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Favola della domenica – La bella Favilla

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C’era una volta una fanciulla dolce e gentile che suonava uno strumento musicale: il violino. Quando si esercitava, era circondata da tanti moscerini di tutte le dimensioni e i colori. I moscerini non erano una rarità. Si trovavano ovunque esistesse uno strumento musicale in azione. Accompagnavano, con il loro frinire, le tante note che uscivano dagli accordi degli archi, dei fiati, del pianoforte. Avevano una sensibilità finissima.

La madre di tutti i moscerini, di nome Favilla, era una fiamma sonora che brillava senza tregua e spargeva vibrazione e colore attorno a sé.

Un giorno riunì il popolo dei moscerini e le sue personali aiutanti: le scintille. Si sarebbe tenuto tra non molto, disse, un concerto con i migliori musicisti del mondo, provenienti da tutti i continenti. Era perciò essenziale mettere in opera le migliori facoltà di cui erano in possesso per infiammare ed accendere le capacità, i sentimenti e l’entusiasmo di ogni concertista.

Il ricavato di questo speciale concerto sarebbe servito ad aiutare le popolazioni colpite da carestie e catastrofi naturali.

Ciò che dava slancio ed entusiasmo al popolo di Favilla era proprio il fine di solidarietà che sapeva unire tutti gli uomini del mondo abolendo le differenze di classe, razza, religione e nazionalità. Poiché è risaputo che fra il cielo e la terra non esiste alcuna separazione, è così anche tra gli uomini e gli esseri di buona volontà, compresa Favilla e i suoi aiutanti i quali, con la loro musica, intendevano circondare di amore e passione tutti i musicisti.

Un giorno di primavera del 3.015, durante il famoso concerto mondiale, Favilla si innamorò di uno dei direttori d’orchestra, quando si rese conto che la musica da lui diretta la proiettava a miliardi di anni-luce dalla Terra e le vibrazioni da lui emesse facevano raggiungere ai moscerini il vuoto cosmico a velocità supersonica.

‘Che avrà quest’uomo di così eccezionale?’ si chiedeva Favilla che in nessun’altra occasione aveva provato una tale emozione.

Per uno strano caso, il cognome del direttore era: Ardore.

“Quale meravigliosa combinazione!” osservò Favilla. Una spirale di intenso suono come lei si sarebbe potuta sposare benissimo con un essere umano di nome ‘Ardore’.

Lo seguì, da quel giorno in poi, nelle sue occupazioni e nei vari spostamenti in giro per il mondo. Si accorse che l’oggetto del suo amore era un essere solitario. Rifuggiva da ogni occasione mondana e da amicizie femminili. Amava solo la compagnia della sua musica. ‘E’ proprio quello che fa per me’ pensò Favilla che era praticamente fatta di vibrazioni colorate. Decise di conquistarlo e il suo popolo di moscerini e scintille fu ben lieto di aiutarla.

La bionda Sara era un’allieva del direttore d’orchestra, in grado di vedere Favilla volteggiare intorno al suo insegnante e di intuirne il nome e i pensieri. Un giorno  gli parlò:

“Maestro, lei, quando dirige o insegna pianoforte e violino, ha un fuoco dietro di sé.”

“Lo credo bene, figliola, la musica infiamma e, come me, tanti altri musicisti.”

“E’ strano, ma vedo anche moscerini e scintille che girano intorno agli strumenti quando vengono suonati.”

Il direttore si fece più attento e curioso: “Il fuoco che vedi dietro di me, di che natura è?” le chiese.

“E’ una spirale che la circonda e l’avvolge.”

Ardore sentì un brivido percorrergli la schiena. Il fatto di essere un misantropo non significava che fosse insensibile ad un’attenzione tanto forte nei suoi riguardi.

Ne volle sapere di più. Si recò in biblioteca per cercare testi sull’argomento. Un tale autore antico riteneva che ogni opera che l’uomo intraprende è seguita e guidata da un’energia o da un gruppo di energie preposte a quell’evento.

Continuando a leggere, seppe che è possibile parlare con queste forme di energia personificate.

Senza rendersene conto, iniziò a dialogare con la sua scintilla sonora come se fosse una persona. Le parlava quando andava a dormire, quando suonava, quando era solo. La sentiva vicina soprattutto quando dirigeva un’orchestra. Avendo l’impressione di trovarsi in compagnia di qualcuno che lo guidava e amava, presto cambiò umore e divenne più socievole ed estroverso. Sara, con lui, imparò a suonare il violino da virtuosa.

Un bel giorno, l’uomo riuscì a parlare con Favilla. Furono gli sforzi delle aiutanti scintille e dei moscerini che realizzarono, con il colore e la vibrazione, il prodigioso evento.

Più precisamente, infiammarono i pensieri di Ardore verso la sua Favilla, poi evidenziarono i contorni di lei in modo da renderla visibile ad occhio umano. Solo i capelli non obbedirono ai loro sforzi. Rimasero di un bel rosso vivo contornati da lampi chiari.

Le scintille la vestirono con abiti neri che contrastavano con le emissioni colorate del corpo e le attribuirono mobilità al viso.

Una sera il direttore guardava le volute di fuoco del caminetto suonando il pianoforte quando, all’improvviso, vide la forma di una donna che gli sorrideva. “Sono Favilla” gli disse crepitando.

“Cara amica!” esclamò  Ardore al volto luminoso. “Finalmente posso vederti.”

“Sono sempre intorno a te. Abbiamo le stesse passioni” sussurrò la fiamma sonora.

“Ti amo e voglio sposarti” le disse il direttore  con passione.

“E’ quello che desidero anch’io”. Favilla emise un acuto così alto che il direttore temette di esserne travolto. Ardore la baciò, attento a non scottarsi al fuoco improvviso.

Poco tempo dopo, Sara assistette alle stravaganti nozze dei due innamorati durante le quali suonò un’aria di Mozart. Fu felice di vedere quanto ardore univa i due sposi i quali, da quel giorno, vissero più uniti che mai e Favilla fu, per il suo direttore, sempre visibile e amata.

Maria Rosaria Fortini

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