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Favola della domenica – La mammina folletto

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C’era una volta una mamma folletto che aveva tre bambini, un maschio e due femmine di nome Marvi, Rori e Luli.

Li aveva cresciuti da sola perché il loro padre si era ammalato ed era morto qualche tempo prima.

Vivevano tutti insieme in una casetta costruita sotto una foglia di vite e lavoravano e cantavano in allegria, specie quando i grappoli di uva che avevano curato e aiutato a crescere, arrivavano a maturazione.

Dopo la vendemmia, mamma Dodi decise di portare i suoi figli a fare un lungo viaggio per scoprire il mondo. I bambini le chiedevano spesso: ‘Esistono altri luoghi oltre alla vigna nella quale viviamo?’

Per questo si era decisa a intraprendere un viaggio sulle montagne. Si recò dal falegname del villaggio tra i vigneti e gli commissionò la costruzione di un carretto grande abbastanza da poter contenere quattro persone con le loro quattro valigie. Inoltre, informò il sindaco che sarebbero stati lontani per circa un mese.

Il sindaco regalò loro una sveglia, un lungo nastro colorato e delle caramelle, poi li salutò dicendo: “Vi serviranno durante il vostro soggiorno”. Mamma Dodi affidò il nastro a Marvi, le caramelle alle due figlie e tenne la sveglia per sé.

Armati di bagagli e di eccitazione, i quattro folletti iniziarono il viaggio che li avrebbe portati nel grande mondo sconosciuto. Dovettero transitare per le città degli uomini e l’avventura non fu per niente entusiasmante.

Gli umani non avevano idea che potesse esistere da qualche parte un popolo di minuscoli omini dotati anch’essi di intelligenza e di parola e, quando capitava loro di incontrarli, li evitavano accuratamente oppure li scacciavano in malo modo. Soltanto i bambini mostravano interesse e benevolenza nei loro confronti. Uno di loro disse: “Come siete carini. Come vi chiamate?” Essi risposero a monosillabi, impazienti di riprendere il viaggio in località deserte.

Finalmente arrivarono in montagna. Qui i prati si stendevano a dismisura, vi erano scroscianti corsi d’acqua e meravigliose erte su cui potersi arrampicare.

I ragazzi scesero velocemente dal mezzo di trasporto e iniziarono a scorrazzare giù per i campi.

La mammina nascose il carretto a ridosso di alcuni alberi e si unì anch’essa alla rumorosa compagnia.

Il sindaco aveva indicato alla famiglia un villaggio dove vivevano i folletti di montagna. Si trovava sotto un albero di melo. Dopo innumerevoli capriole e saltelli tra gli arbusti, la famigliola si recò a conoscere il popolo delle altitudini.

Vennero ricevuti dalle personalità del luogo e accompagnati al loro alloggio affacciato su un dirupo.   “Potrete conoscere il brivido del vuoto” disse il sindaco. “Solo così sentirete il vero spirito della montagna”. Li rifornirono di pane, torte e, naturalmente, succo di mele.

Nonostante lo spavento,i ragazzi disfecero i bagagli e, stanchi del lungo viaggio, si addormentarono.

La mattina successiva trovarono ad aspettarli un’intera comitiva di persone che li avrebbe accompagnati nelle gite e nelle arrampicate più caratteristiche.

I tre fratelli si legarono con il nastro colorato e seguirono i compagni montanari più esperti di loro.  Mamma Dodi fece amicizia con gli altri adulti e sembrava che si divertisse un mondo.

Un certo giorno, Marvi scivolò. Stavano guadando un torrente. Uno dei sassi bagnati su cui saltellavano, si mosse e Marvi si ritrovò nell’acqua. Batté la testa. Per poco, non trascinò con sé le sorelle: “Presto, presto, tiriamolo su” dissero concitatamente.

Marvi non dava segni di vita, aveva una piccola ferita sanguinante sulla tempia.

Il folletto montanaro che aveva nozioni di medicina tornò indietro dalla riva già raggiunta e si prese cura di lui: “Meno male che il nastro l’ha trattenuto. Avrebbe potuto essere trascinato via dalla corrente”.

La comitiva al completo tornò indietro trascinando con sé il ragazzo ferito e privo di sensi. Mamma Dodi si ricordò della sveglia affidatagli dal sindaco e la tirò fuori dallo zaino dove era riposta.

Si accostò a Marvi e azionò la suoneria all’ora precisa dell’incidente. Ne fuoriuscì una musica forte e stridente che diede al ragazzo una sferzata tale da risvegliarlo di colpo.

La compagnia ne fu felice. Marvi si riprese prontamente e continuò il cammino insieme agli altri.

Avvenne che, durante un’altra escursione, attraversando un prato, Rori e Luli avvertirono dei fastidiosi pruriti sulla pelle.

“Credo che mi abbia punto un insetto” disse Rori.

“Sì, anche a me. Era grande e molesto” continuò Luli.

Bagnarono i piedi in un ruscello, si strofinarono con delle foglie lenitive, ma non ne ebbero alcun giovamento. La pelle si gonfiava a dismisura. Neanche il folletto medico seppe trovare un rimedio efficace.“Ci vorrebbe uno sciroppo speciale di cui non sono in possesso” confessò mortificato.

La mammina folletto si ricordò delle caramelle: “Ragazze!Prendete subito le caramelle che ci ha dato il sindaco. Sono sicura che faranno effetto”.

Così fu. Appena gustati gli zuccherini, il prurito e il gonfiore scomparvero e le sorelle divennero di nuovo allegre e di buonumore.

“Il vostro sindaco prevede il futuro” commentò sollevato il medico montanaro.

“L’unica ragione del suo interessamento, è che è molto affezionato a me e ai miei figli” disse Dodi.

“Allora auguri! Vi promettiamo di venire al vostro paese sotto le foglie di vite quando ci sarà una magnifica festa di fidanzamento”.

Mamma Dodi arrossì e, allontanandosi dagli altri, compì un veloce girotondo insieme ai suoi figli, pensando con gioia all’entusiasmante futuro che li aspettava.

Maria Rosaria Fortini

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