Favola della domenica – L’aspirazione di Fulvio

C’era una volta un bambino che aveva un desiderio scritto fra le stelle. Molti erano i messaggi spediti nello spazio dagli esseri umani; tra questi, c’era il messaggio di Fulvio.

Un giorno, dal cielo, erano piombate sul suolo terrestre frammenti di stelle comete. Avevano l’aspetto solido e trasparente. Molti amatori comprarono telescopi e iniziarono a studiare l’enorme volta celeste. Scoprirono tante scie e luci non visibili a occhio nudo.

Di conseguenza, un gruppo di ricercatori decise di organizzare una spedizione per studiare da vicino i fenomeni cosmici.

Ne facevano parte un mago, un geologo, un astronomo, un fisico e vari altri scienziati accompagnati da diversi astronauti.

A bordo dell’astronave, costeggiarono i pianeti del sistema solare e giunsero dove viaggiano mille stelle comete.

“Papà” aveva detto Fulvio al padre geologo in partenza, “desidererei le fotografie della cometa più bella che incontri.”

Nello spazio, l’uomo cominciò a scattare foto a ripetizione.

Dopo un notevole lasso di tempo, l’astronave fece ritorno sulla Terra e ognuno sbarcò con il suo prezioso carico.

Il papà geologo portò con sé un pacco di fotografie. Fulvio si divertì ad esaminarle una ad una.

“Ti saranno necessari diversi mesi di lavoro” commentò l’uomo.

“Non ho fretta.” Il giovane cercava di decifrare qualche messaggio che venisse dallo spazio.

Volle parlare con il mago, compagno di viaggio del padre: “Hai notato qualche fenomeno straordinario quando eri lassù?”

“Certamente! Guardiamo le fotografie che hai con te. Potremmo lavorarci insieme.”

“Che cosa pensi di trovare?”

“Parole!”

“Come?!”

“Ma sì! Noi maghi siamo capaci di decifrare qualunque frase.”

“Hai decifrato parole?”

“Sì.. Servono solo dei filtri magici per vederle.”

“Fantastico! Non hai rivelato a nessuno la tua scoperta?”

“Devo prima approfondire la questione. Coraggio, esaminiamo le tue foto.”

Con lenti speciali e filtri prodigiosi, i due amici analizzarono ogni particolare apparentemente insignificante.

“Guarda che cos’è apparso nella prima fotografia!”

Il ragazzo esaminò la grande riproduzione con impazienza.

Da quello che, nel negativo, era sembrato uno spazio vuoto e buio, erano emerse queste parole: ‘E’ bello….’.

“Che cosa significa?” chiese il ragazzo.

“E’ l’inizio di una frase. Guardiamo le altre foto, forse troveremo il modo di completarla.”

Dopo un approfondito esame, apparve soltanto un’altra parola: “cantato.”

Il bambino era impaziente. Voleva conoscere la frase misteriosa, ma non sapeva come procedere.

Il lungo lavoro svolto aveva svelato altre cose interessanti. Si videro gocce d’acqua che si staccavano dalle comete e onde di fuoco che contornavano gli incandescenti corpi celesti.

“Voglio partire anch’io per il cosmo!” affermò Fulvio.

“Se ti accetteranno, nella prossima missione, andremo insieme” disse il mago.

Tanta fu l’insistenza del bambino, ritenuto ormai da tutti uno scienziato in erba, che ottenne il permesso di partire per la successiva esplorazione.

Fu necessario un anno di lunghi esercizi ed allenamenti per potersi muovere in assenza di gravità, poi Fulvio partì per il cielo infinito alla ricerca delle parole mancanti.

A metà viaggio, volle uscire dall’astronave per osservare lo spazio più da vicino.

Salì con il mago e un astronauta a bordo di un aeromobile e da lì, a velocità, perlustrarono una vasta aerea buia.

Fulvio scattò centinaia di fotografie e anche dall’astronave partivano flash potenti per rilevare qualsiasi corpo invisibile a occhio umano.

Al ritorno,  dall’apparecchio dei due studiosi, emersero altre parole.

Il messaggio compiuto fu: “E’ bello vivere in un mondo incantato.”

“E’ la mia aspirazione di sempre!” esclamò stupefatto Fulvio. “Come mai è scritta fra le stelle?”

“Può darsi che sia anche l’aspirazione di tutti gli esseri umani” affermò il mago.

“Ehilà, che cosa avete scoperto questa volta?” si informò il padre del ragazzo facendo capolino nel laboratorio.

“Papà, ti sembra possibile che nel cosmo ci sia scritto un desiderio a cui io ho sempre aspirato?”

“..E che questa sia anche  una preghiera di tutti gli uomini?” aggiunse il mago.

“Io sono un geologo e posso dirti che la Terra custodisce la memoria degli avvenimenti. Perché non può avvenire la stessa cosa per un desiderio che tu hai espresso al cielo silenziosamente?”

“Che cosa suggerisci?” chiese Fulvio mostrandogli le parole rinvenute.

“Suggerisco di diffondere nel mondo questa richiesta: ‘Vogliamo vivere in un mondo incantato’ in modo che tutti ripetano la frase nascosta tra le onde dell’Universo; chissà che non si avveri! Per quanto mi riguarda, non vedo l’ora di abitare in un mondo fatato!”

“Anch’io” affermò il mago pensando che già, con la sua professione, egli era di casa tra gli incantesimi.

“Diventeremo tutti dei maghi!” esclamò Fulvio all’unisono con suo padre, allettati all’idea di vivere felicemente, tra scienza e magia, in un auspicabile prossimo futuro.

Maria Rosaria Fortini