Favola della domenica – La campana

Sul campanile di un’antica abbazia cistercense, era appesa una campana.

Com’era suo dovere, avvertiva i fedeli che, poco dopo, si sarebbe svolta, all’interno della costruzione sacra, una funzione.

I fedeli si avviavano, all’ora stabilita, verso il severo portone, in ordine sparso o, nei giorni festivi, a gruppi e a frotte.

Non erano, quelli attuali, gli anni adatti per una numerosa affluenza ai riti sacri, pensava la campana, poiché si viveva in un’epoca frettolosa e distratta.

Essa, avendo qualche secolo sulle spalle, ricordava tempi in cui non bastavano i tanti prelati ad accogliere la moltitudine dei credenti venuti ad assistere alle funzioni.

C’era un vecchio organo, nella navata centrale, che scambiava con la campana tali considerazioni. Anch’esso era stato restaurato molte volte nel corso degli anni e lavorava intensamente soltanto in occasione della Pasqua e del Natale.

I due antichi strumenti svolgevano il loro compito con molta passione e speravano che prima o poi avrebbero attirato numerosidevoti con i loro inviti sonori.I dieci monaci che abitavano accanto all’abbazia intonavano inni suggestivi in occasione di ogni appuntamento religioso.

Una ragazza di nome Luisella, attirata da tali canti, raggiungeva spesso la chiesa per ascoltarli: la domenica, nell’ora serale di compieta e ai vespri.

Avrebbe voluto partecipare con la sua voce ad ogni occasione sacra ma non sapeva se, come ragazza, avrebbe potuto cantare insieme ai monaci.Un giorno ne avvicinò uno. “Vorrei cantare con voi” gli disse.

“Niente di più facile! C’è un maestro di canto che insegna a chiunque abbia intenzione di partecipare al nostro coro”.

Con trepidazione, Luisella fece conoscenza con l’insegnante di musica.Egli la invitò ad unirsi ad altri cantori. Ebbe inizio una lezione teorica e pratica a cui tutti intervennero attivamente.

“E’ necessario conoscere la musica per far parte del coro?” domandò Luisella.

“Non è necessario. Io do delle indicazioni per poter leggere le chiavi e le note che nel canto gregoriano sono molto semplici”.

Luisella ascoltava e le si allargava il cuore. Da molto tempo desiderava poter cantare melodie antiche ma per il momento le sue labbra rimanevano chiuse. Le sarebbe occorso molto esercizio per fare l’orecchio a quel particolare canto.

Quando uscì dall’abbazia era l’imbrunire. Nel silenzio della via sentì una voce: “Sono la campana cistercense, sono contenta della tua decisione di unirti agli altri cantori”.Luisella si voltò e vide, in cima al campanile, la campana che dondolava ritmicamente.‘Avrò avuto un’allucinazione’ pensò.

Nei giorni seguenti, percorrendo il tranquillo viale, la vedeva muoversi al suo passaggio. Di nuovo sentì la sua voce: “Quando saprai cantare bene, Luisella?”

“Chi sei?” esclamò la ragazza volgendosi verso il campanile.

“Te l’ho detto. Sono l’amica cistercense che è impaziente di ascoltare il tuo canto”.

“Per quale motivo?”

“Penso che hai un tipo di voce che attirerà molti fedeli verso questa chiesa”.

Luisella continuò a prendere le sue lezioni, abituata ormai a scambiare frasi con la campana.

Un giorno Ugo, un amico di corso che l’accompagnava, credette che parlasse da sola.

“Non ti meravigliare” disse Luisella. “Quando percorro questo viale, ho l’impressione che qualcuno mi parli e io rispondo”.

“Di chi può trattarsi?”

“E’ la campana cistercense”.

“Che cosa vi dite?”

“Le racconto i progressi compiuti con il canto gregoriano”.

“Ti dà dei consigli?”

“Soprattutto incoraggiamenti”.

“Anch’io vorrei avere una voce sacra che m’incoraggiasse”.

Venne il giorno del saggio. Nell’abbazia, adombrata dalla luce del crepuscolo, erano riuniti i componenti del coro, i frati cantori e il maestro con un folto gruppo di ascoltatori.

Iniziarono ad intonare ‘Gaudete in Domino’, poi il ‘Te Deum’ e così via fino a che le voci si innalzarono all’unisono verso il rosone di fondo dell’antica costruzione.

Nell’intervallo, la campana iniziò a suonare energicamente. I frati si guardarono l’un l’altro. Chi stava armeggiando con la corda alla base del campanile? Uno di loro si mosse per un giro di controllo.

I fedeli erano estasiati. Oltre alle voci festose dei cantori ascoltavano con gioia anche le note argentine della campana. L’organo si unì alla compagna e al coro.

Quando il giovane prete tornò, disse che si era levato un forte vento che aveva fatto oscillare la campana. Gli altri accettarono la spiegazione come unica possibile e continuarono il concerto.

Luisella si sentì incoraggiata dall’entusiasmo e dalle note della sua amica. Alla fine, i fedeli applaudirono a lungo.

Ugo si complimentò con lei: “Hai cantato meravigliosamente! Sarai la solista del coro. Tutti vorranno venire in chiesa per sentire la tua voce angelica”.

Quando percorse, da sola, il viale per tornare a casa, le arrivarono le parole della campana: “Avevo ragione o no di incoraggiarti a cantare del tuo meglio?”

“Sì, ma non potrò dedicare molto tempo a questa occupazione. Avrò parecchio lavoro nei prossimi mesi come insegnante”.

“Vedrai che potrai!”

I frati, secondo la predizione della campana, le proposero di lavorare in una delle scuole religiose della loro comunità per darle la possibilità di dedicarsi al canto e, com’era desiderio di tutti, nei mesi seguenti, una moltitudine di fedeli calpestò il bel viale pieno di pace per rifugiarsi nelle armoniose mura dell’abbazia e accompagnare con la loro voce il canto gregoriano di Luisella e dei suoi amici.

Maria Rosaria Fortini