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Favola della domenica – La lacrima

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C’era una volta una lacrima sgorgata dagli occhi di un bambino di nome Roberto. Il piccolo stava piangendo per esprimere il dispiacere di aver perduto il suo giocattolo più bello: un coniglietto di peluche.

Era inverno e nevicava. Roberto si trovava sulla soglia di casa sperando che qualcuno gli riportasse il prezioso giocattolo. La lacrima cadde sulla neve e si cristallizzò. Divenne ghiaccio. In quella forma, decise di partire per cercare il coniglio perduto. Il bambino non se n’accorse e mai avrebbe potuto immaginare che una cosa del genere potesse accadere.

Anche la lacrima fu sorpresa della facilità con cui poté attraversare strade e viottoli senza essere notata e senza sciogliersi in acqua. Si avvicinò ad una casetta ai margini del bosco. Fu attirata all’interno e capitò, sciolta dal calore dell’ambiente, sulla guancia di un ragazzino capriccioso che stava dando pugni sul tavolo. Urlava rivolto alla madre. La lacrima cercò di scappare dal tumulto del suo animo e si spostò sulla guancia della mamma che, invece, piangeva di gioia nel vedere suo figlio di nuovo sano e vigoroso, dopo un episodio di pericolosa malattia.

La mamma uscì a prendere legna per il caminetto. La lacrima cadde sulla via e si cristallizzò di nuovo. Aveva dato una rapida occhiata all’interno e non aveva visto pupazzi di peluche. Continuò perciò tranquilla il suo viaggio.

Passò un’autovettura. Dal finestrino aperto, si affacciò un bambino di circa sette anni che stava per piangere. Questa volta il dolore era dovuto ad una piccola ferita al ginocchio. Per consolarsi, teneva tra le mani un coniglietto di peluche. Anche se gli somigliava, non era quello perduto da Roberto. Afflitta, la lacrima pensò al modo migliore per portare a termine lo scopo che si era prefissata.

Pregò intensamente e chiese agli elementi della natura di aiutarla a rintracciare il giocattolo perduto dal primo bambino che aveva conosciuto nella sua vita e al quale era molto affezionata.

L’ambiente circostante le rispose: gli alberi, il vento, gli uccelli e i fiocchi di neve assicurarono che avrebbero fatto di tutto per farle trovare ciò che cercava.

Restò in attesa. Passò da quelle parti un guardiacaccia. Aveva il volto scuro e selvaggio, quasi feroce. Eppure si sentì attrarre verso di lui da un moto di profonda emozione. Si trovò tra le ciglia dure dell’uomo che stava piangendo perché un mucchio di neve gli aveva sepolto la casa e ferito il figlio. Ora stava correndo a cercare un dottore.

Scivolò sulla sua guancia e poi sul suo cuore con il desiderio di comunicargli calore e sollievo, poi cadde a terra tornando ad essere un cristallo.

Si chiedeva perché avesse incontrato il guardiacaccia. Il vento le rispose incoraggiandola a seguirlo, gli alberi le mormorarono di avere fiducia in loro e i fiocchi di neve segnarono una specie di solco dietro all’uomo. La lacrima lo imboccò, sicura che la natura le stesse indicando la strada giusta.

“Ehi, Martino!” chiamò qualcuno, “vieni, tuo figlio si è svegliato e sta bene.”

Immediatamente l’uomo fece dietro-front e corse con l’amico verso casa. “Bambino mio!” esclamò il guardiacaccia ricominciando a piangere.

“Papà, sto bene, ero solo svenuto” disse Alfredo mettendosi a sedere. Si abbracciarono con forza.

La lacrima, di nuovo sulle ciglia dell’uomo, vide che il bambino teneva tra le braccia un pupazzo di peluche. Era il coniglio di Roberto!

“Dove hai preso questo pupazzo?” domandò il padre ad Alfredo. Rispose l’amico: “Mentre soccorrevamo tuo figlio, ho notato qualcosa nella neve. Era questo coniglietto, perduto da qualcuno. L’ho raccolto, ho pensato che Alfredo ne sarebbe stato contento.”

“..Ma adesso bisognerà restituirlo” disse il ragazzino stringendolo di più a sé.

“Aspettiamo che tu guarisca” replicò suo padre, guardandolo con dolcezza.

“Ti lascio, vado a liberare la strada dalla neve” disse il guardiacaccia asciugandosi gli occhi.

Per fortuna la lacrima era scivolata sulla sua barba. Dopo poco, ricadde sul suolo gelato.

Il giorno seguente, Alfredo uscì all’aperto e depose il coniglio di peluche sulla staccionata dell’abitazione che lo aveva ospitato. Pensava che, chi l’aveva perso, sarebbe venuto a cercarlo proprio da quelle parti.

La lacrima non sapeva come dirlo a Roberto. Di nuovo la natura le venne in aiuto. Rispose al suo profondo desiderio. Il vento parlò con le nuvole, che si ritrassero. Smise di nevicare. Gli alberi parlarono con gli uccelli che si avvicinarono alle finestre di Roberto cinguettando.

Il bambino, vedendo il cielo limpido, ebbe voglia di uscire. I passerotti camminavano davanti a lui formando una traccia nella neve. Per gioco, egli la seguì. Arrivò dov’era la lacrima. Notò il peluche sulla staccionata. Con un grido di gioia lo afferrò e lo strinse al petto. “Finalmente ti ho ritrovato!” esclamò felice.

La lacrima si sentì attratta dai suoi occhi, che piangevano di sollievo.

Con un moto di gioia e di ringraziamento alla natura che l’aveva aiutata, bagnò il viso di Roberto e del peluche che teneva tra le braccia, partecipando alla loro grande emozione. Di vero cuore, si augurò di continuare di rimanere con loro per sempre per condividere la loro vita e la loro gioia.

Maria Rosaria Fortini

 

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