RomaDailyNews - Il sito di informazione di Roma

Favola della domenica – Il dente merletto

Più informazioni su

C’era una volta un esercito di dentini composto da incisivi, canini, premolari e molari. Erano divisi in due squadriglie di diciotto elementi ciascuna.

Il loro comandante, una dentista di grido di nome Tea, dopo averli curati e ricomposti, li faceva marciare in fila regolare nel campo accanto al suo studio perché non perdessero smalto e vigore.

Oberata da molto lavoro, Tea era assistita da un folletto di nome Berto e da una fatina di nome Ditta.

Berto, abitualmente, usava macchine straordinarie per clonare i dentini delle squadriglie di Tea. Allo scopo, impastava e rimestava in grandi pentoloni materiali magici.

Alla fine, otteneva campioni uguali in tutto e per tutto agli originali.

Un giorno, dall’esercito dei dentini, mancò all’appello un magnifico premolare. Era il migliore della compagnia. Si chiamava Merletto.

Ditta partì alla sua ricerca. Per prima cosa, intervistò i suoi commilitoni i quali giurarono di non sapere dove si trovasse perché non si era confidato con nessuno di loro.

Ditta allora prese la bacchetta magica e la interrogò: “Magica bacchetta, dimmi, dove si trova il dente Merletto?”

La bacchetta rispose: “Devi dirigerti verso la dimora di Berto”.

Infatti Merletto aveva preso la sua decisione da solo e, nel suo vagabondare era giunto al laboratorio del folletto Berto. Guardò da un oblò. Vide lo spiritello clonatore intento a introdurre tre denti gemelli nella sua portentosa macchina riproduttrice. Dopo qualche sbuffo e sberleffo, fuoriuscirono tre denti perfetti di un biancore brillante.

“Ehilà!” lo chiamò dalla porta d’ingresso “sono io, Merletto. Sono fuggito dalla squadriglia di Tea ed ora eccomi qui”.

“Entra, entra, pure. Vieni ad ammirare il mio lavoro”.

Il premolare obbedì ignaro del fatto che Berto era, a volte, un po’ malignetto. Infatti, chiuse la porta a doppia mandata e fece accomodare il dentino fuggiasco sul suo divano.

Il vero scopo della sua gentilezza era quello di convincere il dentino a sottoporsi a un esperimento. Desiderava scoprire se, lasciato libero, un dente avrebbe cercato di tornare nella cavità dalla quale era stato divelto.

Introdusse Merletto in una delle sue macchine così, vivo e vegeto; lo frullò ben bene insieme a potenti pozioni magiche e azionò una leva. Poco dopo, la macchina lo restituì intero e nuovo di zecca. Non si trattava di un clone, di una copia, ma esattamente del dente originale tornato a nuova vita.

A questo punto, il premolare iniziò a lamentarsi: “Non voglio stare qui con te, voglio tornare nella bocca dei denti smaglianti della ragazza dalla quale un giorno sono partito”. Berto esultò, il suo esperimento aveva dato buon esito.

In quel mentre, si udì la voce di Ditta: “C’è nessuno? Vengo a cercare Merletto fuggito dallo studio di Tea giorni fa”.

“Entra, entra. Sei la benvenuta”. Berto fu felicissimo di essere raggiunto da tanta bellezza. Ditta  aveva la pelle di rosa e lo sguardo di velluto. Era la sua fata preferita e avrebbe voluto tenerla sempre con sé.

Merletto saltò giù dal divano e si rifugiò tra le braccia della fatina: “Riportami da dove sono venuto. Ho nostalgia della ragazza dalla quale mi hanno separato”.

Ditta inviò uno sguardo interrogativo al folletto: “Posso portarlo via?”

“E’ tutto a posto. Sono riuscito a risanare Merletto con un avveniristico procedimento. Ora è pronto per tornare indietro”.

Tolse il dentino dalle braccia di Ditta per salutarlo e, così facendo, diede a lei un bacio sulla guancia. La fatina si allontanò scandalizzata e prese il suo protetto per tornare insieme allo studio di Tea.

“Che cosa è accaduto a Merletto?” domandò la dentista. Quando vide un dente perfetto e venne a conoscenza della scoperta scientifica di Berto, chiamò la giovane donna sua proprietaria e si affrettò a reimpiantarlo nella sua dentatura.

Così tutti furono felici. Non fu più necessario far marciare squadriglie di denti da clonare.

Come Merletto, ciascuno fu rimesso a nuovo e posto poi nelle dentature di tutti gli infelici pazienti ai quali erano stati espiantati.

Con le eccezionali scoperte del folletto inventore, lo studio di Tea divenne famoso e la dottoressa la più ricca e stimata del paese.

Ditta, ormai socia del folletto, promise a Berto che avrebbe riflettuto sulla proposta di fidanzarsi con lui.

Maria Rosaria Fortini

 

Più informazioni su