Hai ragione. Ora sarò serio e ascolterò tutti i tuoi consigli” promise Gianni.

“Tu vedi che sotto il cerone sono un uomo non più giovane. Ebbene, mi sono occorsi la metà dei miei anni per imparare il mestiere di clown”.

Il bambino, incredulo, osservava il volto che si indovinava sotto il trucco: “Io voglio farlo per divertirmi”.

“Anch’io mi diverto e faccio divertire, ma bisogna esserne capaci. Prima di tutto, devi imparare l’arte del mimo, poi a suonare uno strumento; infine, devi essere sicuro di far ridere”.

“Accipicchia! Tutte queste cose?”

“Certamente. Che studi fai adesso?”

“La prima media”.

“Ne hai di strada da fare! Però potresti cominciare a osservare i gesti dei pagliacci e il tempo preciso in cui fanno i loro scherzi. Ci vuole ritmo per essere dei comici.”

“Vado sempre al Circo quando viene nella mia città e ho visto tanti pagliacci, ma tu mi piaci più di tutti perché vai tra il pubblico e lo fai partecipare ai tuoi giochi. Non hai per caso bisogno di un aiutante?”

“Gianni!.. Gianni, dove ti sei cacciato?” gridò dall’esterno la voce di una ragazza.

“Eccomi!” rispose il ragazzino uscendo dalla roulotte. Poi, rivolto al compagno: “Posso parlarti ancora?”

“Sì, certo, domani sarò qui. E’ il giorno di Natale e lavoriamo tutti.”

“Verrò a vedervi di sicuro.”

‘Che strano’ pensava Gianni ‘per me diventare un clown è un sogno quasi impossibile, invece quell’uomo, che ha la fortuna di esserlo, non è entusiasta del mestiere che fa’.

Nei giorni seguenti, durante le vacanze natalizie, i due continuarono a parlare, più affabilmente il clown, con più confidenza il ragazzino e, ogni volta che Gianni indossava il buffo naso a patata, si sentiva più capace di attirare l’attenzione dell’artista.

“Sei portato per questo mestiere, devo ammetterlo” disse l’uomo dopo qualche giorno, guardando le facce comiche e le gag che il ragazzo si era esercitato ad eseguire.

“Mi alleno davanti allo specchio.. Allora, mi prendi come tuo aiutante?”

“Tra pochi giorni il Circo smonterà le tende e andremo in un altro paese. Torneremo da queste parti la prossima estate. Ci vedremo ancora e, se sarai più bravo di adesso, ti prenderò come aiutante. Sei contento?”

“Anche i miei genitori lavorano nel Circo; sono trapezisti. Ora si trovano in Francia e non vogliono che io faccia la loro stessa vita, sempre in giro per il mondo. Mi hanno lasciato da una zia e mia cugina”.

“E’ per questo che vuoi diventare un clown?”

“Sì, voglio fare loro una sorpresa”.

“Ti consiglio, in questo frattempo, di studiare molto e di imparare a suonare uno strumento. E’ necessario per riuscire ad essere quello che vuoi tu”.

Gianni seguì i consigli dell’amico e, per diversi mesi, si applicò seriamente, con lunghe soste davanti allo specchio, per diventare abile come il pagliaccio che aveva conosciuto durante le Feste di Natale. Metteva alla prova la sua bravura esibendosi con i compagni di scuola che ridevano di cuore alle sue espressioni comiche e ai suoi travestimenti.

Quando il Circo tornò nella sua cittadina, Gianni si affrettò a raggiungere il clown e gli diede un’esauriente dimostrazione delle sue capacità. Aveva imparato i primi accordi della fisarmonica, inventava ogni sorta di scherzi e si muoveva come un mimo.

“Sei migliorato, complimenti, Gianni! Questa sera parlerò con il direttore e gli dirò che, come mio aiutante, potrai presentarti al pubblico. Vieni domattina, proveremo insieme”.

Il ragazzo non era in sé dalla gioia. La notte non dormì per l’emozione e quando, la sera seguente, indossando un estroso costume, uscì sulla pista, rimase paralizzato dal terrore. Per fortuna il clown gli fece uno sgambetto e cominciò a tormentarlo finché Gianni non reagì alle provocazioni facendo capriole e saltellando come un canguro. Poi tirò fuori dal taschino una margherita piena d’acqua e spruzzò i bambini seduti in prima fila fingendo di disperarsi alle loro proteste.

L’amico pagliaccio era soddisfatto del suo aiutante e riprendeva piacere, con lui, a fare il mestiere che aveva scelto, ridendo dell’allegria dell’altro.

Continuarono così per molti giorni, divertendosi e strappando fragorosi applausi al pubblico.

Fu così che, quando tornarono dall’estero, i genitori di Gianni seppero che il loro figlio era sulla buona strada per diventare un clown e furono costretti ad accettare il fatto che anch’egli avrebbe trascorso la sua vita andando in giro per il mondo.

Maria Rosaria Fortini

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