RomaDailyNews - Il sito di informazione di Roma

Favola della domenica – La caramella

Più informazioni su

C’era una volta un caramella di zucchero di colore arancio che amava molto la carta in cui era avvolta. Una carta soffice, trasparente, crocchiante. Per molto tempo se ne stette tranquilla insieme ad altre uguali a lei, di colore diverso. Si trovavano tutte in un sacchetto trasparente sistemato in una bella vetrina dove tanti bambini le ammiravano e le desideravano. Finalmente la mamma di Luigi accontentò il suo bambino e gliele comprò.

Luigi scartò l’involto, ne pescò una verde e la mangiò. A vedere la fine che aveva fatto una sua sorella, la caramella arancio, molto sveglia e intraprendente, cercò di sfuggire dalle mani vogliose che volevano pescare ancora e si nascose in fondo, proprio sotto a tutte le altre.

Avendo la proibizione della mamma di mangiarne ancora, Luigi mise il suo tesoro in tasca e aspettò di essere a casa per prenderlo e versare il suo contenuto in una scatola di latta. Nella confusione del trasferimento dal sacchetto alla scatola, il bonbon arancio riuscì a sfuggire alla pioggia di caramelle e cadde a terra con uno scarto improvviso. Millimetro dopo millimetro, non visto, si rifugiò sotto la poltrona del salotto.

Fino al giorno successivo tutto rimase tranquillo nella stanza fino a quando una donna munita di scopa e straccio per pavimenti non fece irruzione nell’ambiente. La caramella cominciò a tremare. Sapeva che cosa sarebbe successo. La stessa cosa che capitava nella pasticceria, e cioè che una donna non bene identificata avrebbe cominciato a smuovere mobili, infilare oggetti invadenti sotto le poltrone, passare stracci da spolvero dappertutto e strofinare ogni mattonella del pavimento con l’acqua.

Il bonbon pensò che la carta in cui era avvolto si sarebbe bagnata, senza considerare che l’avrebbero scoperto e, nella migliore delle ipotesi, appoggiato sopra agli altri sul tavolino di vetro per essere subito mangiato.

Desiderò di essere invisibile oppure di diventare di un materiale talmente disgustoso da essere immangiabile. Al contrario, desiderava di vivere a lungo e di godere dello spettacolo che una grande stanza come quella poteva offrire.

Ben presto, un rumoroso aggeggio venne introdotto sotto la poltrona per aspirare ogni cosa estranea che vi era depositata. Il bonbon si ripiegò su sé stesso e cercò di fare resistenza; nondimeno, venne spostato di vari centimetri dal suo nascondiglio fino a raggiungere il bordo del mobile dove si rese conto di poter essere visibile. In quel momento, Luigi entrò nella stanza. Cominciò a giocare con le caramelle poste nella scatola di latta. Posò gli occhi a terra e vide quella caduta. Cercò di prenderla  ma la donna lo rimproverò aspramente per la sua intrusione e lo cacciò via dalla camera prima che potesse farlo.

La caramella pensò che era venuto il momento di pensare alla propria incolumità. Aspettò che la donna delle pulizie uscisse per attirare l’attenzione delle sorelle che stavano dormendo nella scatola. Mosse e accartocciò la sua carta fino a produrre un sibilo. Una di quelle si riscosse e domandò chi fosse a fare un simile baccano. “Sono io, il bonbon all’arancio, non mi riconoscete?”

“Dove sei?” chiese qualcuna.

“Sono in terra, proprio sotto di voi.”

“Che cosa vuoi?” Ora tutte si erano svegliate e si muovevano per cercare di vedere la loro compagna caduta.

“Come mai ti trovi sul pavimento?” chiese lo stesso bonbon al limone che per molte settimane, al negozio, era stato il suo fedele vicino di sacchetto.

“L’ho fatto apposta, per impedire di essere mangiato. Non avete visto che cosa è successo alla nostra compagna verde? E’ stata ingoiata voracemente e così vorrebbe fare con noi quel ragazzino goloso che, se potesse, ci mangerebbe tutte in una volta.”

“Perché non vuoi essere mangiato?” chiese un bonbon alla fragola.

“Me lo chiedi? Voglio cercare di vivere a lungo per assistere alle meraviglie del mondo. Ci sono tante cose interessanti da osservare e da studiare. Se venissi mangiato, sarei solo una poltiglia da digerire in meno di un secondo.”

“Che cosa proponi?” chiese  il compagno al limone.

“Vorrei inventare qualcosa per impedire a quel ragazzino di mangiarci.”

“Forse dovremmo spaventarlo. Non si aspetta davvero che dei dolcini come noi possano prendere vita e ribellarsi.”

Fu così che, quando Luigi entrò nella sala per appropriarsi di nascosto di due o tre caramelle, queste cominciarono a fare un balletto e a muoversi come dotate di vita propria. Alla fine, formarono addirittura la figura di un bambino come lui. Il poveretto s’immobilizzò dalla paura e corse fuori piangendo, incapace di confessare alla mamma la sua disobbedienza, terrorizzato al pensiero che dei dolci fino allora innocui  potessero muoversi e formare una figura umana. Dal canto loro, le caramelle erano felicissime di ciò che erano riuscite a fare. Decisero di nascondersi dietro varie suppellettili e di sgattaiolare via quando la donna si fosse avvicinata con i suoi aggeggi di pulizia.

Il giorno dopo, Luigi entrò nella sala e vide che la scatola di latta era vuota. Preferì non dire niente, anche se si accorse che qualcosa di lucido e colorato faceva capolino dai vari oggetti sparsi qua e là sulla mobilia e sui tavolini.

Prese una grave decisione: non avrebbe più tentato di mangiare dolci in vita sua. Si procurò un vaso di vetro trasparente, vi depose le caramelle una ad una poi lo chiuse e lo sistemò nel vano della finestra, poiché aveva capito che i dolciumi avevano avuto, per incanto, il suo stesso desiderio, quello cioè di poter osservare la vita che si svolgeva attorno a loro e di goderne il più a lungo possibile. Pensò che fosse giusto dare anche a loro questa possibilità e s’impegnò ad impedire che chiunque, nel futuro, volesse pescare nel prezioso barattolo di vetro per cibarsi del suo dolce contenuto.

Maria Rosaria Fortini

 

Più informazioni su