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Favola della domenica – Le margherite

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Oscar e Luisa abitavano in due case, l’una di fronte all’altra. In mezzo, c’era un giardino che le famiglie dei due bambini non avevano voluto dividere con uno steccato.

Dopo la scuola, i piccoli amici s’incontravano nel giardino per giocare. Si rincorrevano, ammiravano i fiori, andavano in altalena e in bicicletta sui sentieri di pietra.

Tra i cespugli che fiorivano in primavera, i bambini ne prediligevano due. Uno, più grande, di margherite bianche, l’altro, più piccolo, di margherite gialle. Alla loro base, a maggio, spuntavano papaveri rossi.

Il gioco preferito dei due amici era quello di cogliere le margherite e, dopo averne fatto tanti mazzolini, sfogliarle una ad una gareggiando tra loro a chi avesse fiori con più petali. Alla fine del gioco, il prato ai loro piedi diventava un tappeto bianco e giallo, profumatissimo.

margheriteUna volta un fiore parlò: “Non togliermi dal mio cespuglio”.

Oscar lasciò cadere con un grido i fiori che aveva in mano. Contemporaneamente, la corolla di un grande fiore bianco che Luisa stava per strappare dal suo stelo, si lamentò: “Lasciami vivere ancora un poco…” La bambina ritrasse la mano, spaventata.

“I fiori parlano!” esclamarono i due amici allibiti. Ebbero voglia di fuggire da quella stregoneria e dal loro amato giardino.

“E’ impossibile” affermò Luisa, riprendendosi. “I fiori non parlano.”

“Eppure io li ho sentiti” ribatté Oscar.

“Non sapete che anche noi abbiamo una voce e un carattere?” protestò la margherita gialla con fervore.

“Allora anche i papaveri intorno a voi ce l’hanno” disse Oscar.

“Sì ma, a differenza di loro, noi abbiamo avuto il permesso di parlare.”

“Davvero?.. Da chi lo avete avuto?”

“Dalle fate che vivono intorno ai nostri cespugli. Se cogliete tutti i fiori, non avranno più un posto in cui rifugiarsi.”

“Delle fate!?” – “Dove sono?” domandarono Luisa ed Oscar guardandosi intorno.

“Non sono molto visibili ai vostri occhi” disse la margherita con sussiego.

I bambini si chinarono per vedere meglio. Si accorsero che i papaveri rossi si muovevano come scossi dal vento. Accanto ai petali, e del colore dei loro pistilli, c’erano alcune creaturine che, spostandosi ritmicamente, producevano un armonioso fruscio. Erano così lievi e piccine da confondersi con qualsiasi specie d’insetto.

“..Ecco perché non le abbiamo mai notate” osservò Oscar.

“Sembrano tante coccinelle” esclamò Luisa cercando di afferrarne qualcuna al volo.

“Vado a prendere una lente d’ingrandimento” decise Oscar e corse via.

Tornò con una lente grande e spessa. Accostandola ai papaveri, i due amici riuscirono a vedere le fattezze ingrandite delle fate. Sembravano personcine tali e quali a loro. Luisa riuscì a prenderne una in mano. Aveva l’espressione del viso lievemente corrucciata.

“Mettimi giù! Non sono un giocattolo” disse con voce frusciante.

Luisa la lasciò immediatamente e la fata volò intorno al cespuglio di margherite bianche. Immediatamente, molte delle altre fecero altrettanto. Al loro passaggio, le corolle dei fiori divenivano più chiare, addirittura fosforescenti. Presero l’aspetto di perle levigate.

“Che meraviglia!” esclamò Luisa.

Oscar armeggiò di nuovo con la lente d’ingrandimento e vide una cosa interessantissima. Intorno ad una corolla gigante, le fatine facevano il girotondo cantando una canzone. Non una canzone qualsiasi bensì una filastrocca. Luisa si accostò alla lente per vedere meglio. Dal centro della margherita fuoriuscì una perla, bella, rotonda, lucida, quasi trasparente. Invisibile senza l’aiuto della lente.

“Ohh!” esclamò, incantata.

“Che cos’è?” chiese Oscar. Le fate alzarono le mani contenente la perla verso di loro e la porsero a Luisa che tese le sue. Vi posarono una gemma straordinaria,  per lucentezza e levità.

“E’ tua” disse Oscar, “è un dono per te.”

Emozionata, la bambina l’ammirò a lungo poi colse un filo d’erba e ve la depose con delicatezza. La coprì con le due estremità del filo e la nascose nella tasca della felpa.

“E’ un grande tesoro, un regalo delle fate per te” ripeté Oscar, “che ne farai?”

“Forse un ciondolo da portare al collo; che mi porti fortuna. Che ne dici?”

A queste parole, le fate si riunirono in consiglio all’interno di un papavero e discussero tra loro; poi si rivolsero ai due amici:

“Se ci promettete di non cogliere più fiori, vi doneremo tante di queste perle da poter formare una collana.” A Luisa brillarono gli occhi e, insieme ad Oscar, promise solennemente che non avrebbe colto più i fiori del giardino.

Le fate si diedero un gran da fare frusciando intorno ai fiori bianchi e gialli, intonando filastrocche e toccando con le mani fatate le corolle profumate, convincendole a donare i loro frutti di perla. Con le vesti fatte di foglie verdi e di petali variopinti, le avvolsero e le incantarono con i versi delle loro filastrocche. Si spostarono perfino sui boccioli di fresie appena aperti, piantate poco lontano. Uno sciame volante di esseri magici ne catturò il profumo e la fragranza.

Le perle sgorgarono una ad una dai petali delle margherite e Oscar ricordò che suo padre gli aveva spiegato una volta che il nome ‘margherita’, in greco, significa anche ‘perla’. Si ripromise di dirlo alla sua amica non appena avesse finito di riceverne da mani incantate e di coprirle con fili d’erba.

Subito dopo le fate si nascosero fuggendo verso la base dei cespugli, sotto i papaveri. “Vi vedremo ancora?” domandò Oscar.

“Sì” rispose una fatina affacciandosi da un petalo rosso, “poiché avete promesso di rispettare i fiori.”

Luisa tolse dalle tasche i doni preziosi e si accorse che erano diventati più solidi e visibili.

“Guarda, sono perle vere… Però, sono troppe per me” disse “prendine la metà. Le regalerai alla tua mamma. Ne farà anche lei una collana.”

“Che cosa le diremo?” disse Oscar ammirando gli oggetti cangianti.

“Che le abbiamo trovate tra i cespugli e che ce le hanno regalate le fate.” Quando la mamma di Oscar ascoltò questa storia, pensò che i due bambini possedevano una grande fantasia e che sapevano raccontare belle favole. Nonostante ciò, prese le perle e li abbracciò felice, ringraziandoli per il grande dono ricevuto.

Maria Rosaria Fortini

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